Ottavio Rossani “Riti di seduzione” (2013), Nomos – Commento di Giorgio Linguaglossa

copertina ottavio rossaniOttavio Rossani Riti di seduzione Nomos, Milano, 2013, pp. 104 € 14

Ha pubblicato le raccolte di poesia: Le deformazioni (1976), Falsi confini (1989), Teatrino delle scomparse (1992), Hogueras (1998), L’ignota battaglia (2005), Finestre aperte (plaquette, 2011); i saggi: L’industria dei sequestri (1978), Leonardo Sciascia (1990), Le parole dei pentiti (2000), Stato società e briganti nel Risorgimento italiano (2002); il racconto storico: Servitore vostro humilissimo et devotissimo (1995).
Collabora con diverse riviste letterarie. È stato uno dei fondatori e direttore responsabile della rivista di “poesia e ricerca” Il Monte Analogo. Per il teatro ha curato la regia di Disobbedienza d’amore di Mariella De Santis al Sipario Spazio Studio (Milano, 1998). Ha realizzato una “mise en espace” delle poesie di Federico Garcia Lorca per il centenario della nascita, con musica e ballo di flamenco: Se mueren de amor los ramos (Caffè Letterario, Milano, 1998). Ha scritto il monologo Se mi vengono i brividi che è stato portato in scena da Edgardo Melchiorri a Buenos Aires nel 2000, con la regia dell’autore. Dipinge. Al suo attivo molte mostre personali e collettive. Dal 2007 si occupa del blog POESIA sul sito on line del Corriere della Sera (poesia.corriere.it).

ottavio rossani 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Percorrenza

Per sopravvivere
nella tempesta
seguo la traiettoria
disegnata da un fischio
persistente e fastidioso
nella totale assenza di luce.
Andrò molto lontano.
Lungo il tragitto troverò
qualche buon compagno.
Anche da solo tuttavia
arriverò. Arriverò.

*

La mareggiata, implacabile,
erose una parte della spiaggia
e alcuni casotti per la pesca.
In cambio restituì un bastimento.
Nei giorni seguenti andavamo
a rovistare nel tesoro della stiva.
Giulio trovò intatto un cappello
a forma di rosa che regalò alla madre.

ottavio rossani 3 ottavio rossaniLa poesia di Ottavio Rossani scaturisce dalla problematica scoperta del mondo: piccole, trascurabili cose che chiamiamo esperienze di cui sono fatti il dolore, la gioia, l’inizio dell’inverno, la fine dell’estate, la scoperta del sesso, una casa ricordo d’infanzia, i giocatori attorno ad un tavolo da gioco, due amanti segreti etc. Cose elementari, semplici, primordiali, cose senza epoca, o meglio, che si ripresentano in ogni epoca, grigie e dimesse, misteriose, inesplicabili in quanto, appunto, grigie, invisibili. Non c’è nulla di trascendentale tantomeno di sublime in questo libro di «cartoline» delle anamnesi di Ottavio Rossani, non ci sono tratti sopra segmentali, le composizioni hanno un andamento lineare, narrativo, colloquiale; le rime, assenti, come affondate per sempre nel mare magnum che il plurilinguismo del Moderno ha indotto nel linguaggio poetico, designano bene con la loro scomparsa la sobria prosaicità del mondo; le composizioni sono brevi, essenziali, sintetiche, anamnestiche, provengono dalla materia grezza della scrittura, e la scrittura proviene dalla materia grezza del mondo. L’andamento narrativo e strofico (suddiviso per lo più in strofe irregolari e singole ma anche in colonne libere) garantisce una mobilità e una variabilità di alternanze di toni e di sfumature congeniale a modulare il lessico ed i toni alla situazione concreta di ogni composizione; il metro, modellato sul calco dell’endecasillabo, del decasillabo, fino all’endecasillabo ipermetro, ha la funzione di mettere a fuoco, volta per volta, l’oggetto da inquadrare alla vista dell’osservatore. Ne deriva un impulso ritmico rallentato, leggermente sfocato, ora ovattato ora mosso con una dislocazione morbida degli ictus e delle pause severamente intervallate e come controllate e sorvegliate.

