Archivi del giorno: 11 aprile 2014

Steven Grieco AUTOANTOLOGIA (poesie inedite 1980-2014)

 

foto di Steven Grieco

foto di Steven Grieco

Steven GriecoSteven J. Grieco, nato in Svizzera nel 1949, poeta e traduttore. Scrive in inglese e in italiano. In passato ha prodotto vino e olio d’oliva nella campagna toscana, e coltivato piante aromatiche e officinali. Attualmente vive fra Roma e Jaipur (Rajasthan, India). In India pubblica dal 1980 poesie, prose e saggi. È stato uno dei vincitori del 3rd Vladimir Devidé Haiku Competition, Osaka, Japan, 2013. Ha presentato sue traduzioni di Mirza Asadullah Ghalib all’Istituto di Cultura dell’Ambasciata Italiana a New Delhi, in seguito pubblicate. Questo lavoro costituisce il primo tentativo di presentare in Italia la poesia del grande poeta urdu in chiave meno filologica, più accessibile all’amante della cultura e della poesia. Attualmente sta ultimando un decennale progetto di traduzione in lingua inglese e italiana di Heian waka, in tandem con il Prof. Teppei Yamada, dell’Università Meiji di Tokyo. In termini di estetica e filosofia dell’arte, si riconosce nella corrente di pensiero che fa capo a Mani Kaul (1944-2011), regista della Nouvelle Vague indiana, al quale fu legato anche da una amicizia fraterna durata oltre 30 anni; indirizzo e-mail: protokavi@gmail.com

Steven Grieco 2

 

 

 

 

 

 

IL MOLO AL PORTO DI IGOUMENITSA

il corpo

Andare verso la salvezza. Quale salvezza?

Dove sta la liberazione cosmica
se non nella conchiglia vuota del suo celarsi,
nell’inganno della nostra carne negata.

Questa nave dall’alta prua
scivolando sulle acque lucide
pronta a entrare nel porto,
ci sembrò un dio venuto
a portarci a casa.

Così, sempre, ricordammo
l’approdo deserto
che si spalanca in tutte le direzioni.

l’anima

E se l’universo fosse “un basamento
intorno alla bocca del pozzo”: e quella base
fosse costruita con le grandi pietre tagliate
dal brillio di tutte le stelle lontane!
Prossimi all’orlo,
così prossimi, facile sarebbe per noi intravedere
acqua limpida in fondo a quell’abisso,
e berla con i nostri occhi!

(trad. dall’inglese dell’autore)

foto di Steven Grieco

foto di Steven Grieco

PER ASHA BAHINJI
Udaipur, inverno

 

Ashaji! Sedevo di fronte a te,
mi parlavi di mito e archeologia,
illuminandomi
del tuo cenno inviolabile.

Più d’una volta
nel mattino splendente
volò la nectarinia in giardino,
attratta dal cupo fiore del banano,
come l’anima dal corpo:
un frullare policromo tra le foglie,
segreto tendere
verso il grave petalo purpureo.

Me ne stupii.
Seppure anch’io, da sempre,
nuotassi in quell’oceano. Continua a leggere

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“L’incontro di Telgte” romanzo di Günter Grass, letto da Marco Onofrio

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Il romanzo L’incontro di Telgte (1979), di Günter Grass, comincia con una frase emblematica: «Ieri sarà quel che domani è stato». La storia, cioè, è sottoposta a un fluire irresistibile di eventi concatenati, che trasforma in “ieri” ogni “domani”. Grass capovolge questo univoco scorrere attribuendo il futuro al passato, o viceversa; per questo pone a soglia del libro la “cifra” storica incarnata nella sua stessa operazione narrativa: di un recente “ieri” (il 1947) fa un tempo remoto, affidandolo alle ricorrenze – eterne, e forse immutabili – della vicenda umana. Nella Germania sconvolta dalla catastrofe bellica, due giovani scrittori, Hans Werner Richter e Alfred Andersch, fondano a Monaco, nel 1946, la rivista “Der Ruf”(cioè “Il grido di richiamo”). La rivista viene presto bloccata dal governo militare americano, ma fa in tempo a proclamarsi organo della generazione dei reduci (da cui il romanzo cosiddetto “lemurico”, che rappresenta lo smarrimento e la disperazione dei prigionieri di guerra, traumatizzati da ciò che hanno visto e vissuto) e di chiunque creda in un’Europa socialista unita, sotto la guida di équipes intellettuali. Nel settembre del 1947 nasce intorno a Richter il “Gruppo 47”.

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Ne L’incontro di Telgte Grass trasferisce l’esperienza (ormai trentennale) del “Gruppo 47” nella Germania del 1647, altrettanto provata dalla guerra dei Trent’anni. A Telgte si radunano i principali letterati del Barocco tedesco, in un fittizio incontro di fondazione che anticipa di tre secoli quello effettivo. Grass legge la storia in senso anti-hegeliano, come costante riprodursi delle medesime occasioni: gli esiti sono volta a volta diversi solo perché tutto è caos dominato dal caso, al di là dei patetici, disperati tentativi che l’uomo attua per imporre la misura di un “ordine”, che la forza stessa delle cose inesorabilmente scompone e poi dissolve, come i castelli di sabbia in riva al mare. Anche la mancata fondazione seicentesca del “Gruppo 47” è dovuta al caso, sotto forma di enigmatico incendio che distrugge la locanda della riunione e il manifesto politico tanto faticosamente stilato dai letterati. L’occasione perduta verrà appunto afferrata tre secoli dopo. Continua a leggere

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