Salvatore Martino – Autoantologia – Poesie (1969 -2013)

salvatore martino col sigaro salvatore martino copertina la fondazione di ninivoSalvatore Martino è nato a Cammarata, nel cuore più segreto della Sicilia, a mezza strada tra Palermo e Agrigento, il 16 gennaio del 1940. Attore e regista, vive in campagna nei pressi di Roma. Ha pubblicato: Attraverso l’Assiria (1969) , La fondazione di Ninive (1977), Commemorazione dei vivi (1979), Avanzare di ritorno (1984), La tredicesima fatica (1987), Il guardiano dei cobra(1992), Le città possedute dalla luna (1998), Libro della cancellazione (2004), Nella prigione azzurra del sonetto (2009), La metamorfosi del buio (2012) .
È direttore editoriale della rivista di Turismo e Cultura Belmondo. Dal 2002 al 2010 ha tenuto un laboratorio di scrittura creativa poetica presso l’Università Roma Tre, e nel 2008 un Master presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli

salvatore martino 2 Da La fondazione di Ninive 1977

Questa notte mi hanno visitato le formiche

Hanno preso le mani
imbavagliati i piedi
stretto d’assedio il letto

Che sia solo la stanza a respirare?

Il resto giace Inerte
tenuto insieme da robusti negri
il lago infame e la memoria

Estraneo alla vicenda
il viaggiatore ride
acquattato nell’angolo

E aspetta
Che tutto si cancelli?!
Divorato nel sangue

Una brezza invadente increspa l’aria

Ci sono stati morbidi passi nella scala
parole sussurrate incantamenti e riti
una musica dolce sulla soglia

Il viaggiatore infìdo arriva dritto dall’Ade

Ma non ci paralizza l’ignoto grido
o l’avvicinarsi del branco
né il richiamo ingannevole col nome

L’occhio dentro l’occhio
avvitato dalla morsa che sai e non conosci
e decifri il mandante l’involucro lo scopo

Mi hanno visitato questa notte
gente partita da lontano emersa in superficie
attraverso i rigori dell’inverno
e navigando cristalline montagne
prati innevati e case crocefissi e paludi

adesso è qui

Olio sopra la fronte l’orecchio e il labbro

 

François Clouet

François Clouet

copertina salvatore martino metamorfosi del buio

 

 

 

 

 

 

 

Da Il guardiano dei cobra 1992

La delazione

I

In uno dei loro ultimi avatàra
attorno a un fragile fuoco di fascine
cadeva come d’obbligo la sera
ombre allungavano
l’imbarazzo gli sguardi
Giuda di Kiriat
un tempo noto per la sua bellezza
riconobbe nell’uomo
che gli sedeva accanto
immerso in lontane previsioni
il maestro baciato quella notte
nel segno estremo della riconoscenza

Erano mutati nel frattempo
l’occhio del Rabbi divenuto scuro
i suoi capelli rossi ora corvini
proprio come li aveva
il figlio del cambiavalute

Tacevano entrambi
in questa interminabile partita
dentro la consuetudine eterna delle stelle

Jeshua a un tratto tese la mano
per toccare quel volto
così tragicamente conosciuto
Assomigliava all’altro familiare
che per trent’anni
l’aveva accerchiato d’ogni parte
ombra inquieta nella via
immagine nell’acqua
in un metallo colpito dalla luce
il vetro minaccioso di un negozio

Arrestò a mezza strada il movimento
perché non risuonasse equivoco il suo gesto

– Non mi domandi se ti ho perdonato? –

– Non vedo ragione ch’io lo faccia
la tua delazione presso il Padre
incominciò avanti la mia colpa
io conclusi un disegno
irrevocabile già prima di essere
come adesso ch’è stato
e tu non comprendesti o fu solo finzione?
quanto nessuno io ti amavo
e questo cieco amore mi ha perduto
affinché si compisse il tuo destino –

Riconoscendo il Rabbi
in quel compagno occasionale
la propria antica faccia

– Non ti ha perduto se siamo ancora qui
a ragionare insieme come un tempo
Io non ti scelsi è vero
né tu scegliesti me
come distinguere l’identico dal doppio?
Chi ci guidò nel bianco della sorte?
Invenzione sublime
il bieco pomeriggio sulla croce
la salvezza degli uomini –

