Archivi del giorno: 23 marzo 2014

I PRIMI 5 SONETTI di WILLIAM SHAKESPEARE – TRADUZIONI A CONFRONTO di Giuliana Lucchini e Raffaello Utzeri

Shakespeare 31

From fairest creatures we desire increase,
That thereby beauty’s Rose might never die,
But as the riper should by time decease,
His tender heir might bear his memory;
But thou, contracted to thine own bright eyes,
Feed’st thy light’s flame with self-substantial fuel,
Making a famine where abundance lies,
Thyself thy foe, to thy sweet self too cruel.
Thou that art now the world’s fresh ornament
And only herald to the gaudy spring,
Within thine own bud buriest thy content,
And, tender churl, mak’st waste in niggarding.
Pity the world, or else this glutton be,
To eat the world’s due, by the grave and thee.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAVersione di Raffaello Utzeri

I
Prole auguriamo alle creature belle,
la rosa di bellezza mai ne muoia;
ma quando il tempo la matura, e cade,
giovani eredi eternino il ricordo.
Tu, fidanzato ai tuoi stessi occhi splendidi,
bruci te stesso, esca della tua fiamma,
fai carestia nell’abbondanza, in danno
del tuo dolce te stesso assai crudele.
Sei il più gaio ornamento che ora ha il mondo,
l’unico araldo delle primavere;
però se fai morire in boccio il germe,
mio dolce avaro, il tuo risparmio è sperpero.
Pensa anche al mondo, o sarà tanto ingordo
da inghiottir ciò che è suo, con la tua fossa.

Giuliana Lucchini

Giuliana Lucchini

versione di Giuliana Lucchini

1
Da belle creature aneliamo discendenza,
Ché rosa di bellezza così mai non muoia,
Ma se col tempo si matura a decadenza,
Possa un tenero erede portarne memoria.
E tu votato agli occhi tuoi d’ogni beltà,
Luce ne nutri, di te fiamma sostanziale,
Recando penuria dove abbondanza sta,
Tu stesso tuo nemico, al dolce te esiziale.
Tu che ora sei del mondo il suo fresco ornamento,
E il solo araldo di primavera primizia,
Ancora nel boccio tumuli il tuo contento
E tenero avaro ti sprechi d’avarizia.
Pietà del mondo, altrimenti ingordigia è
Mangiarsi il dovuto, dalla tomba e da te.

*

shakespeare-image2

When forty winters shall besiege thy brow,
And dig deep trenches in thy beauty’s field,
Thy youth’s proud livery, so gaz’d on now,
Will be a totter’d weed of small worth held.
Then being ask’d, where all thy beauty lies,
Where all the treasure of thy lusty days;
To say within thine own deep-sunken eyes,
Were an all-eating shame, and thriftless praise.
How much more praise deserv’d thy beauty’s use
If thou could’st answer “This fair child of mine
Shall sum my count, and make my old excuse”,
Proving his beauty by succession thine.
This were to be new made when thou art old,
And see thy blood warm when thou feel’st it cold.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

II
Quando quaranta inverni alla tua fronte
faranno assedio e scaveranno a fondo
trincee nel campo della tua bellezza,
questa altera livrea di gioventù
ora tanto invidiata, avrà la stima
di una logora stoffa a basso prezzo.
Chiesto allora dov’è che si nasconde
tutto il tesoro dei tuoi giorni ardenti,
rispondere “nei miei occhi infossati”
che vergogna sarebbe, assurda lode!
Ma come se ne approverebbe l’uso
se tu potessi dire: “il mio bel figlio
salda il mio conto e la vecchiaia scusa”,
essendo erede della tua bellezza!
Sarebbe un tuo rinascere da vecchio,
scaldarti il sangue al sentirtelo freddo.

giuliana lucchini con chitarraversione di Giuliana Lucchini

2
Quando quaranta inverni alla fronte assediata
In campo di beltà scavino solchi a fondo,
La bella livrea di gioventù così ammirata
Sarà logora, veste di ben poco conto.
Richiesto dove sia tutta la tua beltà,
Dove tutto il tesoro del tuo tempo aitante,
Dire ‘negli occhi’ segnati in profondità
Sarebbe vanto inutile, onta divorante.
Quanto più vanto merita beltà che s’usa,
Potendo replicare ‘questo figlio bello
Mi salda il conto e che sia vecchio chiede scusa’,
Mostrando tua la sua beltà, retaggio in quello.
Sarà rifarsi nuovo se vecchio sarai,
Vederti in sangue caldo se freddo l’avrai.