 Occhieggiava le gambe delle ragazze
nel pellegrinaggio sul sentiero sassoso.
Si partiva a mezzanotte quando scendeva
il primo fresco dopo la calura.
Si saliva a frotte, si diventava amici,
nascevano e si rompevano amori.
Si arrivava all’alba sfiniti e affamati.
Com’erano buone salsicce e patate
arrostite su fuochi improvvisati.
Scampagnata, devozione, eros
erano il bagaglio del sacrificio.
Una piena, poi, l’allegria del ritorno.

 

ottavio rossani 2I vocaboli del tutto comuni e prosaici trovano alloggiamenti ben periodati e rifiniti nella scaffalatura del metro. Il metro è considerato come una scaffalatura dove sistemare le parole e le parole sono scatole insonore. Il registro basso permette inoltre all’autore di sondare tutte le sfumature del grigio senza esondare in colori accesi o in pericolosi eccessi di toni. Poesia in abito grigio, elegante e dimessa, e dimessa in quanto sobria, sobria in quanto nostalgica di un tempo lontano che il passato ha reso ancora più grigia, fatta di cartoline consunte dal tempo. L’ultima sezione del libro, quella a mio avviso più riuscita, da cui sono tratte le composizioni riportate, sono tutte indicizzate sul contrappunto del detto e del non-detto, di ciò che è sobrio dire in poesia e di ciò che non conviene riferire, ma per una intima ritrosia del dire in ordine a ciò che non può essere pronunciato e che viene lasciato alla immaginazione del lettore che completa con l’atto della lettura ciò che «manca» alle composizioni testuali. L’etica di questa poesia sta qui: nel non poter dire tutto ciò che si vorrebbe poter dire; da questa censura interiore nasce, appunto, la poesia di Ottavio Rossani.

Si era orgogliosi di viaggiare in treno
titolari di biglietti gratuiti,
sulla veloce littorina,
reperto del recente regime fascista,
ancora in funzione sulle linee
del Sud a un solo binario.
Dalla stazione d’arrivo fino a casa
tre chilometri a piedi su un viottolo.
In quella situazione d’isolamento
tutti aspettavano lettere.
Le uniche memorabili furono
le cartoline di precetto
che il postino tredita consegnava
con un sorriso sadico.
Lui, a suo tempo s’era fatto riformare.

*

ottavio rossani

La casa arancione era al centro
di una pianura lussureggiante,
ogni stagione le sue primizie.
Alberi, distese di cetrioli, pomodori
si passava in mezzo ai filari
senza preoccuparsi delle bisce.
Prima della spiaggia c’era un casolare
dove offrivano zuppe di ricotta.
D’inverno si andava a caccia di quaglie.
Fu l’unico tempo spensierato,
rimasto nella memoria come un altare.

 

*

Andava a trovarla dopo cena
quando gli occhi spioni dormivano.
Le parole avevano una grande forza,
legavano i destini ogni volta di più.
C’erano le ombre degli ulivi,
c’erano gli sguardi complici,
c’erano le speranze inespresse.
Anche dopo la partenza
restarono avvinti nel sortilegio
della bellezza e del desiderio.
La favola fu a lieto fine
solo per un brevissimo tempo.

*

Grondanti ormoni ed allegria
avevano organizzato un’orchestrina.
Ragazzi avidi e innamorati
di qualche soldo e una ragazza.
Erano cinque, restarono in quattro.
La tromba di Peppe aveva
sempre un rovinoso risucchio.
Non l’avvisarono del debutto.

Nel giardino della villetta maremmana
s’allena ancora ogni mattina.
Perversa ritorna quella pernacchia.
Lui non se n’accorge, come allora.
Non importa. L’orchestra non c’è più.
Non infastidisce più nessuno.

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