CINQUE  POETI SVEDESI CONTEMPORANEI –  Tomas Tranströmer (1931) Goran Sonnevi (1939) Goran Tunstrom (1937-2000) Ulf Eriksson (1958) Claes Andersson (1937)

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astratto, esopianeta di Giuseppe Pedota

Sweden Nobel Literature

da “Antologia della poesia svedese contemporanea” a cura di Helena Sanson e Edoardo Zuccato (Crocetti, 1996)

L’impressione che la poesia svedese lascia ad un lettore italiano è qualcosa che sta tra il mistico e l’esotico, una poesia che sta molto più in avanti rispetto a quella italiana, e molto più indietro; ma è forse una impressione errata. In realtà, la poesia svedese abita il contemporaneo, ha una sua incomparabile vitalità e intensità. È una poesia verticale, che pensa la verticalità, si esprime in verticale (al contrario di quella italiana da Satura (1971) in poi che si esprime in orizzontale). Anche la direzionalità delle sue metafore è orientata in verticale. È una poesia fatta con i mattoni delle immagini, nutrita di immagini concatenate, concavo-convesse, interne-esterne, addita, mediante una circospezione prospezione metaforica dell’oggetto, al piano metafisico delle «cose», al lato oscuro, all’ombra delle «cose», come se nell’ombra vi fosse una maggiore vitalità e una maggiore visibilità che non nella luce. Ogni autore si differenzia dall’altro per via della longitudine e della latitudine, ma ogni poesia è imparentata all’altra da segreti cunicoli, come di vasi comunicanti. Può accadere che, quando, all’improvviso, si offrono condizioni vantaggiose la poesia si ritrovi inaspettatamente ad abitare il contemporaneo.  Per esempio, anche (e soprattutto grazie) quando la poesia sconfina nell’astrazione della metafora, come in Tranströmer, essa ci dice un di più intorno all’oggetto, ci fa scoprire quell’oggetto che non conoscevamo, ci fa entrare dentro un’altra morfologia, una diversa fisiologia dell’oggetto. 

(Giorgio Linguaglossa)

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Tomas Tranströmer (1931)

LE PIETRE

Sento cadere le pietre che abbiamo gettato,
cristalline negli anni. Nella valle
volano le azioni confuse dell’attimo
gridando da cima a cima degli alberi, tacciono
nell’aria più leggera del presente, planano
come rondini da cima
a cima dei monti finché
raggiungono l’altopiano più remoto
lungo la frontiera con l’aldilà.
Là cadono
le nostre azioni cristalline
su nessun fondo,
tranne noi stessi.

 

SULLA STORIA (PARTE V)

Fuori, sul terreno non lontano dall’abitato
giace da mesi un quotidiano dimenticato, pieno di avvenimenti.
Invecchia con i giorni e con le notti, con il sole e con la pioggia,
sta per farsi pianta, per farsi cavolo, sta per unirsi al suolo.
Come un ricordo lentamente si trasforma diventando te.

 

MOTIVO MEDIEVALE

Sotto le nostre espressioni stupefatte
c’è sempre il cranio, il volto impenetrabile. Mentre
il sole lento ruota nel cielo.
La partita a scacchi prosegue.

Un rumore di forbici da parrucchiere nei cespugli.
Il sole ruota lento nel cielo.
La partita a scacchi si interrompe sul pari.
Nel silenzio di un arcobaleno.

