GIANNI IASIMONE da “Chiavi storte” Poesie scelte

gianni iasimone_torino_ffCop chiavi storte.indd  GIANNI IASIMONE, è nato nel 1958 a Pietravairano, un piccolo centro dell’Alto Casertano. Laurea in D.A.M.S. con Giuliano Scabia presso l’Università degli Studi di Bologna e Master in Poesia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Urbino. Sue poesie e interventi sono apparsi in rete e su varie riviste: “Hyria”, n. 32, 1983  e  n. 37,  1984; “Opposizioni”, n. –7, 1989; “Mongolfiera”, 1990; “Poiesis”,  n. 3, 1994, “Alchimie”, 2007; “Tratti”, n. 68, 2005, n. 81, 2009, n. 92, 2013, ed è presente in alcune antologie tra le quali: Bologna e i suoi poeti, a cura di C. Castelli e G. Centi, Bologna, 1991. Nel 1991 ha pubblicato una raccolta di versi: La memoria facile, FILT (nell’ambito del centenario delle Camere del Lavoro di Milano, Torino, Piacenza). Nel 2002 ha pubblicato, per i tipi di Caramanica, il saggio critico: Conta nu cuntu! Il racconto orale come strumento creativo e comunicativo. Nel 2005 è uscito il poema “metà-fisico” Il mondo che credevo, Mobydick. Chiavi storte, Mobydick, è del 2012. Autore di video, ha realizzato alcuni cortometraggi tra i quali: Confessioni di una maschera, 1996, e 9 mesi in 9 minuti, 1998 (opera selezionata al Premio della critica cinematografica e televisiva “Castelli dell’Alta Marca Anconetana”, Fabriano, 1999). È uno dei fondatori dell’associazione Microcosmus (www.microcosmus.org) di Rimini, dove vive e lavora.

(da Chiavi storte, Mobydick, 2012)

 

gianni iasimone_raccontami una storia40 MAZZAMAURIEGLI DI PIETRA

 

Il mio paese sta appollaiato
come una giubba di contadino sgualcita
tra monti che si tengono per mano.
Uno pare un elefante punico pietrificato
inginocchiato davanti al sole che cala sul mare,
l’altro un cavallo sannita tra le nuvole
che ha appena disarcionato il suo cavaliere.
Tra immemori pastori, poi fini coltivatori,
falsi guerrieri in prestito dai popoli loci
gianni iasimone copertina il mondo che credevonella battaglia che perdura dai tempi
di Annibale condottiero e viaggiatore
ai finti Sandokan veri pirati svenditori
della loro terra di fatica, di lavoro.

E le case di bianco lacerato finimento
si levano sull’ombra delle muffite caverne,
occhi strappati verso la luce
delle fumose taverne in pianura
che ai loro piedi di pietra si spande.
Mietuta distesa di lenzuola
– tra eroiche bufale e pecore sole –
abbandonate al chiassoso vento,
ristrette nell’impietosa calura
sopra romane particelle di grano
e fossi marci di sgomento e fregatura.

Ma se dentro fai un po’ di silenzio
non di rado con rinnovato stupore
vedrai far capolino fra le amare zolle
– con le sembianze di fittili frammenti
più che di spiritelli protettori –
ancora i fremiti della fame,
le orme della speranza,
le anime di servi miscredenti,
voci senza suono di ineffabili stenti.

E le radici dei sogni
che ci precedono
come da sempre il verso
dove gira il mondo.

gianni iasimone_madeleine e-o ratatouille

 

 

 

 

 

 

42 ESPOSIZIONE

 

Come un vecchio ulivo deportato in laguna
resisto agli attacchi della nordica salsedine
condensando l’esilio in nodi di luna.

E la bora più che lo scirocco o grecale
mi scompiglia la chioma – scarne branche
del tronco ritorto sull’ampliata statale –

come mani fra i capelli non di olio unti,
ma di nuovi pidocchi – noti sfruttatori
finto trasparenti – di catrame bisunti.

Senza più radici né nome al secolo
noto, in piena luce su giusto pendio,
solo, in vaso, poca terra e senza scolo.

Neanche un ramarro, un piccolo sasso,
le stagioni passano e non mi adatto,
non muto, come uno strano tasso.

E ogni giorno una foglia abbandono
così esposto all’orgia dei clacson – ai fanali –
ma non è il gelido vento che non perdono.

gianni iasimone_irrimediabile_1

44 DI FRONTE

Di fronte alla casa terremotata
come un padre che consola
un figlio disperato
mi dispongo
in uno sconfinato campo
dove prima era il grano.
La stoppia sotto i piedi
tiene viva la ferita.

