I PRIMI 5 SONETTI di WILLIAM SHAKESPEARE – TRADUZIONI A CONFRONTO di Giuliana Lucchini e Raffaello Utzeri

Shakespeare 31

From fairest creatures we desire increase,
That thereby beauty’s Rose might never die,
But as the riper should by time decease,
His tender heir might bear his memory;
But thou, contracted to thine own bright eyes,
Feed’st thy light’s flame with self-substantial fuel,
Making a famine where abundance lies,
Thyself thy foe, to thy sweet self too cruel.
Thou that art now the world’s fresh ornament
And only herald to the gaudy spring,
Within thine own bud buriest thy content,
And, tender churl, mak’st waste in niggarding.
Pity the world, or else this glutton be,
To eat the world’s due, by the grave and thee.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAVersione di Raffaello Utzeri

I
Prole auguriamo alle creature belle,
la rosa di bellezza mai ne muoia;
ma quando il tempo la matura, e cade,
giovani eredi eternino il ricordo.
Tu, fidanzato ai tuoi stessi occhi splendidi,
bruci te stesso, esca della tua fiamma,
fai carestia nell’abbondanza, in danno
del tuo dolce te stesso assai crudele.
Sei il più gaio ornamento che ora ha il mondo,
l’unico araldo delle primavere;
però se fai morire in boccio il germe,
mio dolce avaro, il tuo risparmio è sperpero.
Pensa anche al mondo, o sarà tanto ingordo
da inghiottir ciò che è suo, con la tua fossa.

Giuliana Lucchini

Giuliana Lucchini

versione di Giuliana Lucchini

1
Da belle creature aneliamo discendenza,
Ché rosa di bellezza così mai non muoia,
Ma se col tempo si matura a decadenza,
Possa un tenero erede portarne memoria.
E tu votato agli occhi tuoi d’ogni beltà,
Luce ne nutri, di te fiamma sostanziale,
Recando penuria dove abbondanza sta,
Tu stesso tuo nemico, al dolce te esiziale.
Tu che ora sei del mondo il suo fresco ornamento,
E il solo araldo di primavera primizia,
Ancora nel boccio tumuli il tuo contento
E tenero avaro ti sprechi d’avarizia.
Pietà del mondo, altrimenti ingordigia è
Mangiarsi il dovuto, dalla tomba e da te.

*

shakespeare-image2

When forty winters shall besiege thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty’s field,
Thy youth’s proud livery, so gaz’d on now,
Will be a totter’d weed of small worth held.
Then being ask’d, where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days;
To say within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame, and thriftless praise.
How much more praise deserv’d thy beauty’s use
If thou could’st answer “This fair child of mine
Shall sum my count, and make my old excuse”,
Proving his beauty by succession thine.
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel’st it cold.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

II
Quando quaranta inverni alla tua fronte
faranno assedio e scaveranno a fondo
trincee nel campo della tua bellezza,
questa altera livrea di gioventù
ora tanto invidiata, avrà la stima
di una logora stoffa a basso prezzo.
Chiesto allora dov’è che si nasconde
tutto il tesoro dei tuoi giorni ardenti,
rispondere “nei miei occhi infossati”
che vergogna sarebbe, assurda lode!
Ma come se ne approverebbe l’uso
se tu potessi dire: “il mio bel figlio
salda il mio conto e la vecchiaia scusa”,
essendo erede della tua bellezza!
Sarebbe un tuo rinascere da vecchio,
scaldarti il sangue al sentirtelo freddo.

giuliana lucchini con chitarraversione di Giuliana Lucchini

2
Quando quaranta inverni alla fronte assediata
In campo di beltà scavino solchi a fondo,
La bella livrea di gioventù così ammirata
Sarà logora, veste di ben poco conto.
Richiesto dove sia tutta la tua beltà,
Dove tutto il tesoro del tuo tempo aitante,
Dire ‘negli occhi’ segnati in profondità
Sarebbe vanto inutile, onta divorante.
Quanto più vanto merita beltà che s’usa,
Potendo replicare ‘questo figlio bello
Mi salda il conto e che sia vecchio chiede scusa’,
Mostrando tua la sua beltà, retaggio in quello.
Sarà rifarsi nuovo se vecchio sarai,
Vederti in sangue caldo se freddo l’avrai.

