Archivi del giorno: 9 aprile 2014

“LA GRANDE BELLEZZA” DI ROMA – Marisa Papa Ruggiero UNA POESIA “Io, il Gladiatore” – Inedito

roma il gladiatore

roma soldati romaniroma Il-GladiatoreMarisa Papa Ruggiero è nata a Roma nel 1943, ma vive a Napoli, dove ha insegnato per un trentennio nei Licei. La sua attività creativa (poesia lineare-visuale, prosa e critica) è documentata in diverse pubblicazioni antologiche e in riviste quali: «L’area di Broca», «Offerta Speciale», «Oltranza», «Lettera Internazionale», «Novilunio», «Risvolti», «AD HOC», «Paradossi Visuali», «Accenti Mundus». In «Poesia» è apparsa nella rubrica a cura di Mariella Bettarini: «Donne e poesia». Tre sue raccolte poetiche: Terra emersa (1991); Limite interdetto (1993); Origine inversa (1995, Premio Minturno); Campo giroscopico (1998); Persephonia (2001, presentato più volte come evento teatrale); Oblique ubiquità (in Locus solus –2003); Energie di campo (in Al di là del labirinto, 2010); Paesaggi di confine (L’Arca felice, 2012); Di volo e di lava (puntoacapo, 2013). Tra i libri d’artista: Il passaggio dei segni (2003); tra le opere in prosa: Le verità bugiarde (2008). È stata redattrice delle riviste: «Oltranza» e «Risvolti». Ha collaborato come redattrice alla fondazione della rivista di letteratura «Levania».

marisa papa ruggiero 1
Io, il Gladiatore

Le stelle a quest’ora hanno inondato l’arena
ma da dietro le sbarre vedo la notte cadere
dentro il mio corpo
il nuovo giorno tra poco
spingerà il suo passo dagli orti lontani
e incendierà i profili dei templi…
io, il lottatore più amato, l’atteso
da tutte le folle, io il trofeo designato
per festeggiare il Proconsole,
a me è dato il privilegio supremo:
sarà la belva più fiera e possente
la svolta finale del mio fato
in questa scheggia del tempo,
in questa piccola piega dell’universo
che fu il faro eterno del mondo…

Ma qui su questa terra fradicia di stragi
che esala tanfo di morte
corvi e sciacalli inferociti fiutano
la miseria lurida del sangue
il contagio eretico in ogni cellula,

a me è dato conoscerlo
io lo conosco
quell’urlo vivo imploso nella cenere,

io lo conosco nella carne

cos’è lo strazio che smembra e squarta
cos’è la morte,
tu inginocchiati
dal tuo colle olimpico
se puoi inginocchiati,
a te racconto cos’è la grandezza di un uomo
e lo racconto a te che oscenamente ti allunghi
sulle gradinate di questo stadio circolare,
a te bestia immonda che dal mio
sangue ti nutri e ti riproduci

Dove sono i Lari miei tutelari,
le tentatrici ninfe, gli erborari sacri?
Io su questo giaciglio sento
il gelo dell’abbandono in ogni osso
come un lungo grido sott’acqua
che nessuno sente,
la cetra della mia donna è da tempo muta:
quel giorno lei, la cantatrice, sulla mia sorte
ne strappò le corde e si recise la gola
ma ancora morde alle tempie
il suo canto tra le sbarre
come lapilli infuocati!