 

 

 

46 PICCOLE COSE

Nell’ultimo fine settimana
sono stato al mio paese a vendemmiare.
Ho dovuto attendere qualche giorno
per vinificare e, per non sprecare il tempo,
mi sono dedicato a piccole cose.
Ho salutato i pochi e ormai vecchi amici,
ho raccolto noci e qualche castagna.
E ho aggiustato la porta della cantina
dove ormai non passavano solo foglie e spifferi,
ma anche il ranocchio di passaggio
e la donnola in cerca di una tana.
Ma soprattutto ho ascoltato mio padre
che è tornato dal suo ostinato silenzio,
e insieme abbiamo lavato le botti
e le bottiglie, tutti i recipienti vinari,
pulito e sistemato ogni cosa,
– come faceva la mamma –
affinché quest’anno il vino
che in forma d’uva già prometteva faville
torni veramente grande, armonioso
come una piccola rosa.

cop gianni iasimone contanucunto

 

 

 

 

 

50

Eccomi qua.
Da solo.
Di fronte al tempo
del dolore puro.
Gioia? Sì.
Pure sprazzi di autentica felicità.
No! Prego, troppa luce no.

gianni iasimone_irrimediabile_2

 

 

 

 

 

 

 

72 MEMORICIDIO?

Sono a casa da un po’ di giorni per futili motivi di salute.
Fuori fa freddo da cani e da un po’ nevica così fitto che il cuore ne risente.
Fisso davanti alla finestra per un infinito istante resto senza respiro mentre osservo
i fiocchi che vanno giù dritti o danzano improvvisi con insolite, surreali coreografie.
Mi riprendo. Per farmi compagnia metto su il violino aspro e tagliente
di un giovane promettente musicista: musica a tratti struggente,
che ti prende, ti solleva e ti distrugge.
Di fiori, miele e lama che affonda, come una sublime nenia mozartiana.
Lascio le luci spente e sto per sprofondare nel divano del soggiorno.
Pochi istanti e ci ripenso.
Decido di ripulire come ogni mattina il parquet già abbastanza pulito.
Darò solo una stracciata veloce tanto per rinfrescare l’aria, che sa un po’ di chiuso,
un po’ di mare vicino, di argentea sabbia muschiata.
Tiro su le sedie della sala e i tappeti più piccoli compreso quello dell’ingresso.
Il gatto è accoccolato sul cuscino di una sedia in cucina lato termosifone.
Mi muovo tra una stanza e l’altra con passo sincopato sul già greve respiro:
rifaccio un letto ancora caldo e prezioso come il sogno;
raccolgo in un angolo un coccio di un souvenir di maiolica rotto chissà quando;
alzo da terra calzini spaiati lanciati in aria dai bambini, fogli di carta scarabocchiati.
Poi senza volerlo mi imbatto in un vecchio disegno nascosto chissà per pudore.
Sugli scaffali lascio la polvere ancora leggera che ha lasciato un Vesuvio remoto,
mentre senza sgomento metto una mano nel water per togliere un baffo di cacca indurita
che forse ha lasciato mia figlia più piccola ieri sera o stamane prima della scuola.
Cammino avanti e indietro come una bestia non piegata in cerca di chissà che cosa,
forse di quel fischio là fuori che taglia in due l’ordinario disordine di queste stanze.
Snervato torno in soggiorno e mi fermo ancora un attimo a guardare oltre la finestra il tempo.
Mi ricordo di un compleanno e di un’indicibile separazione, della fine
di ogni forma di senso e se questo è ancora un uomo,
di un bambino perso nel bianco sporco di cenere di quel lunghissimo inverno.
E mentre la musica fa quello che deve fare, mi commuovo,
ma non per la morte di mia madre, che dalle viscere della terra si raccomanda
di non dimenticare di cucinare qualcosa non solo per i bimbi.
E rimettere tutte le cose al loro posto

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3 commenti

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3 risposte a “GIANNI IASIMONE da “Chiavi storte” Poesie scelte

  1. monica martinelli

    Complimenti a Gianni Iasimone per questo libro “Chiavi storte” che ho avuto il piacere di leggere e apprezzare.
    Le sue poesie sono dense, ruvide, vigorose, non lasciano spazio a esitazioni e infingimenti, ti gettano addosso la realtà senza orpelli e in tutto il suo necessario dolore. Sequenze di immagini e memorie, come “..le radici dei sogni/che ci precedono/come da sempre il verso/dove gira il mondo.”
    Una voce autentica e vibrante che trasporta il lettore all’interno del ritmo incalzante dei suoi versi, e ci ricorda che la poesia talvolta riesce anche a “..rimettere tutte le cose al loro posto.”
    Saluti
    Monica Martinelli

    • La migliore ispirazione Guanni Iasimone la trova quando ritorna alle sue radici, al paese natale Mazzamuriegli, è lì che scocca la forza vitale della sua moderna elegia. La sua poesia è composta di immagini fulminanti, nei suoi momenti migliori le immagini si accavallano, si sviluppano secondo una sequenza onirica e realistica insieme, tra sogno e realtà, desiderio e principio di realtà. La sua ispirazione è anche una aspirazione a raggiungere lo stato di quiete, lo stato del sogno. Il quotidiano è dentro e fuori del sogno, e il sogno è dentro e fuori del reale, in questo ventaglio mimetico la poesia di Iasimone ritrova la magia dello stato di quiete.

  2. Claudia chiarato

    Ciao Gianni, ci siamo conosciuti in un locale ieri sera a Forli.
    Sono Claudia di padova. Ho avuto stasera un po’ di tempo per leggere alcune tue.. Righe.. Mi piacciono e mi riservo. Di leggerne altre!
    Grazie a te ed ai tuoi amici per aver redo la nostra serata mia e della mia amica) ancora piu’ piacevole!
    Un caro saluto a te ed a loro.
    Serena notte.
    Claudia

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