TORNARE ALLA CORTE DI CESARE? – SUL TEMA DI ZBIGNIEV HERBERT: IL RITORNO DEL PROCONSOLE – Francesco Tarantino EPISTOLA DI GIULIO DECIMO AL GENERALE GERMANICO – Inedito

roma cesare

roma lupa capitolina

 

 

 

 

 

 

Il comandante di coorte Giulio Decimo risponde alla epistola del suo generale Germanico, compagno d’armi d’un tempo, che lo incita alla rivolta contro Cesare «padrone del mondo», con un rifiuto, gli dice che preferisce restare in provincia con «gente d’ulivo e falegnami» piuttosto che svernare a Roma «tra gli accattoni e gli arrampicatori», «puzzoni, infami mangiatori di cani, d’uccelli e di pollastrelle».

roma il_gladiatore_colosseo

Cogito a Roma

 

 

 

 

 

 

Francesco Tarantino

Un addio? Forse.
da Giulio Decimo a Germanico

Si, Germanico, raccontagli pure
le cazzate che vuoi e altre menzogne,
le improbabili vendette e le corna;
raccontagli il sangue versato e versa
veleno nella sua obnubilata
coscienza (se mai ne ha avuta una)
e tappagli le orecchie ché non senta
le grida, i lamenti di tutti i lutti
seminati e raccolti dalle madri
d’ignari soldati e dei centurioni,
da spose e sorelle e teneri amori.
Consolalo, nelle notti d’angoscia,
il tuo Cesare padrone del mondo,
il condottiero assetato di sangue,
il Deo del verminaio romanico,
il cinto d’alloro tra i senatori:
altri puzzoni, infami mangiatori
di cani, d’uccelli e di pollastrelle.
¿Ma dimmi, Germanico, sei sicuro
ch’è questa la volontà degli dei?
Forse dei tuoi che non sono, certo, i miei!
Tranquillo, amico di un tempo, ora non so!
Me ne resto qui, in questo esilio d’oro,
però non gioco a dadi coi bifolchi
– noi non siamo compagni di merende –
infatti non stiamo nella tua Roma
tra gli accattoni e gli arrampicatori.
Siamo gente d’ulivo e falegnami
piantatori di vigne e di memorie,
seminatori di sementi e pace,
falciatori di grano e di erbe amare,
coltivatori di orti ed altre essenze,
costruttori di flauti, di arpe e cetre.
E alla bella Selene non mentirle:
liberala da assurde devozioni
e lasciala vivere nuovi amori.
¿Dimenticarti? No, non potrei farlo!

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4 commenti

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4 risposte a “TORNARE ALLA CORTE DI CESARE? – SUL TEMA DI ZBIGNIEV HERBERT: IL RITORNO DEL PROCONSOLE – Francesco Tarantino EPISTOLA DI GIULIO DECIMO AL GENERALE GERMANICO – Inedito

  1. Anch’io ho scritto un articolo su Cesare: http://wwayne.wordpress.com/2014/04/07/giulio-cesare-cyberpunk/. Le mie considerazioni ti trovano d’accordo?

  2. “Tornare alla corte di Cesare” non è una questione retorica, è un interrogativo che tutti i poeti debbono tenere bene in mente. Ogni poeta sa qual è la posta in gioco: se tornare alla corte di Cesare accettando i suoi cerimoniali e i suoi riti, il suo linguaggio e le sue leggi, o se starsene lontani da Cesare, dai suoi linguaggi della menzogna e del potere e dai suoi lacché. Tra le due scelte non ci sono né ci possono essere vie di mezzo: o l’una o l’altra. I poeti di palazzo, i poeti lacché sanno di essere soltanto elementi di arredamento, suppellettili decorative che addestrano il proprio linguaggio ad una funzione servile.

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