*

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Look in thy glass, and tell the face thou viewest
Now is the time that face should form another,
Whose fresh repair if now thou not renewest
Thou dost beguile the world, unbless some mother.
For where is she so fair whose uneared womb
Disdains the tillage of thy husbandry?
Or who is he so fond will be the tomb
Of his self-love to stop posterity?
Thou art thy mother’s glass, and she in thee
Calls back the lovely April of her prime;
So thou through windows of thine age shalt see,
Despite of wrinkles, this thy golden time.
But if thou live remembered not to be,
Die single, and thine image dies with thee.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

III
Guarda lo specchio e di’ al viso che vedi:
“ormai è tempo di formarne un altro”;
se non innesti adesso il tuo bel fiore,
rubi al mondo e sacrifichi una madre.
Chi mai, bella che sia, non si darebbe
vergine a questa tua virilità?
Sopporteresti di essere la tomba
del tuo amor proprio, per negarti ai posteri?
Tu sei lo specchio di tua madre, in te
lei rivive i bei tempi del suo aprile:
a spregio delle rughe anche tu avresti
giorni d’oro a finestra dell’età.
Ma se vivi per non lasciar memoria,
scapolo morirai con la tua immagine.

Giuliana lucchiniversione di Giuliana Lucchini

3
Guardati allo specchio e dì al viso che vi vedi
Ch’è tempo ora per quel viso di farne un altro,
Al cui fresco rinnovo se ora non provvedi,
Defraudi il mondo, sconsacri madre peraltro.
Dov’è una sì bella, il cui ventre non solcato
Disdegni il vomere di tua virilità?
O chi dell’amore di sé è così infatuato
Da farsi tomba, arrestare posterità?
Tu sei lo specchio di tua madre ed ella in te
Richiama il suo dolce aprile di prima data,
Così dai vetri degli anni vedrai in te,
Malgrado le rughe, questa tua età dorata.
Ma se vivi per non essere ricordato,
Muori celibe, al sembiante morire è dato.

*

shakespeare b4

Unthrifty loveliness, why dost thou spend
Upon thy self thy beauty’s legacy?
Nature’s bequest gives nothing, but doth lend,
And being frank she lends to those are free:
Then, beauteous niggard, why dost thou abuse
The bounteous largess given thee to give!
Profitless usurer, why dost thou use
So great a sum of sums, yet canst not live?
For having traffic with thy self alone,
Thou of thy self thy sweet self dost deceive:
Then how when nature calls thee to begone,
What acceptable audit canst thou leave?
Thy unused beauty must be tombed with thee,
Which, used, lives th’ executor to be.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

IV

Bellezza prodiga, perché mai spendi
il tuo bel patrimonio entro te stesso?
I doni di natura sono prestiti
che lei fa, generosa, ai generosi;
bell’avaro, perché dunque tu abusi
del beneficio avuto per donare?
Usuraio sbancato, perché accumuli
tante somme, se poi non hai da vivere?
Se, trafficando solo con te stesso,
privi te stesso del tuo dolce io,
quando ti scaccerà dal mondo la natura
che consuntivo esibirai per buono?
La tua bellezza, senza impiego, deve
seppellirsi con te. Bene investita,
vivrebbe per curarti il testamento.

Giuliana Lucchini

Giuliana Lucchini

versione di Giuliana Lucchini

4
Prodiga leggiadria, davvero perché spendere
Su te stesso il tuo patrimonio di beltà?
Natura non dà a lascito, ma presta a rendere,
È franca e presta a chi commercia in libertà.
Allora mio bell’avaro, perché tu abusi
Dei munifici doni dati a te per dare;
Usuraio senza profitti, perché tu usi
Gran somma di somme, incapace di sfamare?
Perché negoziando con te stesso soltanto
Ti privi da te stesso del tuo dolce te,
Se Natura ti chiama a dipartita intanto,
Qual resoconto accetto lascerai di te?
Non usata Bellezza in tomba con te andrà,
Che se usata tuo testamentario sarà.

*

shakespeare5

Those hours, that with gentle work did frame
The lovely gaze where every eye doth dwell,
Will play the tyrants to the very same
And that unfair which fairly doth excel;
For never-resting time leads summer on
To hideous winter, and confounds him there;
Sap checked with frost, and lusty leaves quite gone,
Beauty o’er-snowed and bareness every where:
Then were not summer’s distillation left,
A liquid prisoner pent in walls of glass,
Beauty’s effect with beauty were bereft,
Nor it, nor no remembrance what it was:
But flowers distill’d, though they with winter meet,
Leese but their show; their substance still lives
sweet.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAversione di Raffaello Utzeri

V
Le ore, che gentili ricamarono
quel bell’aspetto in cui ogni occhio indugia,
contro lui stesso fattesi tiranne
guasteranno ciò che ora eccelle in bello;
perché il tempo senza riposo spinge
l’estate in mischia con l’odioso inverno,
linfe in brina, turgide foglie andate,
bellezza congelata e nudo ovunque.
Se non restasse poi l’essenza estiva,
liquida prigioniera chiusa in vetro,
la bellezza sarebbe col suo effetto
persa, e il ricordo di ciò che essa fu.
Ma i fiori distillati, anche in inverno,
perso il colore, in dolci essenze vivono.

