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Umberto Eco IL REALISMO MINIMO. IL DIBATTITO SULLA FINE DEL POSTMODERNO: NON TUTTO È INTERPRETAZIONE

da: La Repubblica  11 marzo 2012

umberto Eco. Foto : Sin CrŽditoIl testo di Umberto Eco che qui riproduciamo integralmente è stato scritto in occasione di un convegno a New York che si è tenuto a novembre 2011 sul tema “postmoderno e neorealismo” organizzato da Maurizio Ferraris a cui hanno partecipato filosofi e studiosi internazionali con posizioni diverse sul tema. Il testo è ora pubblicato sul numero di marzo di Alfabeta2 che da molti mesi ospita interventi su questo tema. Il testo di Eco spiega la posizione del “realismo negativo” che si può riassumere nella formula: ogni ipotesi interpretativa è sempre rivedibile ma, se non si può mai dire definitivamente se una interpretazione sia giusta, si può sempre dire quando è sbagliata.

Ho letto in vari siti di internet o in articoli di pagine culturali che sarei coinvolto nel lancio di un Nuovo Realismo, e mi chiedo di che si tratti, o almeno che cosa ci sia di nuovo (per quanto mi riguarda) in posizioni che sostengo almeno dagli anni Sessanta e che avevo esposte poi nel saggio Brevi cenni sull’Essere, del 1985.

So qualche cosa del Vetero Realismo, anche perché la mia tesi di laurea era su Tommaso d’Aquino e Tommaso era certamente un Vetero Realista o, come si direbbe oggi, un Realista Esterno: il mondo sta fuori di noi indipendentemente dalla conoscenza che ne possiamo avere. Rispetto a tale mondo Tommaso sosteneva una teoria corrispondentista della verità: noi possiamo conoscere il mondo quale è come se la nostra mente fosse uno specchio, per adaequatio rei et intellectus. Non era solo Tommaso a pensarla in tal modo e potremmo divertirci a scoprire, tra i sostenitori di una teoria corrispondentista, persino il Lenin di Materialismo ed empiriocriticismo per arrivare alle forme più radicalmente tarskiane di una semantica dei valori di verità.

umberto eco4In opposizione al Vetero Realismo abbiamo poi visto una serie di posizioni per cui la conoscenza non funziona più a specchio bensì per collaborazione tra soggetto conoscente e spunto di conoscenza con varie accentuazioni del ruolo dell’uno o dell’altro polo di questa dialettica, dall’idealismo magico al relativismo (benché quest’ultimo termine sia stato oggi talmente inflazionato in senso negativo che tenderei ad espungerlo dal lessico filosofico), e in ogni caso basate sul principio che nella costruzione dell’oggetto di conoscenza, l’eventuale Cosa in Sé viene sempre attinta solo per via indiretta. E intanto si delineavano forme di Realismo Temperato, dall’Olismo al Realismo Interno – almeno sino a che Putnam non aveva ancora una volta cambiato idea su questi argomenti. Ma, arrivato a questo punto, non vedo come possa articolarsi un cosiddetto Nuovo Realismo, che non rischi di rappresentare un ritorno al Vetero.

Nel convocarci oggi qui, ieri a New York, domani a Bonn e poi chissà dove a discutere di queste cose, Maurizio Ferraris ha fissato dei confini alla nostra discussione. Il Nuovo Realismo sarebbe un modo di reagire alla filosofia del postmodernismo.

