Nina Berberova QUATTRO POESIE (San Pietroburgo 1901- Philadelphia 1993)

nina berberova Vladislav Chodasevic

nina berberova Vladislav Chodasevic

 

nina berberova hotel jardins d'eiffel

nina berberova hotel jardins d’eiffel

nina berberova adelphitraduzioni di Maurizia Calusio
Nina Berberova Antologia personale 1921-1933 Passigli, 2006

È morta nel 1993 negli Stati Uniti la scrittrice nata a San Pietroburgo nel 1901. Racconta, da raffinata testimone, la cultura e gli eventi di un secolo TITOLO: Nina Berberova, una leggenda del Novecento. L’Ottobre e la tragedia degli artisti. La fuga nella boheme parigina e l’America Visse la Rivoluzione e il dramma che travolse poeti come Esenin e Majakovskij. Tornò in patria solo nell’89. “Che tristezza, che squallore” . La scrittrice russa Nina Berberova è morta domenica a Filadelfia, in Pennsylvania. La Berberova, 92 anni, era in cura da qualche settimana per una caduta che le aveva procurato una commozione cerebrale. “NEW YORK. Io appartengo a quella categoria di persone per le quali la casa in cui sono nate e cresciute non è mai diventata il simbolo della protezione, del fascino e della solidità della vita; anzi la sua distruzione mi ha portato una gioia immensa. Io non ho né “tombe di famiglia”, né i resti di una casa distrutta, nel cui ricordo trovare conforto nei momenti difficili…”. Così Nina Berberova, scrittrice russa nata nel 1901, passata dalla Rivoluzione all’emigrazione di Parigi, all’occupazione nazista, alla fame, a un lavoro oscuro in America, all’insegnamento universitario, alla fama letteraria, fino alla morte dell’ altro ieri. Continuava a vivere da sola, come aveva fatto per anni a Filadelfia. “…Il mio adattarmi al mondo provoca in me la felicità, perché nel mondo ci sono gli elementi dell’ordine interno e dello sviluppo”. Nata in una famiglia “liberale”, prima della Rivoluzione d’Ottobre, la Berberova narra della propria vita in quello che resta il suo più bel libro, “Il corsivo è mio” (Adelphi 1989).

anna achmatova, ritratto di Kuzma-Petrov-Vodkin

anna achmatova, ritratto di Kuzma-Petrov-Vodkin

 L’incontro con la poetessa Anna Achmatova e con Aleksandr Blok: “La Achmatova indossava un vestito bianco con il colletto alla Maria Stuarda (come si usava allora), era sottile, bella, elegante, con i capelli neri…ci fu un altro intervallo…scorsi all’improvviso Tatjana Viktorovna a braccetto con la Achmatova: “È la ragazza di cui le avevo parlato. Scrive poesie…”. Quando incontrai la Berberova nella sua casa di Filadelfia, a picco sulla città vecchia, mi raccontò , facendo un po’ la civetta tra le rughe di un viso arguto e stagionato dagli orrori del secolo: “Nel 1989 sono tornata in Russia per la prima volta dal 1922. Che squallore, che tristezza. Casa dei miei a Leningrado grigia, sporca, fumosa. Ho fatto un giro, poi via. Mi stupivano le ragazzine, a Mosca e a Leningrado. Si facevano vicine vicine e mi volevano toccare, come fossi Madonna. Perché secondo lei?”. “Signora”, le dissi, “le ragazzine volevano toccarla perché lei ha toccato la Achmatova, Blok, ha conosciuto Gorkij ed è stata l’amante del poeta Vladislav Chodasevic. Volevano carezzare la vecchia Russia, la Santa Madre, la Storia, il Secolo che ci scivola da sotto i piedi”.

nina berberova giovane

nina berberova giovane

 

 

 

 

 

 

 

Quel giorno ci fu un tramonto così insolitamente prolungato,
nel cielo rosso erano nere le case e il nostro giardino deserto.
Quella notte il cuore non ce la faceva più per le innumerevoli stelle
e spalancammo le finestre sulla vasta notte caldissima.
E al mattino un vento leggero portò il fresco dei mari,
ci furono troppi colori per via dei glicini e delle rose in fiore.
E quella sera me ne andai, pensavo al nostro destino,
pensavo al mio amore, di nuovo – a me e a te.

nina berberova

nina berberova

 

 

 

 

 

 

Non serve questa discrezione,
ma come avrò il coraggio di dirlo?
A me è dato respirare
in una felicità non passeggera,
a me è dato vivere
in una giovinezza non soddisfatta,
e scegliere e amare
in una libertà fuorilegge.

nina berberova copertina passigli

 

P.P.M.

