Archivi del giorno: 18 aprile 2014

POESIE RUSSE SUGLI STRUMENTI MUSICALI TRADOTTE DA PAOLO STATUTI – Vladimir Majakovskij, Mirra Lochvizkaja, Ljudmila Desjatnikova

majakovskij-brik-pasternak

majakovskij-brik-pasternak

Majakovskij lilia Brik jalta-1926

Majakovskij lilia Brik jalta-1926

 

 

 
Vladimir Majakovskij (1893-1930)

 

Il violino e un po’ nervosamente
Il violino coi nervi tesi, supplicando,
a un tratto scoppiò in pianto
così infantilmente,
che il tamburo non resse:
“Bene, bene, bene!”
E lui stesso si stancò,
non finì di ascoltare il violino,
sgattaiolò in fretta
e se ne andò.
L’orchestra estraneamente guardava
il violino che si sfogava nel pianto
senza parole
senza tempo,
e solo chissà dove
uno stupido piatto
strepitava:
“Cos’è?”
“Com’è?”
E quando il flicorno –
cornoramato,
sudato,
gridò:
“Scemo,
piagnone,
asciugati!” –
io mi alzai,
barcollando, mi arrampicai tra le note,
tra i leggii curvi per lo spavento,
chissà perché gridai:
“Mio Dio!”,
mi buttai al collo di legno:
“Sai una cosa, violino?
Noi ci somigliamo tremendamente:
ecco anch’io
urlo –
ma non so dimostrare nulla!”
I musicisti ridono:
“S’è invischiato e come!
E’ venuto dalla fidanzata di legno!
Che testa!”
Ma io – me ne frego!
Io – sono un bel tipo.
“Sai una cosa, violino?
Dai –
Vivremo insieme!
Sì?” Continua a leggere

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INDAGINE INTORNO AL “SUICIDIO” DI VLADIMIR MAJAKOVSKIJ a cura di Antonio Sagredo e UNA POESIA: ” Alcune parole su mia madre”

 

manifesto

manifesto

manifesto di Rodcenko

manifesto di Rodcenko

 

majakovskij

majakovskij

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alcune parole su mia madre                                               

 

Io ho una madre su carta da parati fiordaliso.
E passeggio in pavonesse variopinte,
torturo, misurando col passo, arruffate margherite.
La sera prende a suonare su oboe arrugginiti,
mi avvicino alla finestra,
credendo,
che vedrò di nuovo
una nuvola
posatasi
sulla casa.
E alla mamma malata
passano i bisbigli della gente
dal letto all’angolo vuoto.
La mamma sa –
che questi sono mucchi di pensiero demente
che strisciano fuori da dietro ai tetti della fabbrica Šustov.
E quando la cornice della finestra insanguinerà
la mia fronte, incoronata da un cappello di feltro,
io dirò,
scostato con voce di basso l’ululato nel vento:
“ Mamma.
Se io avrò compassione
del vaso del vostro tormento,
pestato dai tacchi di una danza di nuvole, –
chi carezzerà le mani d’oro,
storte da una insegna presso le vetrine “Avanzo”? .

1913

(traduzione di A.M. Ripellino)

majakovskij volto

Nel capitolo Enciclopedia russa, in Cimiteri – Storie di rimpianti e di follie di G. Marcenaro, B. Mondadori, 2008, è descritta la storia che Majakovskij ebbe con Elizaveta Petrovna (nata in un paese degli Urali) già sposata nel 1923 con l’inglese George Jones, e che una volta in America diviene Helen Jones, Elly Jones) da cui sarebbe nata la loro figlia (dapprima Patricia Jones Thompson) poi Elena Vladimirovna Majakovskaja. Il poeta incontra Elly Jones a New York nel 1925. A Nizza nel 1928 Majakovskij incontra Elly e sua figlia Elena. Questi da adulta più volte si recherà a Mosca, sotto Patricia Jones Thompson, al cimitero di Novodevičij, dove intorno alla tomba di suo padre spargerà le ceneri di sua madre Elly.

Vari sono i motivi  e  fortissimi i dubbi circa il suicidio di Majakovskij: le riflessioni di Cesare De Michelis nel suo articolo, sul quotidiano “la Repubblica” del 13 aprile 2000 riportano anche quelle ricostruzioni “verosimili“ (elaborate tra il 1989 e il 1994) del giornalista-scrittore  Valentin Skorjatin che scrisse nel suo libro: “Il mistero della fine di Majakovskij”.

Elena Vladimirovna Majakovskaja

Elena Vladimirovna Majakovskaja

E iniziano:

1) l’ultima lettera del poeta fu scritta a matita (cosa mai fatta) perché preferiva la penna;

2) la lettera è datata 12 aprile e non 14 aprile, e fa pensare che il fatto doveva accadere il 12, ma poi accadde il 14;

3) i versi nella lettera riprendono frammenti di due anni prima (1928);

4) il tono della stessa non è il suo e non ha mai scritto nulla di simile, così dichiarò l’amico regista Ejzenštejn in appunto

Elena Vladimirovna Majakovskaja

Elena Vladimirovna Majakovskaja

trovato nel 1940 da Valentin Skorjatin;

5) il visto rifiutato al poeta per Parigi (ma non è vero per accuratissime ricerche), ma il poeta decise di non più partire lo stesso;

6) le dichiarazioni piene di enigmi  contraddizioni della Veronika Polonskaja (l’ultima sua donna) alla polizia;

7) perché tre agenti dei servizi segreti più la polizia per le prime indagini?;

.

carmelo bene recita poesie di majakovskij

carmelo bene recita poesie di majakovskij

8) la posizione del cadavere, e la testa rivolta verso la porta o verso la finestra?; 8) quali macchie di sangue si scorgevano dalla camicia?;