Ma qui nasce il problema di cosa si voglia intendere per postmodernismo, visto che questo termine viene usato equivocamente in tre casi che hanno pochissimo in comune. Il termine nasce, credo a opera di Charles Jenks, nell’ambito delle teorie dell’architettura, dove il postmoderno costituisce una reazione al modernismo e al razionalismo architettonico, e un invito a rivisitare le forme architettoniche del passato con leggerezza e ironia (e con una nuova prevalenza del decorativo sul funzionale).

umberto eco5L’elemento ironico accomuna il postmodernismo architettonico a quello letterario, almeno come era stato teorizzato negli anni Settanta da alcuni narratori o critici americani come John Barth, Donald Barthelme e Leslie Fiedler. Il moderno ci apparirebbe come il momento a cui si perviene alla crisi descritta da Nietzsche nella Seconda Inattuale, sul danno degli studi storici. Il passato ci condiziona, ci sta addosso, ci ricatta. L’avanguardia storica (come modello di Modernismo) aveva cercato di regolare i conti con il passato. Al grido di Abbasso il chiaro di luna aveva distrutto Continua a leggere

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I Quattro Periodi della Poesia Tang. LU LUN, CH’UAN TE-YU, LIU TSUNG-YUAN, LI SHANG-YIN, CH’EN T’AO, CHANG HANG CHIU-LING, TS’UI T’U

La dinastia Tang fu molto importante nella storia cinese, spiccando per la  prosperità dell’ economia e la stabilità sociale, mentre anche la cultura e l’arte registrarono splendidi successi. In particolare la poesia classica visse il suo periodo di massima fioritura. In epoca Tang la composizione poetica diventò uno dei contenuti principali delle attività culturali e sociali, mentre per quanto riguarda il sistema degli esami imperiali per la selezione dei funzionari, si passò dalla compilazione di tesi a quella di poesie. Il classico letterario “Tutte le poesie Tang” contiene circa 50.000 poesie scritte da oltre 2300 poeti.Lo sviluppo della poesia Tang si può suddividere in quattro fasi, ossia il primo periodo, il periodo di massimo splendore, ed i periodi medio e tardo.

 
cinese DipintoDiCapodanno1 Nel primo periodo (618-712), i cosiddetti “quattro geni” Wang Bo, Yang Jiong, Lu Zhaoling e Luo Binwang conclusero il processo della resa in rima delle poesie, ponendo le basi della forma poetica “lushi” e originando l’aspetto tipico della poesia Tang. Grazie ai loro sforzi, il tema delle poesie lasciò lo sfarzo dei palazzi imperiali per la vita ordinaria della gente comune, mentre lo stile passò dalla delicatezza e debolezza alla velocità e freschezza. Il miglior poeta del tempo Chen Zi’ang propose la ripresa della tradizione della poesia riflesso della vita concreta. Le sue poesie, forti e semplici, aprirono la strada allo sviluppo della poesia Tang.
 
Gli anni dal 712 al 762, il secondo periodo, sono chiamati periodo di massimo splendore, in cui la poesia Tang vide la massima fioritura, con una gran ricchezza di contenuti e stili e canti alla natura, alle zone di frontiera, all’eroismo ed anche sospiri di delusione. Molti poeti furono ispirati dall’atmosfera romantica del tempo, creando il quadro di splendore che scosse a fondo le successive generazioni.
I poeti più famosi dell’epoca furono Li Bai, Du Fu, Wang Wei, Meng Haoran, Gao Shi, Cen Shen e così via. Cen Shen eccelleva nelle poesie sulle frontiere, mentre Gao Shi rifletteva le sofferenze del popolo. Tuttavia i veri rappresentanti sono “l’immortale della poesia” Li Bai e il “saggio della poesia” Du Fu, le cui opere influenzarono profondamente la creazione poetica posteriore.
 
cinese drago coloratoI poeti più riusciti del medio periodo Tang (762-827) furono Bai Juyi, Li He, Yuan Chen e così via. Bai Juyi eccelleva nella poesia satirica, ironizzando sulle pesanti tasse e corvee, opponendosi alle guerre, attaccando i nobili e sforzandosi anche di rendere più popolare e scorrevole il linguaggio poetico, da cui l’ampio apprezzamento dei lettori.
Il poeta Li He visse una vita breve, arrivando solo a poco più di vent’ anni.  Povero e provato sulla strada politica, la sua poesia si presenta però fantasiosa, originale, splendida nel linguaggio, romantica, malinconica e con marcate tendenze estetiche.
 
