Giorgio Vigolo (Roma 1894 – ivi 1983) UNA POESIA “Notturnale” – Commento di Giorgio Linguaglossa

vigolo roma  

ritratto di giorgio vigolo

ritratto di giorgio vigolo

  

 

   

 

 

 

 

(da Conclave dei sogni, 1935)

 

 

Giorgio Vigolo

Notturnale

Sol ch’io possa vagar Roma notturna
per vie segrete antiche e in me risgorga
la memoria com’acqua di sotterra.
Profonda ai passi miei vibra la terra
d’un ridestato senso ed ogni casa
nel suo sonno di pietra odo parlare,
come parlare in sogno odo i mendichi
che nel portico dormono distesi
in compagnia di morti. Un lume solo
in questa valle altissima di chiese
vacilla nella grotta tra gli avelli
scolpiti e suda il marmo umido come
una fronte. Le nuvole discese
sono ai sepolcri con la nebbia bassa
che dalle grate allaga le cantine
col suo fiato di laghi e di boscose
campagne: ed ecco, le deserte strade
traboccano di folla, un silenzioso
fiume le invade d’anime: sciamanti
vengon meco nel soffio antelucano
riconoscendo le materne pietre.
A milioni s’addensano in anguste
straducole e milioni d’occhi, insieme
mirando, fan questo pallor dell’alba.
 
vigolo copertina

Leggiamo la più bella poesia di Conclave dei sogni (1935) e commentiamola. Giorgio Vìgolo (Roma, 1894 – ivi 1983), esordisce giovanissimo su “Lirica” e su “La Voce”, collabora poi a numerosi giornali e periodici, anche come critico musicale. Si forma nella poetica del “frammento” lirico e del “saggio”, inizialmente attratto dal fascino di Arturo Onofri, si distacca successivamente da quella poetica per volgersi verso un neoclassicismo con connotazioni esoteriche. La poesia che presentiamo risale al 1935, il fascismo si è stabilizzato, ha spento l’impulso vitale al rinnovamento della letteratura, chi può deve fare da solo. La stabilizzazione sociale si riflette nella stabilizzazione stilistica della poesia di quegli anni. Il ritorno a Leopardi di Cardarelli era destinata ad essere una poetica di corto respiro, e poi dal punto di vista strategico guardare al passato implicava non voler gettare l’occhio al futuro; una poetica fertile invece dovrebbe sempre vivere dentro la forbice passato-futuro, se guarda soltanto ad uno dei due poli, alla lunga, si isterilisce inevitabilmente.

giorgio vigolo

giorgio vigolo

 L’inizio, con quel “Sol”, è un manifesto incipit musicale, non è una parola del lessico, è una nota musicale. Tutta la poesia è un accompagnamento musicale alla «Roma notturna», e la città diventa musica, perde la sua referenza oggettiva per diventare aura paesaggistica del lessico. Accade a Cardarelli ciò che, in maniera più vistosa accade alla poesia di Vigolo. Vigolo è romano, c’è nelle volute delle sue frasi un certo gusto barocco per l’andirivieni, per gli arabeschi, il gioco di luce ed ombra, una classicità opulenta, sensuale, musicale che tende alla sovrabbondanza, alla eccipienza; anche il paesaggio romano viene come intorbidato da scelte lessicali fulve e corrusche, oppure eccessivamente letterarie («mendichi») che trovano la loro correlativa connotazione nella visionarietà della visione;  i verbi sono scelti per la loro super connotazione ma non per l’azione, per il segmento ultroneo («risgorga»), non per la significazione; le strade diventano «straducole», le parole vengono troncate per far acquisire loro una maggiore musicalità. La musica scivola sensibilmente nella musicalità, il lessico nella lessicologia. Il lessico diventa uno strumento, viene strumentalmente utilizzato per dare colore e musica e avvolgere il testo in una cortina nebbiosa. La conseguenza in sede stilistica è che il paesaggio diventa paesaggismo, così il rapporto con l’oggetto si dissolve e si annebbia (non c’è mai un oggetto preciso e identificabile nelle poesie di Vigolo); la Storia si dissolve in «milioni» di esseri che vivono lontano dal poeta e da se stessi, una moltitudine indifferenziata («le deserte strade traboccano di folla», « che vive «per vie segrete antiche», in «straducole»); lo stesso notturno diventa nel titolo della poesia «notturnale»; il «colore» del vezzeggiativo tende ad invadere il testo poetico come per aggraziarlo e renderlo più muliebre, più friabile, più nebbioso, più musicale. Il tessuto lessicale nella misura in cui deborda in esiti coloristici perde concisione, oggettività, comunicabilità e tutto viene avvolto in una atmosfera malinconica di eccipiente eccitazione lessicale e musicale.

De Chirico la metafisica

De Chirico la metafisica

 

*Giorgio Vigolo è stato collaboratore di varie riviste, quali ” Lirica“, “La Voce“, “L’italia letteraria“, “Circoli“, “Letteratura“. Sul “Mondo” tenne una rubrica di critica musicale; come musicologo fu anche collaboratore della Rai. Curò la prima edizione critica de I sonetti di G.G. Belli (2 voll., Formiggini, Roma, 1930-31), cui premise un ampio saggio, e fu traduttore di Hoffmann e di Hoderlin (determinante, con Belli, nel segnare l’ispirazione poetica di V.). Dopo le prose liriche de La città dell’anima (Studio editoriale romano, Roma, 1923), Canto fermo (Formiggini, Roma,1931 con una sezione di poesie), Il silenzio creato (Quaderni di Novissima, Roma, 1934), proseguì con le raccolte Conclave dei sogni (ibid.,1935), di aperta polemica con l’ermetismo, Linea della vita (Mondadori, Milano, 1949), Canto del destino (Neri Pozza, Venezia,1959), La luce ricorda (Mondadori, Milano, 1967), premio Viareggio; raccoglie gran parte delle poesie precedenti più una sezione di inediti, I fantasmi di pietra (ibid., 1977), La fame degli occhi (Florida, Roma, 1982). E’ autore inoltre dei racconti in Le notti romane (Bompiani, Milano, 1960; premio Bagutta), dei romanzi La Virgilia (Editoriale Nuova, Milano,1982), e La vita del beato Pirolèo (ibid., 1983), entrambi composti negli anni ’20 ed editi da P.Cimatti, oltre a prose narrative raccolte in Spettro solare (Bompiani, Milano, 1973) e in Il Cannocchiale metafisico (Edd. della Cometa, Roma, 1982). Mille e una sera all’opera e al concerto (Sansoni, Firenze, 1971) comprende una scelta degli scritti musicali.

(da Letteratura italiana. Dizionario degli autori, Asor Rosa dir., Giulio Einaudi Editore, 2008 )

2 commenti

Archiviato in poesia italiana del novecento

2 risposte a “Giorgio Vigolo (Roma 1894 – ivi 1983) UNA POESIA “Notturnale” – Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. antonio sagredo

    è un peccato che nessun poeta scriva di Vigolo, io credo che nessuno che qui frequenta questo blog lo conosca… per questo non ci sono commenti, lo stimavo assai e di lui mi è restato un ricordo simpatico
    a.s.

  2. Non è detto che nessuno lo conosca! C’è piuttosto una turnazione di Autori su cui scrivere per i Redattori e varie ragioni anche strettamente personali per le quali i consueti commentatori o frequentatori trascurano il blog, perciò non commentano.

    Giorgina Busca Gernetti

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