Maria Rosaria Madonna Una poesia, Adversos Ipazia (inedito) con un Commento di Giorgio Linguaglossa

 Il Mangiaparole rivista n. 1Maria Rosaria Madonna (Palermo, 1943 Roma, 2002) ha pubblicato nel 1992 Stige con prefazione di Amelia Rosselli. Ha collaborato con il quadrimestrale di letteratura “Poiesis”. La sua opera completa, in gran parte inedita, attende la pubblicazione per le edizioni EdiLet di Roma.

roma Ipazia con i rotoli

 

 

 

 

 

 

 

* 415 dopo Cristo. La filosofa Ipazia cammina per le vie di Alessandria d’Egitto tra due ali di folla festante che rende onore alla scienziata. È avvolta in una tunica bianchissima che le avvolge il bellissimo corpo. Dietro l’angolo, in un vicolo, il vescovo Cirillo aizza all’assassinio della filosofa una torma di parabolani, i fanatici aguzzini della nuova fede che la uccideranno smembrandole il corpo.

roma Ipazia

roma Ipazia agora

 

 

 

 

 

 

 

 

Requisitoria del vescovo di Alessandria Cirillo «adversos Ipazia» *

Parla Ipazia dell’ordine delle stelle!?
(Dell’ordine delle stelle!?)
Ci dica Ipazia: per chi brilla la stella del vespero!?
E quella del mattino!?
Per chi brilla la stella del mattino!?
Per me? Per voi? Per noi tutti?
(Per noi tutti!?)
O forse per nessuno!?

Come può la pagana Ipazia parlarci delle stelle fisse!?
Tiene forse Ipazia l’inventario delle stelle!?
Cammina forse Ipazia con una stella sulla sua testa!?
Come può la sua bocca parlare con le stelle!?
Osa la sua bocca parlare con le stelle!?
Con le stelle!?
Afferma Ipazia che l’algida luna è nient’altro
che polvere di stelle!?
Che la luna è un ammasso di polvere!?
Che brilla di luce riflessa!?
Che essa è vera e non vera!?
Che essa è fatta di polvere e di acqua
Come il nostro mondo sublunare!?
Che non c’è resurrezione della carne!?
Che un mortale non può diventare immortale!?
Davvero, Ipazia afferma questo!?
Che un immortale non può indossare panni mortali!?
Davvero, Ipazia afferma questo!?

dal film Ipazia. I famigerati parabolani catturano Ipazia

dal film Agorà. I famigerati parabolani catturano Ipazia

roma Ipazia parabolani

 

 

 

 

 

 

Che cosa ci dice la sua matematica?

E sul movimento degli astri?
Che gli astri si muovono intorno al sole?
Di grazia, parla Ipazia con le sfere celesti?
Osa asserire questo Ipazia?

Come può la sua bocca parlare?
Come può la sua bocca bestemmiare?
Si ricreda (Ipazia!), resti nel gineceo o prenda marito
E abbracci la fede di Cristo!
Rinneghi Ipazia la sua matematica!
Si ricreda Ipazia!
Prima che sia
Troppo
Tardi

6 commenti

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6 risposte a “Maria Rosaria Madonna Una poesia, Adversos Ipazia (inedito) con un Commento di Giorgio Linguaglossa

  1. Splendida Ipazia! Il tuo essere donna coltissima e bellissima ti ha portata alla morte.

    • campovalentino

      Mariarosaria Madonna è tra le voci più originali e più intense della poesia Italiana degli ultimi anni. Stige è una silloge fondamentale ed imprescindibile per chiunque desideri comprendere cosa sia accaduto al reparto poesia dagli anni novanta ad oggi. Ha aperto la strada a dozzine di poetesse e poeti che hanno cercato di emularne la ricerca linguistica anche se spesso con risultati poco ispirati ed originali. Il suo italiano frammisto di latino, il suo pseudolatino medievale sono i resti sopravvissuti all’alluvione,le assi alla deriva di un vissuto solo apparentemente ancorato alla memoria dell’autrice, un vissuto che una lingua straniata restituisce a frammenti e scaglie. ” Si cum tuo licore nel mio core/versato, si cum tuo livore sul mio/onore posato, si cum tuo stiletto in mio/diletto infernato, si cum tua malia/in mia regalia instanato, si cum mea/trebile ardua Canossa supra tue/ossa annerato, sic transeat mea amaritudo./Interceda tunc lux sancta et benefica/affinchè lo mattino more ustorio/vampa infuocata discacci l’ombra/e mora lo demonio dello inferno!/io sempiterno dolzore amo e rinsavisco/e marcisco e porto lo crocifisso sulle spalle/leggero come l’albero di betulla.