10) in che direzione era stato esploso il colpo e quali segni c’erano sul volto?;

11) chi era l’autista che lo riportò a casa dopo una serata passata dal suo biografo Vasilij  Kataev?, e chi era il commesso che portò al poeta dei libri il mattino del 14 aprile?;

12) nel verbale della polizia del 14 aprile si legge che ai piedi del morto era stata rinvenuta una mauser col n. 312045 (che il poeta non aveva mai posseduto), ma nei rapporti dei servizi si dice che il poeta s’era sparato con la sua browning n. 268979, poi consegnata agli atti dell’inchiesta;

scatto di Rodcenko

scatto di Rodcenko

13) le trame dei due Brik verso il poeta (poi che una vera passione per una donna altra non avrebbe dato loro più la possibilità di controllare il poeta!) passano attraverso due loro donne: Tat’jana Jakovleva presentata al poeta dalla sorella di Lilja, Elsa Triolet (moglie di Aragon); e poi Veronica Polonskaja – presentata da Osip Brik al poeta nel maggio 1929, e che il governo sovietico esclude dalla eredità majakovskiana, perché? Perché sua agente segreto?!;

14) anni prima i due Brik mettono il poeta in contatto con due agenti del OGPU: Jakov Agranov e Lev El’bert (primo e ultimo firmatario del necrologio apparso sulla Pravda del 15 aprile).

majakovskij e lilia brik

majakovskij e lilia brik

Majakovskij sembra aver confidato all’amico poeta Michail Svetlov il timore di essere arrestato: questo fa capire come i rapporti tra il poeta e il potere sovietico erano tesissimi! Ma la trappola si sta chiudendo: i due Brik se ne vanno all’estero, e sapranno a Berlino del suicido, ma da chi?.

Il giorno 14 aprile: l’agente El’bert gira  nella casa di coabitazione coi Brik, mentre il poeta se ne va, o si rifugia?, nel suo studio; c’è una uscita di servizio dalla cucina… la Polonskaja scende le scale verso le 10,15 dopo aver parlato col poeta… la porta dello studio si apre e compare qualcuno con la pistola, una mauser?,  in mano… il poeta cade e si rompe il setto nasale (come risulterebbe dalla maschera mortuaria). Questo qualcuno, dopo aver messo la lettera del poeta sulla scrivania e la pistola accanto al corpo fugge dalla porta di servizio; scende in strada e poco dopo  incontra due amici del poeta (Michail Kol’cov e Serghej Trat’jakov) già avvertiti, ma da chi?, dal secondo agente Agranov?; il qualcuno ritorna indietro con quei due fino alla stanza dove giace Majakovskij. Questa ricostruzione la ritengo pochissimo fantasiosa: essa per me si avvicina molto a quella io ho sempre pensato come vera o veritiera secondo le informazioni che allora possedevo. Il libro dello Skorjatin riporta anche alcune obiezioni dello studioso svedese Bengt Jangenfeldet, che nel 1985 pubblicò da Mondadori il carteggio tra il poeta e Lilja Brik. — Riferii le mie perplessità a Angelo Maria Ripellino (parecchi mesi prima della sua morte: 21 aprile del 1978), circa il fatto che il poeta si fosse ucciso di mano propria; e se così sarebbe stato costretto; e se non così, ucciso per mano altrui – che per me è più veritiero -. Lo slavista, ricordo, che mi fissò come allibito, era turbato, non so se a lui piacesse di più la morte romantica: il suicidio! Certo è che aveva i suoi forti dubbi se mi rispose più o meno:  “ si, è possibile, sia andata così, ma è così terribile! E il terribile era una cosa normale, consueta, a quei tempi!”.

 Majakovskij seduto   Ancora nel febbraio del 1978 dissi a Ripellino, durante una passeggiata in auto per Roma, che non ero molto d’accordo col “presagio” e che, invece, Majakovskij fu indotto ad uccidersi o fu addirittura ucciso! – Ripellino, non mi rispose. Così scrisse  Pasternàk: ”Secondo la mia opinione,  Majakovskij si è sparato per orgoglio, per aver condannato qualcosa in sé, qualcosa con cui non poteva  conciliarsi il suo amore proprio”; in  Pasternàk, Autobiografia, op.cit. p 77.

Ma c’è da restare di stucco se già nel poema del 1916-17 Uomo (*)(quadro: Majakovskij ai secoli) il poeta stesso ha il presagio dello stato dei suoi sentimenti in cui avvenne il suo suicidio; i versi recitano:

Questa è via Žukovskij?… Questa è via Majakovskij da millenni:/qui si è sparato davanti alla casa della donna amata”.

Lilia Brik

Lilia Brik

   Il rifiuto della sua ultima donna, Veronika Polonskaja (che se ne esce dalla casa del poeta quasi sbattendo la porta) di vivere stabilmente con Majakovskij (che l’aveva implorata di restare con lui) fu soltanto l’ultima concausa che lo portò pochi istanti dopo a spararsi. – Non si sa in effetti cosa pensare. Pesa su Majakovskij tutta una tradizione (quasi fosse obbligato a rispettarla!), una serie di morti di poeti: da Puškin in poi… suicidi mascherati da omicidi!

Ma la figlia di Majakovskij [Elena Vladimirovna (Patricia J. Thompson)] afferma: “Sur le suicide de Maïakovski, Patricia J. Thompson a une version intéressante. Pour elle, un homme de cette trempe ne pouvait mettre fin à ses jours pour une histoire sentimentale”. ( intervista del 26 ott. 2004). Continua a leggere

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