Giuliana lucchiniversione di Giuliana Lucchini

5
Le ore che formarono con gentil lavoro
La bella immagine dove ogni occhio dimora
Tiranne saranno verso la stessa, loro,
Togliendo bellezza a chi bellamente infiora.
Il Tempo che mai posa induce avanti estate
Verso l’inverno orrendo e la confonde là,
Linfa morsa dal gelo e foglie fresche, andate;
Bellezza sotto neve e ovunque aridità.
Se l’essenza d’estate non fosse lasciata
Liquida prigioniera in pareti di vetro,
Di sua beltà bellezza sarebbe privata,
Né lei né il suo ricordo resterebbe dietro.
Fiore distillato cede a inverno apparenza,
La sua sostanza vive dolce in una essenza.

 

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I SONETTI di WILLIAM SHAKESPEARE – PRESENTAZIONE di Giuliana Lucchini

1609, pubblicati a Londra la prima volta presso Thorpe in formato ‘in-quarto’, sono rimaste 13 copie dell’originale, conservate in Biblioteche di Gran Bretagna e Stati Uniti.
Poesia d’amore fine secolo XVI. Spontaneità e artificio. La naturalezza lirica del sentimento d’amore viene a inserirsi perfettamente entro lo schema pre-costituito del ‘sonetto’ di moda. Petrarca nella mente, i poeti vi si esibiscono intorno alla corte di Elisabetta I. L’amore per la persona, vera o presunta, si concentra in amore per l’arte poetica, ne diventa un solo obiettivo, con tutto il trasporto che l’emozione comporta, sia il sentimento autentico o d’invenzione, messo al tornio dell’arte retorica e dell’immaginazione letteraria a vari livelli di bravura, secondo la forza del poeta coinvolto.
Perché Shakespeare eccelle sugli altri poeti suoi contemporanei? Perché il suo grado di eccellenza si manifesta non solo in un’opera lirica, ma anche in quella drammatica, in cui il suo talento non è più paragonabile, in quanto sovrasta tutti gli altri del suo tempo. Il suo genio creativo è di qualità unica, non ripetibile.

 Shakespeare non  si limita a proseguire la traccia petrarchesca. Shakespeare inventa. Così la rigida forma del sonetto prenderà nome da lui (sonetto shakespeariano/sonetto inglese), per lo scarto inventivo sul sistema rimato con chiusura in distico finale, a soluzione dei 14 versi del testo fissati in pentapodia giambica : ABAB CDCD EFEF GG.
Amore sacro e amore profano: amore spirituale e, per la prima volta in un testo lirico, amore carnale. Il puro afflato celebrativo dello spirito desiderante muove pulsioni scrittorie contaminato da contingenze di realtà quotidiane.
L’opera, composta di 154 ‘sonetti’, si articola per segmenti e gruppi, di argomento e tono diversi. Indirizzata alla persona amata – per la prima volta in letteratura da uomo a uomo – vi si muovono, non per voce propria ma condotti a mano dell’autore, ‘personae’, personaggi reali, almeno tre in rappresentazione : l’amato, oggetto del verso sublime; un poeta rivale che dedica poesie alla stessa persona amata, suscitando gelosie; una misteriosa e sensuale ‘dark lady’ enigmatica traditrice, in virtù della quale si consacra il triangolo amoroso, con effetto di novità per il verso canonico ancora una volta in gestazione anticonvenzionale.

Ad essi si aggiungono i personaggi astratti, quasi tangibili, del Tempo, e della classica Musa, la Poesia. Natura e Morte non mancano, secondo l’immaginativa comune. Il non detto affiora. C’è tutto l’occorrente per una storia d’intrighi. Tale da rendere questo Canzoniere, lirico per natura, pronto ad affrontare anche le luci della ribalta del secolo XXI per un confronto drammatico. Secondo la profezia del sonetto 81, v. 11 : “And tongues to be, your being shall rehearse”.
Gli ultimi due sonetti (153-154) sono invece convenzionali e indipendenti dal contesto (sebbene vi si trovino passaggi ironici che lo connettono a chiusura del ciclo della ‘dark lady’). Vere esercitazioni di composizione poetica secondo canoni classici, le due variazioni, stile poetico-narrativo, possono essere state scritte in qualunque momento della vita del Poeta, a partire da sollecitazioni imitative di unepigramma greco del V secolo, ascritto a Marianus Scholasticus poeta bizantino, inserito nell’Antologia Palatina (in traduzione latina 1603, ma probabilmente tradotto prima in inglese da Ben Jonson – come sostengono gli studiosi).

shakespeare teatroSezione I.