  2. Una requisitoria tutta d’un fiato. Una requisitoria che è un campionario di interrogazioni retoriche, artificiose e artefatte in bocca a Cirillo, il responsabile dell’orribile delitto di Ipazia squartata viva dai fanatici parabolani al servizio e al soldo del vescovo di Alessandria. La più grande scienziata del tardo impero viene condannata a morte dal più fanatico dei seguaci di una nuova religione fondamentalista dell’intransigenza e della trascendenza immanentista del dio unico e assoluto.
    Madonna in questa poesia ci consegna un mirabile esempio di come si possa unire il massimo della comunicazione con un impiego martellante e possessivo di una sola figura retorica: l’interrogazione reiterata e martellata fino alla menzogna più assoluta, e ciò viene fatto con la fanatica possessione di chi si crede unto dalla parola dell’onnipotente. La parola della menzogna qui è la parola distillata e cristallina di Cirillo, il quale parla ai fanatici con la parola di chi si ritiene l’intermediario tra dio e l’uomo, con chi si crede detentore della parola-verità.
    Madonna non usa la parola al femminile, ma utilizza la parola del potere e della menzogna abilmente artefatta, la fa vedere nella sua nudità, ne mostra la proditoria menzogna. Il discorso di madonna è tutto incentrato contro il potere di chi si autodichiara di parlare in nome della verità.assoluta.
    Il discorso requisitoria di Madonna mostra l’altro lato della medaglia di ogni discorso che rispetti le regole della retorica per svelarne la sua intima contestura di menzogna e di diffamazione. La menzogna della parola di Cirillo è affine alla parola della calunnia e della diffamazione pur se si presenta sotto le vesti di una parola nobile, anzi, tanto più il discorso di Cirillo si vuole addobbato di aura sacrale, quanto più il suo discorso è nudo, fatto di violenza nuda e cruda.
    Il discorso poetico in Madonna ha questo elemento intrinseco: il suo presentarsi quale discorso della verità di contro alla posticcia verità dei manichini che si muovono e parlano in nome di una presunta verità, di una verità che si vuole filiazione di un dio

  3. ricevo alla mia email e lo trascrivo questo commento di Laura Sagliocco:

    Nel corso dei secoli la figura di Ipazia – resa oggi popolare dal film di Alejandro Amenábar – è stata fatta oggetto di molteplici scritture che l’hanno reinventata nei modi più diversi. Ultima custode della fede negli antichi dei ovvero anima naturaliter christiana (se non addirittura convertita al cristianesimo come affermano alcuni apologeti di scarsissima credibilità), matematica precorritrice dell’astronomia moderna ovvero sacerdotessa dispensatrice di insegnamenti esoterici, mistica neoplatonica ovvero incarnazione di un sapere “illuministico” represso dal fanatismo religioso, e poi naturalmente “gloria del genere femminile” in quanto emblema di autoaffermazione per tutte le donne vittime della violenza e della ferocia maschili, Ipazia è diventata un’icona. La sua storia è diventata un mito. I cristiani si sono applicati con la massima ferocia nel distruggere accuratamente tutti i suoi libri, cancellare tutti i riferimenti che gli altri scrittori dell’antichità hanno fatto al suo nome e alle sue scoperte. È stato un omicidio deliberato, continuato, aggravato dall’odio e dalla premeditazione. .
    La poesia di Madonna è grido che si leva nel deserto, è un inno indiretto ad Ipazia, alla forza del suo pensiero di contro agli stregoni della nuova barbarie della nuova religione, un inno ad una grandissima scienziata e donna.

  4. antonio sagredo

    Come un cane d’Alsazia raspavo a unghiate
    pus cavo e marce ossa nelle sacre scritture,
    l’abbaiare di megafoni flautolenti senza midolla,
    gli incisivi corrosi da un cariato Verbo!

    L’Angelus, scornato più di un carnefice bovino,
    risonava di muggiti dagli altari a fittizi morituri,
    orfano dell’ex-voto e nutrimento di infelici mercenari,
    di parabole… tutte le moschee per non vivere!

    A quando e come sarà reale il non dare se stessi
    ai Cesari o agli Dei se non un altrove vivente agire
    sul Nulla, un marcire a dismisura per una fede… icona
    miserabile, implorante luce… quinta, o… chi muore?

    E io chiusi gli occhi a Dio e alle mani il sangue Mio
    e di Ipazia, a luminate letanie e vegliardi di creta,
    e ai lampioni della Conoscenza una corona d’epitaffi!
    Eresia, basta con l’Essere, sono stanco di subirlo!

    Patiboli, ho incarnato la Compassione!… Non alla voce di un poeta
    toccherà la lama di un nuovo avvento, ma al Dormiente non-nato
    un solo vivere di ignominia, se non fingono gli specchi feriti
    l’unto e noi, opachi in contumacia, destinati a una sconfitta!

    antonio sagredo

    Vermicino, 20 maggio 2009
    ——————————-
    dal poema ORIANA :

    Oriana, ultima castellana, salutami le tue sorelle!
    E altre, e altre ancora che il destino e la condanna
    già conoscono – dal futuro!
    Marina, Ipazia, Saffo, Emily, Gaspara Stampa!

    Un sentiero di rame m’incerta il cammino.
    Sono spine d’argento queste foglie d’ulivo.

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