Lidia Sella “Eros il dio lontano” (2012), nota di lettura di Vincenzo Guarracino

lidia sella eros-il-dio-lontano Non è una raccolta di liriche Eros, il dio lontano. Visioni sull’Amore in Occidente (La vita Felice,  2012, ora alla quarta edizione) di Lidia Sella: è qualcosa di più e di meglio. È un poema che alcuni titoli giustapposti, esattamente 17, suddividono in capitoli, stavo per dire in libri. Titoli come Cosmo innamorato, Processo a Eros, Un’etica di gruppo, Nostalgia di Eros, Afrodite alla deriva, Nella gabbia del femminismo, Il filo di Arianna, Ostaggi della Notte e il conclusivo L’almanacco dei sogni, danno già a un dipresso l’idea del contenuto complessivo e tradiscono l’ambizione di comprendere e tredescrivere fenomeni fisici e spirituali su fondali non solo mitici e astratti.

unoUn poema cosmogonico, antropologico, sociologico e psicologico dunque, intorno a un’Entità divina che governa – nel bene e nel male, in presenza o in assenza – la storia umana, a livello sia collettivo che individuale. Un poema svolto in un flusso di coscienza, attraverso un labirinto di immagini animate da un’intima forza e coerenza fantastica: si può circoscriverne così contenuto e forma, con modelli e ascendenti lontani, quali i poeti-filosofi presocratici o il latino Lucrezio, ma filtrati attraverso la passione molto moderna di una che, per dirla con Mallarmé, ha letto tutti i libri e sente la tristezza della carne.

dueSe qui dalla mitologia si parte, non è per immettersi in un mero scenario  culturale, all’interno cioè della “rinascita della mitologia” che, a fasi alterne, dall’800 ai nostri giorni, ha interessato la cultura occidentale, quanto piuttosto per veder agire a livello di percezione, e di esperienza, un’immagine, un motivo “divino”, archetipico, incistato nelle coscienze, quale è Eros, il dio sì della tradizione mitica dei Greci e delle cosmogonie orfiche, che fa nascere l’amore non soltanto negli umani, ma al tempo stesso la grande Entità, il “propellente spirituale”, che protende la sua influenza sotto varie forme e nomi, con esiti non sempre correttamente accettati.  È a lui, “demone” dai mille volti, che la poetessa soprattutto si rivolge, con il lettore quale testimone e complice della sua allocuzione: è con lui che intesse un fitto dialogo (tra vagheggiamento, invocazione, accusa, deplorazione, giustificazione), che si dipana lungo l’intero libro, come punto di approdo di una propria lunga peripezia di pensiero, di una personale meditazione e interrogazione poetica, che segue un percorso fantastico fissandosi in immagini ora tenere e appassionate, ora dure, spesso memorabili, dietro cui si avvertono pulsioni per nulla occasionali e superficiali, come appare anche da una sezione del libro precedente, La figlia di AR (La Vita Felice, Milano 2011), dedicata sempre al tema dell’amore.

lidia sella 1Poesia e pensiero, insomma, per dar voce a una visione pagana, sì, dell’eros ma anche intimamente compresa delle proprie responsabilità civili e morali, sulla scena della nostra inquieta e lacerata modernità: è la percezione dell’amore come energia che percorre e vivifica ogni parte dell’universo, con un suo proprio disegno perseguito attraverso leggi segrete, e tuttavia è anche consapevolezza della povertà dei tempi, dei nostri tempi, sull’orlo di un baratro di irreversibile scadimento (di valori, di energie), di quel “serraglio di disperati” (un “teatro di devastazione e di orrore”, addirittura) preconizzato dal Leopardi del Frammento sul suicidio, di cui proprio Eros è il più diretto interessato e vittima. Con l’estremo auspicio di un’utopistica rinascita nel segno di una ekpýrosis universale: “Che imploda dunque / la nostra società agonizzante. / Una fiammata catartica…”. È  con questo fuoco rigeneratore che Lidia Sella ci lascia, contemplando uno scenario di fiamme e cenere da cui dovrebbe risorgere una stirpe nuova: di eroi, di uomini.

(Vincenzo Guarracino)

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