Prima del triste e difficile addio
non dire che non ci sarà un altro incontro.
Ho il dono segreto e strano
di farmi da te ricordare.
In un altro paese, nell’esilio lontano
un tempo, quando verrà il tempo,
ti ripeterò con un’unica allusione,
un verso, un moto della penna.
E tu leggi come il pensiero mio ha ridato
e le tue parole di un tempo e l’ombra,
guarda di lontano come ho trasfigurati
questo giorno o quello appena trascorso.
Quale altro incontro vuoi per noi?
Con un unico verso ti restituisco
i tuoi passi, inchini, sguardi, parole
di più da te non mi è dato.

nina berberova

 

PIETROBURGO

Là gettò l’ancora una tranquilla città
e si fece vascello immobile,
tutt’intorno allargò le sue rive
e trasfigurò ogni cosa attorno.
E ora gli alberi maestri concentrano
il loro incantevole ardore
e guardano il buio, e conficcano nel buio
il rabesco che scintilla.
Non si distinguono i deserti confini-
dove sono le strade, dove le rive?
Tra cortili, piazze, gallerie,
un unico brivido, un’unica tormenta.
Anch’io non molto tempo fa vivevo
su quell’enorme vascello,
e attorno al più bello dei suoi alberi
camminavo e aspettavo nella nebbia.
Sapevo meravigliosamente
obliare che vivessimo sul mare,
quando nel corridoio deserto
tu mi venisti incontro.
Ricorda ora come ci faceva barcollare,
come si frangeva contro i bordi la tempesta,
quando ti sembravano pochi
il silenzio e la quiete.

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2 commenti

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2 risposte a “Nina Berberova QUATTRO POESIE (San Pietroburgo 1901- Philadelphia 1993)

  1. Maria Grazia Ferraris

    “Non serve questa discrezione,
    ma come avrò il coraggio di dirlo?
    A me è dato respirare
    in una felicità non passeggera,
    a me è dato vivere
    in una giovinezza non soddisfatta,
    e scegliere e amare
    in una libertà fuorilegge.”

    Come sono premonitori e chiaroveggenti questi versi della Berberova!, annunciano gli anni parigini, la sua sete di vita e di conoscenza, la fine del suo rapporto con Chodasevic, così diverso da lei, che scriveva quasi fosse l’altra faccia dello specchio:
    “Non è tempo di essere, ma di soggiornare,
    tempo non di vegliare, ma di dormire,
    come dorme l’embrione dalla fronte rapida,
    tempo di avvilupparsi novamente
    nelle molli eternità come in un ventre.”
    Mentre lei sosteneva con sicurezza:“ Lui dipende da me. Io non dipendo da lui. Lo sappiamo tutti e due, ma non ne parliamo. Dice che la sua vena si sta esaurendo e non riesce a scrivere versi…
    Lui ama la mia giovinezza e non vuole cambiamenti…Noi entrambi esistiamo e ci trasformiamo in presenza l’uno dell’altro. Esistiamo insieme e ci trasformiamo insieme, ognuno a modo proprio. Ma a lui piace pensare e parlare soltanto del nostro essere. E io comincio a capire che il nostro, mio e suo divenire, è una delle sue paure. Lui ha paura del mondo, mentre io no. Lui teme il futuro, io vi anelo.” (Il corsivo è mio)

  2. antonio sagredo

    Bisogna prendere con le pinze questa Berberova, piena di astio e di acrinomia verso i poeti che restarono in Russia, specie Pasternak, ecco cosa afferma:” Mia sorella – la vita, uno dei libri più belli della poesia russa è una caratteristica mistura di Rilke e di Severjànin segnata di una certa quantità di grafomania.” Che denota una ignoranza sublime… acidità, rancore sono i suoi tratti salienti… l’unica nota degna è che era la compagna di un grande poeta, Chosadevic ( e su questi ci lascia appunti notevoli) di cui Pasternak non era molto amico. L’errore della Berberova è questo: che l’identità che Pasternàk voleva assumere nei riguardi di Rilke ha indotto molti in errore, come se egli fosse una copia di Rilke. D’altra parte la malattia degli scrittori esiliati si chiamava “malevolenza esiliale” che la Beberova possedeva in gran copia. Il suo scrittto “Il corsivo è mio”
    è colmo di giudizi non adeguati. Nonostante ciò non bisogna sottovalutare la sua testimonianza.

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