 

Goran Sonnevi (1939)

Con la tua mano tocchi
il linguaggio sovrano
Vi è un sogno
oltre ogni forma di violenza

L’architettura del mondo sotterraneo risplende
di raggi scuri
Di fronte alla paura
hai solo la compassione, che vede

*

Quando Cantor dice che la libertà
è l’essenza della matematica, capisco cosa intende
Quella non ha limiti né fine
Ma è di per sé anche il limite
dell’indeterminato. Ho anche visto la matematica
come un cristallo, che cresce. E perciò,
come un carcere Il supercarcere che cresce
Tutti vi sono rinchiusi. La differenza non esiste
E tuttavia, la sensazione che ogni formalizzazione
mi rinchiuda, benché la ragione dica
che così dev’essere, se dobbiamo capire
qualcosa Sempre più profondo nel logos
profondo Il suo sottosuolo Il suo cielo Nemmeno qui
ci sono differenze. La formalizzazione
ultima? Non esiste Come ogni giorno
è l’ultimo giorno Seguiamo la libertà a cui ci costringe

 

 

Goran Tunstrom (1937-2000)

DESIDERIO ULTIMO

Ciò che in fondo desidero
da una poesia
è
che possa essere letta
lentamente
che si possa invecchiare
tra una parola e l’altra;
che quella giallo farfalla, cinese
sugli enigmi mai risolti dello spazio
ascolti spensierata
sull’estremità del ramo lucente.

 

PER TE CHE RICHIEDI UNA POESIA

Stanotte mi sono chinato sul tuo letto
Abbracciavi l’aria con le mani
E la vita volgeva occhi grandi verso te

Lo so: il nostro giorno era stato la scogliera
da cui sei uscita con violenza

Ma come l’acqua dalla scogliera
venisti verso la mia bocca,
e tutto fu luna e profumo d’acero
Proprio fra il sonno e la veglia
Ora lo sai: la poesia è possibile
per questa cosa che manca a metà.

 

Ulf Eriksson (1958)

LINGUAGGIO/OMBRA

Medito per un attimo sull’ombra.
Da bambino gridavo
se me la calpestavano

Che cosa è dentro di noi?

Io e un altro diventiamo più visibili parlando,
la conversazione è un ponte ben saldo
sospeso fra noi

Più tardi, in sogno, vedo passare un uomo
sullo stretto ponte sospeso,
la sua ombra precipita silenziosa
e invisibile, nell’aria

 

L’AMATA DORME

Che l’amata dorma
è un topos,
ma non si ripete mai uguale.
Il corpo è cosciente di se stesso
dove riposa
e dove elabora le distanze dalle stelle.
Non abbiamo che la pesantezza,
e quella trattiene a sé tutta la terra.

 

Claes Andersson

Claes Andersson

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Claes Andersson (1937)

 

SE MAI CI RITROVASSERO

Ci eravamo interrati, e si stava meglio.
Tutti comunque continuarono a scavare.
Alla fine ci sembrò che fosse relativamente sicuro – relativamente
Nessuno osava alzare la testa, salvo in certi giorni.
Quel che accade allora era oltre l’orizzonte:
si illuminò come improvvisamente
può illuminarsi un viso
alla finestra di una casa in fiamme.
Cosa stava accadendo, cosa accade in realtà?
Ci immaginiamo di tutto,
e forse solo quello era la nostra malattia.
Se mai ci ritrovassero
sarebbe in grotte così silenziose
che si sentirebbe cadere una nave.

Claes Andersson

Claes Andersson

 

 

 

 

 

 

Già da bambino amavo qualcuno che ti somigliava.
L’insonnia poi mi fece passare dormendo
i miei giorni migliori. Le notti le passavo nel desiderio
dell’oblio. Quando il giorno si avvicinava, si manifestava
in forma di donna. Mi baciò con la sua lingua di luce,
baciò sabbia sotto le mie palpebre e mi tenevo sveglio
con gli occhi che bruciavano finché la notte
mi tornava sotto la pelle con la sua chiara agitazione.

2 commenti

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2 risposte a “CINQUE  POETI SVEDESI CONTEMPORANEI –  Tomas Tranströmer (1931) Goran Sonnevi (1939) Goran Tunstrom (1937-2000) Ulf Eriksson (1958) Claes Andersson (1937)

  1. Pingback: due poesie di Göran Tunström | il sasso nello stagno di An Gre

  2. ECCELLENTE SELEZIONE DEI MODERNI POETI SVEDESI. GRAZIE!

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