Fuori di qui altra strage si appresta,
l’eccitazione lascivamente striscia dai vicoli
e sale oscura dalle fondamenta;
si dà olio ai carri da guerra
si affilano le onorate armi,
guerrieri baciano le spose, non sanno
che il mostro viene da dentro,
romperà selvaggio gli argini ed è
cieco furore e caos

Io domani
oltrepasserò l’intero stadio della carne,
sì, le stelle hanno già inondato l’arena,
servirò d’immagine al coraggio
di molti e sarò in una sola volta
tutti i miei rami spezzati e
rinati, ogni albero
nato da me e
ogni mia morte
io sono il seme che lotta divenendo
orma e memoria, divenendo fiato e furore Continua a leggere

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TORNARE ALLA CORTE DI CESARE? – SUL TEMA DI ZBIGNIEV HERBERT: IL RITORNO DEL PROCONSOLE – Sandra Evangelisti TRE POESIE INEDITE EPISTOLE DI SELENE AL CONSOLE GERMANICO

statua romana l'imperatore Claudio

statua romana l’imperatore Claudio

volto romano di donna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sandra Evangelisti

 

 

 

 

 

 

foto di Daniele Ferroni. Sandra Evangelisti è nata nel 1964 a Forlì, città in cui vive e lavora. Dopo gli studi classici, si è laureata in Giurisprudenza. Ha pubblicato cinque raccolte di poesie: Lascio al mio uomo, 2008, L’ora di mezzo, dicembre 2008, Intanto tutto procede, 2010, Diario minimo,2011 e Cuore contrappunto, 2012. È collaboratrice del portale di arte e letteratura internazionale “Lankelot”. Ha una pagina a lei dedicata sul sito “Italian Poetry” e ha fondato il blog ladistensionedelverso.wordpress.com.

Roma statua2

 

Roma1

 

 

 

Sulla corruzione dei tempi

Da Selene al Console Germanico

Gli dirai , Console magnanimo, che l’inganno si nutre nella Provincia
e non solo nell’Urbe.
Nella città di Livio, Selene paga a caro prezzo la sua libertà.
Quando danzava nel gineceo ha imparato le arti del canto e della seduzione,
e di ogni governo terreno che si addice alla donna,
ma qui dove mercenari e gabellieri hanno la meglio sugli illustri Pretori che amministrano lo ius quod ad res et ad personas pertinet,
anche Selene è vittima di inganni.
Un villico della terra in cui si usò la verga per percuotere un sacerdote caro agli dei ctonii,
apparendo votato ad Ippocrate e fregiandosi del nome dell’Augusto Aurelio,
si è insinuato fra gli eletti delle Muse del Sacro Parnaso,
ma non per portare beneficio al Canto, bensì inganno
e parole contra ius et mala dicta:
così facendo ha reso il fato avverso a Selene.

Ella ne ha avuto conoscenza nel giorno dedicato al dio della guerra,
e il dolore ha invaso il suo cuore.

Io, Selene, dal canto argentino, ho innalzato il suo nome alla vetta del Parnaso,
e lui in cambio ha gettato menzogna
fra me e Cesare, o magnanimo console, e non solo,
ma anche davanti agli altri condottieri dell’Urbe e in Provincia
mi ha fatto apparire contraria a Diche e agli aruspici.

Il nome dei Lari ha turbato e ingannato la mente di Selene
con l’arte subdola che incanta il serpente e ha sede nel sonno.
Apparendo servo di Ippocrate ha carpito fiducia
e aumentato in sesterzi la borsa ed il peso.

Così in cambio della mia testa ha promesso a Cesare fama e gloria in Provincia
invitandolo a nozze tribali con un manipolo di autoctoni devoti alle erbe che bruciano (urtica dioica et urens).
Ma questo non a gloria degli dei, e Zeus Olimpio mi è testimone,
ma per innalzare se stesso, e prigioniero del male verso Selene,
che innocente gli offriva il suo canto, e solo il canto, mio Console, null’altro,
ti prego di crederlo nonostante egli vanti il contrario.

Selene, ignara, per via dell’insonnia e dell’ansia patite, si affidava alle cure,
ed egli tramava contro di lei ed in favore dell’ homen dell’Ara di Giano bifronte,
per portare qui Cesare e altri condottieri con l’inganno,
e adularli con sesterzi, matrone e i doni di Bacco e Proserpina.

Ecco come viene ripagato chi porta i doni del sacro Parnaso
a villici e indigeni rozzi e insolenti. Continua a leggere

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