Antologia L’amore ai tempi della collera a cura di Roberto Raieli letto da Giorgio Linguaglossa

 

Giorgio Linguaglossa

Giorgio Linguaglossa

Antologia L’amore ai tempi della collera a cura di Roberto Raieli Lietocolle, pp. 239 € 15

Ha scritto Salvatore Martino in un recentissimo commento nel blog lombradelleparole.wordpress.com a proposito di una Antologia della poesia contemporanea proposta dal blog : “Dai libri che ricevo molto spesso, dalle infinite presentazioni, dal fiume che naviga su internet sono arrivato alla conclusione quasi imbarazzante e forse pericolosa che il discorso poetico sia diventato un prodotto di massa. Chissà! In un tempo quasi per me archeologico pensavo che la poesia fosse una rara avis, un gioiello posseduto da una elite, tanto difficile, impervio, angoscioso mi pareva il percorso per arrivare ad un risultato di livello frutto del talento innato e della techné, della lettura, dello studio, della bottega dove frequentare uno o più maestri. Arrivato ad una età dove chiamarsi vecchio è obbligatorio mi avverto spiazzato, incapace di comprendere questa nuova realtà. Una cosa so di certo: rarissimamente leggo poesie fatte di immagini, in qualche modo emozionanti, di musica e di pensiero. Molta approssimazione e il più delle volte un andare a capo fatto solo per dissimulare una scadente prosa. Ma allora perché questo prodotto fluviale di massa non diventa anche una fruizione di massa”.

OLYMPUS DIGITAL CAMERASempre sul blog,  ho replicato: “Rispetto la posizione di Salvatore Martino, che coglie alcuni aspetti emblematici come quello dell’a capo… ma non mi sento di condividerla… oggi la poesia contemporanea sembra aver smarrito qualsiasi regola certa dell’a capo, è vero, ma questo, secondo me, invece di essere un difetto, rischia di diventare un elemento positivo; voglio dire che la poesia contemporanea sembra essersi liberata di questo problema, voglio dire che il problema sembra essersi dissolto come neve al sole… Per la verità anche ai tempi di Leopardi e nel Settecento in piena arcadia si contavano migliaia e decine di migliaia di poetanti, e così anche ai tempi di Catullo, certo oggi il fenomeno si è diffuso, è diventato un fenomeno di massa, ma non può certo dirsi che poeti di lunghissima esperienza e cultura come Renato Minore o Laura Canciani (tanto per fare due nomi a caso) non sappiano come e quando andare a capo… il fatto è che presso altri più giovani autori è mutato il concetto di poesia, Ivan Pozzoni dichiara di fare anti-poesia, di voler mettere della dinamite nella poesia, quindi rimproverargli di non avere una regola aurea per la sua versificazione è un rimprovero che non centra il bersaglio, perché quel bersaglio Pozzoni non lo vuole proprio colpire, lui cerca un altro bersaglio: quello della poesia che fa finta di dire qualcosa, che si affida alle aure, alle atmosfere sentimentali, alle dorature, alle stuccature pseudo sperimentali di tanta altra poesia. E poi, se si legge con attenzione e senza pregiudizi, mi sembra che gli autori di questa puntata dell’Antologia abbiano delle qualità.
Contrariamente al mio pessimismo degli ultimi anni, forse mai come oggi la poesia contemporanea è viva, vitale, effervescente… forse manca il Leopardi, ma, in fin dei conti, chi lo può dire con matematica certezza?”.

Per venire agli autori proposti da questa antologia LietoColle posso fare solo una osservazione: è difficilissimo dire qualcosa di non generico dei singoli autori vista la presenza di una poesia ciascuno, mi hanno incuriosito le poesie di Gianni Pizzolari, Marzia Spinelli e Flavio Almerighi i quali dimostrano una maggiore vivacità e freschezza di dizione rispetto agli altri (oltre che una maggiore esperienza del mezzo); di più non posso dire. Mi sembra che oggi sia vero quello che afferma Salvatore Martino riguardo ai più giovani: che la poesia sia divenuta una pratica di massa espressa con un linguaggio di massa, magari ben scritto ma espressione di un ceto letterario di massa che aspira ad essere promosso a ceto letterario maggioritario. Detto questo, è possibile che in futuro qualcuno di essi raggiunga una espressione linguistica autonoma, glielo auguro, ma allo stato mi sembra che il livello medio sia esteticamente irrilevante.

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3 commenti

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3 risposte a “Antologia L’amore ai tempi della collera a cura di Roberto Raieli letto da Giorgio Linguaglossa

  1. paoloottaviani

    Condivido largamente queste riflessioni di Giorgio Linguaglossa. Forse però, un po’ pedantemente, andava ulteriormente specificato che dietro “l’andare a capo” c’è il problema della costruzione del verso. Può la poesia fare a meno della versificazione annullando così ogni distinzione morfologica con la prosa? Vi è una necessità ontologica perché il verso esista? A mio parere sì, ma è su questo che bisognerebbe ulteriormente indagare. Non è solo, come dice Salvatore Martino, un problema di sapienza “tecnica”, e neppure, come dice Linguaglossa, un “problema che sembra essersi dissolto come neve al sole”. Nessuno, se si va a vedere più a fondo, in effetti lo ignora, e “l’andare a capo” quando capita non è che la paradossale testimonianza che il problema esiste e preme.
    Altra cosa ancora è invece la funzione della poesia nella società di massa. Anche qui condivido il cauto ottimismo di Giorgio Linguaglossa…melius scribere quam necare!

  2. io non trascurerei la presenza di Marina Pizzi in questa antologia

    • trascrivo ilo commento di Marzia Spinelli giunto alla mia e-mail:

      CaroGiorgio,

      ti ringrazio molto per avermi citata tra i poeti dell’Antologia di Lietocolle
      Avrei voluto da tempo scrivere un messaggio sul blog L’ombra delle parole ma ho provato senza successo… ecco comunque un pensiero se vuoi riportarlo:

      saluti cari. Marzia

      grazie a Giorgio per il lavoro importante in questa fucina di idee, molto stimolante, che leggo sempre con interesse, dove trovo testi e autori interessanti, che sperimentano, cercano strade nuove, diverse tra loro ma poi neppure tanto. e questo mi sembra un fatto positivo. Quanto allo stato della poesia condivido in parte il pensiero di Salvatore Martino, ma ho trovato tra queste pagine molti testi belli, emozionanti, alcuni più tellurici di altri e non mi sembra che pressapochismo e scarsa padronanza del verso riguardino gli autori presentati nei vari capitoli dell’antologia; forse aspettiamo tutti il Messia e forse il magma attuale, (comunque fertile e non é poco) imbrigliato tra il passato che sanguina e un presente che non riesce a trovare il farmaco giusto per far salire il livello di emoglobina, è un passaggio storico obbligato, come altri hanno già detto; forse siamo destinati, al momento, a gettare semi che vedranno frutti più in là.In questo capitolo in particolare mi piacciono il tono e le immagini di Antonelli, Pozzoni, oltre ad Alvino, Piperno, Stefanoni e glli indubitabili Canciani e Minore.chiudo complimentandomi con Giorgio per le sue commoventi lettere e l’ originalità della scelta e del modo di parlare della bellezza. un cordiale saluto a tutti.
      Marzia Spinelli

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