La sequenza si presenta in struttura omogenea per stile e tema. Comprende il ciclo dei sonetti 1-17, d’argomento ‘matrimoniale’: il poeta in pratica esorta il giovinetto a sposarsi, perché la Bellezza eterna che in lui si raffigura possa, in contrasto con il Tempo distruggitore, rinnovarsi e vivere nella sua progenie. Tutto questo, impreziosito di riflessioni su natura e arte, verità e artefatto. Si celebra un mondo spirituale che esalta l’amore platonico del bello e benedice il santo riprodursi della creazione. Sebbene ossequioso, il sentimento d’amore è altruistico e fraterno fra uomini legati da rispetto e amicizia reciproca, con le dovute distanze di ceto, di censo, e d’età – il giovane appartenendo alla più alta nobiltà, bellissimo allo sguardo contemplativo del poeta: distanze sottolineate, nei più alti esiti, dall’uso letterario e aristocratico della seconda persona singolare, thou/thee (e conseguenti thy/thine) – eccezione fatta per il metaforico sonetto 5, che coinvolge il Tempo in modo diretto; e per i sonetti 13, 15, 16, 17, quando già affiora un più disinvolto coinvolgimento di relazione amichevole che permette al poeta di rivolgersi al nobile giovane con il più quotidiano, seppure reverente, uso del you (your/yours).

shakespeareCon la seconda più larga sezione dei sonetti, 18-126, inizia un rapporto interpersonale tra amato e amante, quasi metafisico, sviluppato in atteggiamento d’adorazione da parte dell’amante verso la Bellezza unica e totale – maschile/femminile (Master-Mistress) – che l’amato impersona (reso immortale nel sonetto 20 “A woman’s face, with Nature’s own hand painted”, v.1).
Il poeta prosegue nel tono deferente, con la dovuta devozione, mentre i termini del thou/you si interscambiano in testi susseguenti, a seconda dell’umore. È chiara una maggiore intimità fra poeta e destinatario. La bellezza, di cui l’occhio-pittore diventa lo specchio (son.24), è ancora il miraggio della contemplazione; mentre lo specchio come oggetto, di moda fra i nobili, presentato nel son. 3, si ripropone al son. 22 “My glass will not persuade me that I am old”, v.1, e al son. 77 “Thy glass will show you how the beauties wear”, v.1.
Un nutrito gruppo di sonetti coinvolge il tema della lontananza, in specie per un viaggio, che induce il poeta a riflettere su contrasti di carne e pensiero, conflitti fra occhio e cuore, ombra e sostanza, verità/illusione (son.43,44,46,47, 48, 50, 51, 52,53,54,56). (L’argomento sarà ripreso nei son. 98,113).

Shakespeare s_First_Folio_1623La pulsione emotiva del processo scrittorio porta il pensiero d’amore, platonico e altruistico per il bene dell’altro nella prima sezione, a trasformarsi gradualmente in sentimento ossessivo, al punto da fare vedere al poeta rappresentati in questo amore tutti i suoi altri amori (son.31“Thy bosom is endearèd with all hearts”, v.1), cui rinuncia offrendoli in somma all’amato, (son. 40 “Take all my loves, my love, yea, take them all”, v.1) in uno slancio che supera ogni gelosia. A una sola condizione però, che si escluda l’inganno (idem : “But yet be blamed, if thou thyself eceivest/ By wilful taste of what thyself refusest/ I do forgive thy robbery, gentle thief”, vv. 7-9), portando a concludere “.. yet we must not be foes” (idem : v.14). Problemi di fedeltà/infedeltà sono sviluppati nei son. 41-42. L’amore innocente, devoto alla Bellezza, si trasforma in possessività. L’infedeltà dell’amato, graziosamente accennata al son. 41 (“Those pretty wrongs that liberty commits”, v.1), è chiaramente annunciata come tradimento al son. 42 (“ That thou hast her it is not all my grief ”, v.1. Sospetto, gelosia, sottomissione appaiono ancora nei son. 57-58.