*

shakespeare_23

Look in thy glass, and tell the face thou viewest
Now is the time that face should form another,
Whose fresh repair if now thou not renewest
Thou dost beguile the world, unbless some mother.
For where is she so fair whose uneared womb
Disdains the tillage of thy husbandry?
Or who is he so fond will be the tomb
Of his self-love to stop posterity?
Thou art thy mother’s glass, and she in thee
Calls back the lovely April of her prime;
So thou through windows of thine age shalt see,
Despite of wrinkles, this thy golden time.
But if thou live remembered not to be,
Die single, and thine image dies with thee.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

III
Guarda lo specchio e di’ al viso che vedi:
“ormai è tempo di formarne un altro”;
se non innesti adesso il tuo bel fiore,
rubi al mondo e sacrifichi una madre.
Chi mai, bella che sia, non si darebbe
vergine a questa tua virilità?
Sopporteresti di essere la tomba
del tuo amor proprio, per negarti ai posteri?
Tu sei lo specchio di tua madre, in te
lei rivive i bei tempi del suo aprile:
a spregio delle rughe anche tu avresti
giorni d’oro a finestra dell’età.
Ma se vivi per non lasciar memoria,
scapolo morirai con la tua immagine.

Giuliana lucchiniversione di Giuliana Lucchini

3
Guardati allo specchio e dì al viso che vi vedi
Ch’è tempo ora per quel viso di farne un altro,
Al cui fresco rinnovo se ora non provvedi,
Defraudi il mondo, sconsacri madre peraltro.
Dov’è una sì bella, il cui ventre non solcato
Disdegni il vomere di tua virilità?
O chi dell’amore di sé è così infatuato
Da farsi tomba, arrestare posterità?
Tu sei lo specchio di tua madre ed ella in te
Richiama il suo dolce aprile di prima data,
Così dai vetri degli anni vedrai in te,
Malgrado le rughe, questa tua età dorata.
Ma se vivi per non essere ricordato,
Muori celibe, al sembiante morire è dato.

*

shakespeare b4

Unthrifty loveliness, why dost thou spend
Upon thy self thy beauty’s legacy?
Nature’s bequest gives nothing, but doth lend,
And being frank she lends to those are free:
Then, beauteous niggard, why dost thou abuse
The bounteous largess given thee to give!
Profitless usurer, why dost thou use
So great a sum of sums, yet canst not live?
For having traffic with thy self alone,
Thou of thy self thy sweet self dost deceive:
Then how when nature calls thee to begone,
What acceptable audit canst thou leave?
Thy unused beauty must be tombed with thee,
Which, used, lives th’ executor to be.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

IV

Bellezza prodiga, perché mai spendi
il tuo bel patrimonio entro te stesso?
I doni di natura sono prestiti
che lei fa, generosa, ai generosi;
bell’avaro, perché dunque tu abusi
del beneficio avuto per donare?
Usuraio sbancato, perché accumuli
tante somme, se poi non hai da vivere?
Se, trafficando solo con te stesso,
privi te stesso del tuo dolce io,
quando ti scaccerà dal mondo la natura
che consuntivo esibirai per buono?
La tua bellezza, senza impiego, deve
seppellirsi con te. Bene investita,
vivrebbe per curarti il testamento.

Giuliana Lucchini

Giuliana Lucchini

versione di Giuliana Lucchini

4
Prodiga leggiadria, davvero perché spendere
Su te stesso il tuo patrimonio di beltà?
Natura non dà a lascito, ma presta a rendere,
È franca e presta a chi commercia in libertà.
Allora mio bell’avaro, perché tu abusi
Dei munifici doni dati a te per dare;
Usuraio senza profitti, perché tu usi
Gran somma di somme, incapace di sfamare?
Perché negoziando con te stesso soltanto
Ti privi da te stesso del tuo dolce te,
Se Natura ti chiama a dipartita intanto,
Qual resoconto accetto lascerai di te?
Non usata Bellezza in tomba con te andrà,
Che se usata tuo testamentario sarà.

*

shakespeare5

Those hours, that with gentle work did frame
The lovely gaze where every eye doth dwell,
Will play the tyrants to the very same
And that unfair which fairly doth excel;
For never-resting time leads summer on
To hideous winter, and confounds him there;
Sap checked with frost, and lusty leaves quite gone,
Beauty o’er-snowed and bareness every where:
Then were not summer’s distillation left,
A liquid prisoner pent in walls of glass,
Beauty’s effect with beauty were bereft,
Nor it, nor no remembrance what it was:
But flowers distill’d, though they with winter meet,
Leese but their show; their substance still lives
sweet.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

V
Le ore, che gentili ricamarono
quel bell’aspetto in cui ogni occhio indugia,
contro lui stesso fattesi tiranne
guasteranno ciò che ora eccelle in bello;
perché il tempo senza riposo spinge
l’estate in mischia con l’odioso inverno,
linfe in brina, turgide foglie andate,
bellezza congelata e nudo ovunque.
Se non restasse poi l’essenza estiva,
liquida prigioniera chiusa in vetro,
la bellezza sarebbe col suo effetto
persa, e il ricordo di ciò che essa fu.
Ma i fiori distillati, anche in inverno,
perso il colore, in dolci essenze vivono.

