Sauro Albisani QUATTRO POESIE da “LA VALLE DELLE VISIONI” (Passigli, 2012)

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sauro albisani

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Sauro Albisani (Ronta 1956), poeta e drammaturgo, ha curato l’edizione delle Poesie del sabato (1980) di Carlo Betocchi, al quale è stato profondamente legato, come amico e discepolo. Ha scritto con Miklos Hubay il dramma I segugi da un frammento sofocleo, pubblicato su “Sipario”. È stato assistente alla regia di Orazio Costa Giovangigli, che egli considera, dopo Betocchi, il suo secondo maestro. A Costa Albisani deve alcune memorabili letture drammatiche del proprio teatro e importanti interventi critici. Ha pubblicato drammi: Campo del sangue (1987), Il santo inganno (1997); saggi: Il cacciatore di allodole. Per Carlo Betocchi (1989) Ippocrene. Riflessioni sull’ispirazione poetica (1991), Verso casa. Soliloqui sulla poesia (1992) Cieli di Betocchi (2006); poesia: Terra e cenere (2002), La valle delle visioni (2012), Orografie (2014); traduzioni: Vangelo secondo Giovanni (1994), Marziale Roma liberatutti (2010).  Premi: Lericipea, Viareggio-giuria e Gradiva-New York.

Sito ufficiale: http://www.sauroalbisani.com

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SULLA FELICITA’

Andavano da Cervia a Cesenatico
sulla battigia quando la marea
si ritira e rimangono le arselle
a boccheggiare nella sabbia. Il rischio,
pensava, è di forare e dover spingere
la bici a mano col peso del bambino.
Erano troppo piccoli per chiedergli
di farla a piedi.
Lui pedalava pensando: verrà,
verrà prima o poi quella che chiamo
felicità e non so cosa sia
se non, immagino, sentirmi a mio agio
in questo corpo. Un surf
là davanti faceva una cosa sola
di una vela e di un uomo. Il primogenito
pensava alle navi. La mamma
pensava alla cena pedalando. L’ultimo nato,
nel suo seggiolino, accompagnava la corsa
come tutte le sere
gorgheggiando. Ancora non parlava. L’uomo,
inquieto, stupidamente, continuava a pensare
alla felicità, credeva d’avere solo dei pedali
sotto le suole.

Che cosa aveva sotto le suole,
sul manubrio e a destra, dalla parte del mare,
e lì davanti, a pochi metri, fra i capelli
di quella giovane mamma
lo avrebbe capito solo molti anni dopo
provando a fare una poesia.

sauro albisani, 2002

sauro albisani, 2002

sauro albisani Orografie

 

 

 

 

 

CAPRE

I fari illuminano le capre
che come ogni sera hanno risalito la scarpata
per ammusarsi sull’asfalto
alla luce delle stelle.
Non vogliono più erba
ma il tepore di questo lenzuolo
liscio e innaturale.
Di qui non passa un’anima fino a giorno,
potrei premere sull’acceleratore
e lasciarmi alle spalle
un bagno di sangue,
come Aiace che infierisce
su quella mandria inerme.
Dopo, però, l’eroe si risveglia.
Invece freno, esco dall’auto e le accarezzo.
Ruzzano con la mia mano
che indugia sulle loro labbra umide.
Io non so più parlare,
ma non c’è bisogno di parlare.
Forse quando cadiamo in quel torpore mortale
esseri superiori ci osservano
e potrebbero annichilirci in un attimo,
chiudere la partita
senza dircelo,
ma non lo fanno.

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sauro albisani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL RESTO

Quando hai il più
e ti manca il meno,
quello che ti manca
rovina anche quello che hai.
Il maggiore non era per nulla contento
che si facessero nuove analisi al minore.
C’era il sospetto della celiachia
e non si poteva far finta di nulla.
Ma quando mai si può far finta di nulla?
E’ proprio vero che il demone è il carattere,
vai a farlo capire a chiunque,
uno qualsiasi, intendo, non importa chi.
Il fatto era che (ribadiva il maggiore)
la sua sinusite
era stata affrontata con ben altra sufficienza.
Tanto valeva non insistere
e finire il pranzo.
Se nemmeno chi ami
si sente amato abbastanza
significa che non puoi non sbagliare.
Sbaglierai comunque, accidenti.
Cominciò a sparecchiare.
Ma si trattava di fare il capofamiglia
più che il cameriere.
Fuori era tornato il sole.
Lui aveva una bella macchia di sugo.
Forse dando tempo al tempo.
Tutti e due i ragazzi erano scontenti.
Nessuno dei due era malato. Il resto
non conta, pensò.

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ARES E LA RETSINA

Quand’ero un poeta greco
non potevo sapere che un equipaggio di giovani marinai
avrebbe fatto la fine del topo
dentro un sommergibile atomico
né che Kitty Dubin
avrebbe deciso di non guardare più il telegiornale
con tutti quei bambini che attraversavano di corsa
la strada
bruciando, nel Vietnam.
La guerra sembrava bella,
brindavamo alla guerra col vino.
Ci sono volute molte vite per capire
che il vino è proprio un bagno di sangue.
Dimentichiamo chi fummo,
sorseggiando un bicchiere.
Bevi solo acqua, mi disse Steiner.
Tanto dolce è la perdizione
che alla fine l’alcol è l’unica vera religione.
Avremmo potuto essere angeli
ma il profumo della resina
mischiato all’uva fermentata
ci ha indotto a tralignare.
Non è stata una mela ma un grappolo d’uva.
Quella ragazza di cui non dico il nome
non posso scordare con che sguardo
mi disse: prosit. Io chiusi gli occhi.
Perdonatemi, non sarei un uomo
se avessi risposto no grazie.
Così la guerra non è mai finita,
nel nome del dio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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4 commenti

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4 risposte a “Sauro Albisani QUATTRO POESIE da “LA VALLE DELLE VISIONI” (Passigli, 2012)

  1. Scrivere una poesia sulla “felicità” è un atto di coraggio che solo pochi poeti possono assumere, e Sauro Albisani è certamente tra questi pochi. Non tratta argomenti bizzarri, si occupa di vicende vissute ma senza alcuna teodicea del non detto, senza assumere atteggiamenti sopra le righe, o sotto le righe, senza voler sbigottire o meravigliare nessuno, ci dice le cose con grande nitore e precisione, vuole avvicinare il lettore all’esperienza che la sua poesia vuole mostrare, senza albagie o toni incongrui ma con semplicità, con la semplicità che non è semplicismo, con la semplicità di sapere che nelle sue colonne sonore così quiete e come in sotto voce c’è posto per tutti.

  2. Ho provato molto gradimento per queste poesie; soprattutto la scrittura dell’autore mi ha affascinata con la resa di immagini quotidiane, all’interno delle quali riesce a inserire anche significati importanti per la vita di ogni giorno. Belle davvero. =)

  3. annibale carracci

    Bellissime… non significa nulla!
    Sia critico e giustifichi quel suo inutile “bellissime” !

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