shakespeare b(Tale séguito di testi, ma specialmente il son.42, anticipando per argomento i sonetti della ‘dark lady’, sembra posizionato impropriamente nell’intera sequenza). Non mancano sonetti in cui una certa artificiosità di linguaggio denuncia un raffreddamento di rapporti, un distacco del coinvolgimento emotivo. Il poeta infine si autoaccusa, nei son. 110, 111, 112. Entro questo contesto si situano i sonetti più celebri : il son. 18 “Shall I compare thee to a summer’s day?”, v.1, inno alla bellezza del giovane – per la prima volta il Poeta vi ostenta il valore eternante della sua Poesia; il son. 33 “Full many a glorious morning have I seen”, v. 1 (tradotto anche da Ungaretti e Montale), descrittivo del sorgere del sole, metafora dell’amato (proseguirà nei son. 34 e 35); il son. 49 “Against that time, if ever that time come” v.1, in cui il poeta si fa piccolo di fronte all’amore; il son. 55 “Not marble not the gilded monuments”, v.1, orgogliosa affermazione della superiorità della Poesia sul Tempo; ripetuta nel son. 65 “Sine brass, nor stone, nor earth, nor boundless sea”, v.1; il son. 66 “Tired with all these, for restful death I cry”, v.1, quando il poeta dispera del bene terreno a causa della corruzione dei tempi; il son.116 “Let me not to the marriage of true minds”, v.1, inno all’Amore signore del Tempo, al passo di scoperte e invenzioni.

Il ‘poeta rivale’ fa la sua apparizione nel gruppo dei son. 78/86. Il nostro poeta ne parla mosso di gelosia, ma ostenta la superiorità dei versi propri (son. 81).
Shakespeare_1Il Tempo quale personaggio reale, signore della rovina, è falsariga di tutto il canzoniere, moltiplicazione rinascimentale barocca della Morte. Dopo la prima serie dei sonetti ‘matrimoniali’, in cui risalta nei son. 15-16, torna in scena nel gruppo dei son. 19, 22, 63-64, 123-124, 126. Per contro, il personaggio della Musa ispiratrice è accennato nei son. 21,32,38,78,82,85,100-101,103. La Poesia eternante si identifica nei versi stessi del Poeta mentre innalza il suo monumento alla Parola (son. 15-16/18-19, 54-55, 60, 63, 74,79, 81,107).

La sequenza dedicata alla ‘darl lady’, 127-152, è quasi omogenea nel suo svolgersi, come la prima sezione, uniformemente condotta nell’uso letterario del thou artificioso e nobilitante – e per ciò in contrasto espressivo quando la materia è trattata con ironia e ambiguità di livello basso (sonetti del ‘Will’, 135-136). Fanno eccezione i son. 127,130,138,144,145 (indiretti o con uso della terza persona singolare). Dopo la rivelazione del poeta di avere ‘due amori’ (son.144), esplode nei versi la passione carnale, argomento sempre escluso dalla pratica poetica. Dapprima a passo cauto, con ironia e gentilezza (vedasi il son. 127, e il son. 128, gentile quadretto in cui la ‘dark lady’ suona il virginale); poi gradualmente con violenza, sarcasmo, doppi sensi (osceni). Il poeta libera il suo linguaggio, quasi in una sceneggiatura teatrale. È in gioco la donna a formare il triangolo d’amore, un po’ amata, un po’ detestata, a causa di tresca con il ‘lovely boy’.
Shakespeare 3L’amore definitivamente non è più ‘cortese’. La fisicità prende il posto dell’astrazione platonica.
Nella medesima sequenza si inseriscono due intervalli di meditazione e ripiegamento, dibattiti fra Anima e Corpo (son. 129 “Th’expense of spirit in a waste of shame”, v.1; e 146 “Poor soul, the centre of my sinful earth”, v.1 ). Il mondo dei sensi e il mondo dello spirito sono messi a contrasto. Alcuni sonetti escono dal consueto. Il son. 99 “The forward violet thus did I chide”, v.1, stranamente composto di 15 versi, rientra in una formalità espressiva, comune fra i ‘sonneteers’, di esaurimento dei modelli d’imitazione petrarchesca. Interessante da considerare dal punto di vista metrico il son. 145 “Those lips that Love’s own hands did make”, v.1, lavorato in tetrapodia giambica, l’unico di tale metro in tutto il canzoniere. E il caso del son. 126 “O thou my lovely boy who in thy power”, v.1, in distici a rima baciata, mancante del distico finale (tuttavia ne conserva lo spazio bianco in parentesi), con il quale si è conclusa la sequenza del ‘lovely boy’.

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