POESIE SUL TEMA DEL SIGNOR COGITO – Zbigniev Herbert, Ryszard Krynicki, Giorgio Linguaglossa, Francesco Tarantino, Sandra Evangelisti

Cogito Esculapio

 

testa bronzea di Augusto

testa bronzea di Augusto

Il Signor Cogito è l’uomo dell’Occidente. Colui che pensa dunque è. Herbert in questa poesia lo invita ad agire, perché il pensiero guida l’azione e, quest’ultima è un atto insieme etico, politico e, soprattutto, estetico. Gli rispondono, sul tema, Ryszard Krynicki, Giorgio Linguaglossa, Francesco Tarantino e Sandra Evangelisti.

(traduzioni dal polacco di Paolo Statuti)

 

 

 

Cogito soldati romani

Scuola di Atene, Raffaello i filosofi

Scuola di Atene, Raffaello i filosofi

 Zbigniev Herbert

Il sermone del signor Cogito

Va’ dove andaron quelli fino all’oscura meta
cercando il vello d’oro del nulla – tuo ultimo premio

va’ fiero tra quelli che stanno inginocchiati
tra spalle voltate e nella polvere abbattute

non per vivere ti sei salvato
hai poco tempo devi testimoniare

abbi coraggio quando il senno delude abbi coraggio
in fin dei conti questo solo è importante

e la tua Rabbia impotente sia come il mare
ogni volta che udrai la voce degli oppressi e dei frustati

non ti abbandoni tuo fratello lo Sdegno
per le spie i boia e i vili – essi vinceranno
sulla tua bara con sollievo getteranno una zolla
e il tarlo descriverà la tua vita allineata
e non perdonare invero non è in tuo potere
perdonare in nome di quelli traditi all’alba

ma guardati dall’inutile orgoglio
osserva allo specchio la tua faccia da pagliaccio
ripeti: m’hanno chiamato – non credo ch’io sia il migliore

fuggi l’aridità del cuore ama la fonte mattutina
l’uccello dal nome ignoto la quercia d’inverno
la luce sul muro il fulgore del cielo

ad essi non serve il tuo caldo respiro
son solo per dirti: nessuno ti consolerà

bada – quando la luna sui monti darà il segnale – alzati e va’
finché il sangue nel petto rivolgerà la tua scura stella

ripeti gli antichi scongiuri dell’uomo fiabe e leggende
raggiungerai così quel bene che non raggiungerai

ripeti solenni parole ripetile con tenacia
come quelli che andaron nel deserto perendo nella sabbia

e ti premieranno per questo come altrimenti non possono
con la sferza della beffa con la morte nel letamaio

va’ perché solo così sarai ammesso tra quei gelidi teschi
nel manipolo dei tuoi avi: Ghilgamesh, Ettore, Rolando
che difendono un regno sconfinato e città di ceneri
sii fedele va’

Cogito Statua romana

Scuola di Atene, dettaglio

Scuola di Atene, dettaglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ryszard Krynicki

La lingua, questa escrescenza carnosa

Al Signor Zbigniev Herbert
e al signor Cogito

la lingua, questa escrescenza carnosa che cresce nella ferita,
nell’aperta ferita della bocca, della bocca che si ciba di falsa verità,
la lingua, questo cuore scoperto che batte sull’esterno, questa nuda lama,
che è un’arma indifesa, questo bavaglio che soffoca
le fallite rivolte delle parole, questa bestia che ogni giorno familiarizza
con i denti umani, questa cosa disumana, che cresce in noi e ci
sormonta, questa bestia nutrita con la carne avvelenata del corpo,
questa bandiera rossa, che ingoiamo e sputiamo col sangue, questo
bìfido che ci accerchia, questa verace menzogna che abbaglia,
questo fanciullo, che imparando il vero, veracemente mentisce

1975
da: “Organismo collettivo” traduzione di Paolo Statuti

Germanico

Germanico

Cogito Pericle

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorgio Linguaglossa

Risposta al Signor Cogito di Zbigniev Herbert

Dice il Signor Cogito:
adesso capisco le geometrie implacabili di Escher,
quelle scale che non conducono in alcun luogo,
quei piani inclinati
che si inclinano sempre di più, quei vortici
di spigoli che sembrano discendere, ed invece
salgono verso l’alto, dove non si sa,
probabilmente verso nessun luogo,
comprendo le «bottiglie» di Morandi
e le «piazze d’Italia» di De Chirico
con il vento che le attraversa, quel vento che
nei dipinti di Morandi invece non c’è.