– Io rinunciai all’amore
all’anfora della mia pace
al regno dei cieli in cui credevo
cercai l’inferno
perché la tua felicità mi bastava
perché la felicità è attributo divino
che gli uomini non debbono usurpare

Chiara più tardi l’altra verità

Come ultimo degli uomini sprezzato
uomo di dolore esperto in afflizione
era questi il Messia
il Dio incarnato
nell’atroce avvenire
nel tempo e nell’eternità
il Dio che si fa uomo fino all’infamia
e sceglie un infimo destino
s’incarna in Giuda il delatore –

Con un lieve sorriso il Nazareno

accettava quelle dure parole
poi a mala pena udibile
in un soffio

– La nostra vita oscura
perfino a noi stessi la celiamo
il raggiro sincero dello specchio
il tradimento della parte ombra

Anche il respiro è sale
qualunque azione inganno
Non potevamo esercitare
la disciplina della vendetta
costringere su noi la perdizione
sorridere mentre l’Altro affondava
Lo scambio di consegne
comunque da entrambi rispettato
Forse nel prossimo avatàra
riconquistando le sembianze
portate quei giorni in Galilea
sarò io a baciarti nel Getsemani –

copertina salvatore martino le città dalla luna II

La luna trafiggeva il fosso desolato

Dopo una lunga attesa
in quel chiarore talmente innaturale
che ricorda
ogni perfetta forma d’increato
il Rabbi disse

– Sì io sapevo
e mi prestai al gioco
perché la volontà del Padre si compisse
nell’ultimo avatàra che ci resta
prima di ritornare e sempre nel silenzio
rivelerò il mio il tuo segreto
perché duri l’oblio su questa storia –

Salite da un mattino di calce
le stelle scomparivano
Stanchi del viaggio
i due si abbandonarono alla luce
le strade in tanti secoli
confuse sotto cieli diversi
decidevano di sciogliersi
per circoli lontani

Giuda guardò dritto nel cuore
il suo Maestro
con un sorriso complice alle labbra

Adesso si sentiva Uno
in quella solitudine
marea dell’infinito

Si aggiustò la djellaba
guardò all’orizzonte
dove la Città Santa dileguava
lo baciò sulla bocca
per cancellare il proprio antico gesto
e verso l’albero ascese dentro il cielo

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Da Libro della cancellazione”2004

Libro della cancellazione

Mi chiedo a volte
quando dal fiume salgono i vapori
e il paesaggio assume
i colori tonali del risveglio
mi chiedo a volte
dove si disperde il sentiero fissato
se il carcere ossessivo
del piacere dell’armonia del bello
possa esorcizzare
quest’aggrumo di segni
quest’abitare dentro la ferita

Chi siamo mi domando?
Quale fato ci guida?

Diventano risposte le domande
senza mai esserlo
che importa?

Forse siamo quel fuoco immaginario
la montagna coperta di ghiacciai
la scala dimenticata contro l’albero
la tormenta e la luna
Siamo i depositari dell’assurdo
il viandante emerso dalle crete
il vuoto di un addio
la sabbia che purifica i peccati
il faro intravisto di lontano

Siamo l’acqua del fiume dei dannati
la cronaca infinita delle lotte
l’arbitrio e la dimenticanza
siamo l’isola ormai disabitata
siamo la strada alata
la cancellazione

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

COPERTINA SALVATORE MARTINO sonetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da La prigione azzurra del sonetto 2009

IX
Sopra un cavallo rosso s’avventura
all’incontro temuto e così forte
il più invocato quello della morte
ma il cavaliere va senza paura

Farnetica una strana congettura
di scardinare le temute porte
il bastione invocato tante volte
domestico rifugio di sventura

Il viaggio della vita è così breve
e così lunga la dimenticanza
la cenere che plasma i nostri corpi

Nel bozzolo di seta siamo avvolti
dal tempo e così privi di speranza
ma il cavallo nel vento è così lieve

 