Giuliana lucchiniversione di Giuliana Lucchini

5
Le ore che formarono con gentil lavoro
La bella immagine dove ogni occhio dimora
Tiranne saranno verso la stessa, loro,
Togliendo bellezza a chi bellamente infiora.
Il Tempo che mai posa induce avanti estate
Verso l’inverno orrendo e la confonde là,
Linfa morsa dal gelo e foglie fresche, andate;
Bellezza sotto neve e ovunque aridità.
Se l’essenza d’estate non fosse lasciata
Liquida prigioniera in pareti di vetro,
Di sua beltà bellezza sarebbe privata,
Né lei né il suo ricordo resterebbe dietro.
Fiore distillato cede a inverno apparenza,
La sua sostanza vive dolce in una essenza.

 

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1 Commento

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Una risposta a “I PRIMI 5 SONETTI di WILLIAM SHAKESPEARE – TRADUZIONI A CONFRONTO di Giuliana Lucchini e Raffaello Utzeri

  1. Monica

    AGGIUNGO LA VERSIONE DI PINO COLIZZI, IN ENDECASILLABI.
    (da “I Sonetti di William Shakespeare tradotti e letti da Pino Colizzi” Società Editrice Dante Alighieri)
    NELLE VERSIONI QUI PUBBLICATE MANCA MUSICALITA’
    ENJOY!
    Sonetto 1
    Dalle creature belle vogliam frutti,
    ché splendore di rosa mai non muoia,
    che se armonia e beltà verran distrutti,
    ricordino di lor, fulgore e gioia:
    ma stregato dagli occhi tuoi lucenti,
    ai quali, dai te stesso in alimento,
    tu immoli il molto al poco e ti contenti,
    crudele e ostile al tuo stesso fermento.
    Tu che del mondo adesso sei l’orgoglio,
    sola espression di primavera e speme,
    la tua sostanza uccidi nel germoglio,
    tenero avaro, e sperperi il tuo seme:
    abbi pietà del mondo, gretto ingordo:
    con quel che è suo, divori il tuo ricordo.

    Sonetto 2
    Quando vedrò trincee su quella fronte
    che i tuoi quaranta inverni avran scavato,
    la tua bellezza, adesso pura fonte,
    sarà un inutil cencio malandato:
    e a chi ti chiederà dov’è beltate,
    dov’è il tesoro dell’età fiorente,
    risponderai: “nelle orbite infossate”,
    con disagio del cuore e della mente.
    Nobil sarebbe invece il tuo cipiglio,
    se potessi risponder con fierezza:
    “Riscatta le mie rughe questo figlio,
    erede degno della mia bellezza”.
    Sarebbe come ritornar fiorente,
    e il sangue freddo, risentir bollente.

    Sonetto 3
    Guarda lo specchio e di’ al volto che vedi
    che è tempo di creare un altro volto,
    perché se a questo rinnovar non cedi,
    la gioia ad una madre e al mondo hai tolto.
    Qual grembo incolto mai, può disprezzare
    l’opera tua di buon coltivatore?
    O c’è chi si ama, e vuole sotterrare,
    senza un erede, il suo stesso splendore?
    Come tu di tua madre sei lo specchio,
    del fulgido suo april fedele messo,
    così quando anche tu diverrai vecchio
    nelle rughe vedrai l’oro di adesso.
    Ma se rifiuti d’esser ricordato,
    morirai solo e sarai cancellato.

    Sonetto 4
    Perché mia prodiga beltà tu spendi,
    solo su te di tua bellezza il bene?
    Natura presta, e tu ingrato non rendi,
    ciò che ella offre a quelli ai quali tiene:
    e allora bell’avaro perché abusi
    dei ricchi doni che tu devi dare?
    Perché gretto usuraio ora non usi
    quel gran tesoro e insisti a lesinare?
    Se solo con te stesso hai confidenza,
    con te stesso tu sei ladro e spietato,
    quando natura vorrà tua partenza,
    il tuo bilancio sarà mai approvato?
    L’infeconda beltà con te finisce,
    feconda, in un erede rifiorisce.

    Sonetto 5
    Quelle ore che con un gentil lavoro
    fecer l’ aspetto che ogni occhio gode
    rivorranno spietate il lor tesoro,
    e sarà brutto , il bello che oggi ha lode:
    il tempo da instancabile bracciante,
    spinge l’estate dentro il crudo inverno,
    la linfa arresta e gela nelle piante,
    il freddo uccide ciò che sembra eterno:
    anche se si chiudesse dentro un vetro
    l’essenza dell’estate, prigioniera,
    la bellezza non tornerebbe indietro,
    e mai ricorderebbe quel che era.
    Ma elude inverno, il fior che riproduce,
    lui appassirà, ma vivrà la sua luce.

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