Comprendo Benjamin Britten il quale diceva che
scriveva musica per gli uomini,
comprendo anche Platone con l’utopia
della Repubblica perfetta
con a capo i filosofi e in basso gli schiavi
e «La città del sole» di Tommaso Campanella
dove tutti sono liberi e c’è commercio paritario di donne,
capisco perfino il Signor Cogito, quel maleducato
che quando esce sbatte sempre la porta,
adesso ho imparato a comprenderlo:
intendo le sue ragioni,
la legislazione delle sue idee che come pinnacoli
bucano il cielo della Ragione.

Dice il Signor Cogito:
«le mie ragioni sono usucapioni della Ragione universale».
Ho imparato, a mie spese, tutto ciò.
Comprendo anche il perché un filosofo come De Sideribus
mi sia stato ostile in tutti questi volgari anni,
e Sesto Empirico, e Quinto Metafisico,
anche costoro mi sono stati ostili,
comprendo anche perché Emanuele Kant
passeggiasse per le vie di Königsberg
puntuale sempre alla stessa ora
prima che i lanternai accendessero le lanterne
e gli orologiai accordassero gli orologi.

Ma, mi chiedo: «a che mi serve tutto ciò?, intendo:
che vantaggio ne ho tratto?».
Forse era preferibile quando ero giovane,
quando dubitavo di tutto ma ero ancora
capace di credere.

Cogito Annibale_Barca

Francesco Tarantino

Familia errante – Risposta al Signor Cogito di Zbigniev Herbert

Come fossero usciti da un tunnel,
dalle onde variegate di un mare in tempesta
che sconquassa e ti sbatte e restituisce
il fardello delle tue ossa rotte,
le tue carni sbiancate e inumidite
dagli inganni e dal giogo dei potenti,
dall’immisericordia degl’indifferenti.

Come un esodo di buio e di luce
in un’erranza attraverso i confini

Temistocle

Temistocle

che l’uomo ha ristabilito e difende
con le armi, coi fucili e le prigioni,
con il disprezzo e col colore della pelle.

Ma c’è un sole che illumina il creato
ed è per tutti gli uomini e le donne
di ogni colore e ogni solitudine,
di ogni caduta che ti fa rialzare
e di quei figli che porti per mano
sperando che sia lo stesso sole
ad illuminare il cammino dei tuoi passi.

 

 

 

messalina

 

Sandra Evangelisti
Risposta al Signor Cogito di Zbigniev Herbert 

 

La logica non è il mio forte
(almeno quella binaria).
Sono una donna e penso,
ma non ho mai pensato davvero
che ciò che tocco sia come lo vedo.
Quello che vedo appare, ma è proprio così come si mostra?
Sì, certo, anche nell’epoca dei “quanti “
si può affermare che tutto ciò che è riproducibile
è reale

(state attenti, riproducibile e non sperimentabile
come si diceva allora- è diverso).

Eppure se particelle uguali ma di carica opposta possono convivere
senza annullarsi, allora anche un’opposta dimensione può consistere con questa:
quello che non vediamo, quello che non tocchiamo.

Allora c’è l’opposto e il paradosso lo spiega.
Io sono perché sento, non solo perché penso, Signor Cogito.
Io sono particella di una corrente di vita universale
che in me partecipa ed è partecipata dal senziente, dal corpo materiale.
Allora ciò che penso conta poco, caro Signor pensante ,
perché partecipando di un’ energia che c’è
si fa fatica anche ad esser uno e ci si sente parte
di un mondo dove gli opposti coincidono.

Sono una madre: il paradosso mi conduce:
“Si guarda e non si vede: l’invisibile.
Si ascolta e non si sente: l’inudibile.
Si tocca e non si afferra: l’imprendibile.
Tre qualità inspiegabili
che, fuse, fanno l’unità.”*

“Cui omnia unum sunt et omnia ad unum trahit et
omnia in uno videt potest stabilis esse et in Deo
pacificus permanere.
O veritas Deus, fac me unum tecum
in caritate perpetua.”**
“Ex uno Verbo omnia***
et unum loquuntur omnia,
et hoc est Principium…….
*Lao Tzu, La regola Celeste, 14
**De Imitatione Christi, I,3
**De Imitatione Christi,I,3

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