1-li-poNel tardo periodo Tang, tra l’ 827 e l’ 859, brillarono per grandezza Li Shangyin e Du Mu. Le poesie di Du Mu integrano freschezza e gravità, il che è molto adatto all’espressione delle sue aspirazioni e passioni politiche. Li Shangyin, invece, con una struttura delicata, un linguaggio superbo e uno stile malinconico, esprime le sue frustrazioni sulla strada politica, con un fondo di profonda tristezza. I critici poetici stanno ancora discutendo se le sue famose poesie “Senza titolo” siano opere d’amore o nascondano contenuti politici.
 
 
da I Millenni Einaudi, Torino, 1961 a cura di Martin Benedikter.

adesso in Mondadori, Milano, 1972 (edizione su licenza di Giulio Einaudi Editore, © 1961).

Si tratta di un’antologia “popolare”, della poesia T’ang (età d’oro della lirica cinese, dinastia lunga tre secoli, dal 618 al 907) raccolta nella metà del XVII secolo – la raccolta completa è di 900 volumi – da un certo Heng T’ang t’ui shih, L’Eremita dello Stagno di Loto.

Wang Wei, Li Po, Po Chu-i, Tu Fu, i più grandi poeti della poesia T’ang

cinese dona con ventaglio.

LU  LUN

Canti di frontiera

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S’è oscurata la luna, le oche selvatiche volano in alto,
il capo degli Unni nella notte cerca la fuga,
e noi l’inseguiamo presto, leggeri d’armi sopra i cavalli.
Alta è la neve. Riempie gli archi, le spade.

CH’UAN TE-YU

Alla maniera della torre di giada


Ieri notte la cintura della veste s’è scivolata da sola,

stamane un rosso ragnetto ho visto volare,
a cipria e belletto non riesco a resistere…
non è che il mio “randello” sta per tornare?

cinese paesaggio.

LIU  TSUNG-YUAN

Neve sul fiume

Su mille cime si dilegua degli uccelli il volo.
Su diecimila vie degli uomini muore la traccia.
In solitaria barca, un vecchio, manto di giunco e tesa di bambù,
solo, pesca nel fiume neve e gelo.

cinese L'empereur_Minghuang_regardant_Li_Bai.

LI  SHANG-YIN

Salendo l’altipiano di Lo-yu

.
Quando viene la sera il mio cuore si turba.
Spingo i cavalli del carro sul vecchio altipiano.
Senza fine è bello l’ultimo sole.
Ma sono vicine, le tenebre brune.

 

CH’EN T’AO

Disappunto di primavera

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Ho battuto le mani, ho scacciato il rigogolo.
Non voglio che canti sul ramo!
Cantando ha spaurito il mio sogno.
Non m’è riuscito di giungere sino a Liao-hsi.

Caballo-china-Sig11186.

CHANG HANG CHIU-LING  

Guardo la luna e penso all’amico lontano

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Sale dal mare la chiara luna,
sopra gli orizzonti ci unisce nell’ora.
Ma il sentimento nostro non ama il vuoto della notte,
la lunga sera ravviva la nostalgia, il ricordo.

A lume spento amo la piena del chiarore,
addosso sento la veste molle di rugiada.
Nulla posso donarti a piene mani:
torno nella stanza, sogno le ore felici.


Caballo-China-Sig57716.

TS’UI T’U  

l’oca selvatica solitaria

File e file ritornano, si perdono oltre confine.
Ma tu dove vai, tutta sola?
Nella pioggia di sera chiami le altre, perdute,
sulla diga deserta incerta discendi.

Sull’isola avvolta di nebbia passi nel fondo del buio,
la luna di frontiera fredda t’insegue.
Non è che devi incontrare l’arco disteso,
volare da sola al tuo pericolo non basta.

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