LXIV
Il vento di ponente ha rilanciato
nell’ora maledetta la sua sfida
suonavano le tre era salita
la freccia che nel mondo m’ha lanciato

nel più profondo sud che sono nato
l’incredibile isola fiorita
da civiltà straniere imbarbarita
da genti diversissime marchiato

La terra di Toscana m’ha ghermito
adolescente intriso di speranze
per incidere un segno nel cammino

Non lo sapevo che non c’è destino
più atroce di colui che nell’istante
mentre legge l’oscuro è già smarrito

copertina salvatore martino cancellazione

 

 

 

 

 

 

 

Da La metamorfosi del buio 2012

Muto dialogo con l’Altro

a Pepito Torres

regalame esta noche
retrasame la muerte
Abbiamo tanto camminato insieme
elogiato il tempo della nostra fatica
le molte incomprensioni
non hanno scardinato
la nostra fedeltà
bambino amaro e felice
custode del mio sangue
asceta delle mie paure

Le guerre non ci hanno separati
le miserie e nemmeno il successo
i riconoscimenti che ci hanno accomunati
atroce bambino mio consolatore
specchio del mio diaframma
oltre il quotidiano insulto delle parole

Ci sveliamo da sempre i nostri enigmi
nella notte come nella primavera
nel meriggio accecato e nell’autunno
nel pallore dell’alba e dell’estate
nel bagliore meridiano dell’inverno

Quanti alberi e conchiglie
e per quanti anni
ci vedranno procedere appaiati
un passo altro passo un altro ancora
in totale armonia

Certo lo so
Dovrò lasciarti

Siamo stati bene
e accanto a te ho creduto talvolta
di essere immortale

E quando non ci sarò più
cosa avverrà
delle nostre lotte e delle contumelie
degli amori e gli inganni i desideri
questo diuturno generarsi dalla morte?
Cosa sarà di te e di me
che non hai deciso di partire
che non ho deciso di partire
di abbandonare
alla solitudine il compagno

Nondimeno non posso intercedere
perché non so con chi
perché le mie preghiere
come le tue del resto
non giungono a nessuno
e non c’è vento che le inchiodi
al dirupo del cielo
Quanto mi mancherai
quanto ti mancherò
perché senza di te
persino la morte è inconcepibile

Addio mio compagno
mio padrone mio schiavo

A questo non eravamo preparati
Ma siamo pronti

 

 

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5 commenti

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5 risposte a “Salvatore Martino – Autoantologia – Poesie (1969 -2013)

  1. Questo post non se lo è letto nessuno? Possibile? Ci troviamo di fronte a poesie di pregevole fattura e buon valore artistico, da leggere e rileggere, ma forse a quel tempo il blog era meno frequentato. Invito alla lettura e all’analisi di questi testi. E complimenti ancora a questo poeta.

    • Salvatore Martino

      Caro Almerighi non avevo mai letto il suo commento a quella piccola antologia pubblicata su l’Ombra delle parole. La ringrazio per aver sottolineata l’assenza di un qualsiasi commento e l’invito alla lettura dei miei testi. Ma forse è meglio così con tutta la banalità che ci viene donata a piene mani e recensita ampiamente. In un primo momento mi sono stupito e un po’ dispiaciuto, ma poi ho cancellato pensando a quanti critici illustri si sono occupati della mia poesia. ANCORA GRAZIE Salvatore Martino

  2. Caro Martino,
    ho letto le tue poesie che sono di profonda analisi psicosoggettiva, totalizzante, aperta a più richiami esistenziali, con innesti di figure anche bibliche, all’interno di una sontuosa narrazione, mai dispersiva, essendo il richiamo tematico di lacerazione cristallizzata. Il ruolo della poesia tu l’hai già segnato e definito, creando un percorso autonomo e personale,che è parte della tua esperienza di uomo e di traduttore della realtà. Auguri anche di Buon Anno. Mario

  3. Dov’ero mai il 27 aprile del 2014 ?| Mi scuso con il valente Poeta e Artista, nel senso lato del termine, Salvatore Martino se non ho scritto nulla allora su questa pregevole Autoantologia, che traccia la vita artistica di un uomo dalla sensibilità e capacità creativa di alta levatura
    Buona serata, gentile Salvatore

    Giorgina Busca Gernetti

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