Archivi del giorno: 16 marzo 2014

L’ultima intervista a Manlio Sgalambro sulla misantropia

sgalambro3(da la Repubblica 6 marzo 2014 di Antonio Gnoli)

Della misantropia (pubblicato da Adelphi) ha la qualità e la forza di un trattato della denigrazione. Cos’è che le dà fastidio di ciò che la circonda? “Che dire? Ciò che vedo intorno stimola in me pensieri d’odio. È sempre un “odio” per la realtà che ci trascina a pensare. Mi rendo conto che pensare è costoso, per questo rivendico la mia personale ascesi mentale. Scrivo libri furiosi ma sono invaso da una calma che somiglia a una distesa di ghiaccio”.

Si immagina l’odio come un sentimento pericoloso. L’anticamera della violenza.

“L’odio del misantropo non è violento. È un odio mite, tranquillo, sereno. Quasi annoiato. Ci vuole la calma di Seneca per scrivere l’Hercules furens “. 

Il sentimento dell’amore non la sfiora?

“Mi lascia indifferente”.

sgalambromanlio sgalambro 4È mai stato innamorato?

“Sì, ho ceduto a me stesso. E penso di aver concesso troppo”.

Meglio avaro che misantropo.

“Un’avarizia un po’ spirituale non mi dispiace”.

Non è un bel sentimento.

“Nei sentimenti ci siamo fermati alle analisi di Max Scheler, al suo sguardo rivolto all’indietro. Il sentimento da solo non mi fa palpitare. Oggi le passioni sono cieche, non conducono più alla conoscenza. L’unica che mi appare ancora fornita di un tratto nobile è l’odio”.

Lei scrive: “Chi non odia la propria filosofia non merita di averne una”. Trova, a volte, insopportabili e ripugnanti i suoi pensieri?

“Pensare è la cosa più disgustosa che ci sia in un uomo. Come se avesse dei genitali mentali. In effetti, io non penso mai con gioia”.

Ci dia una definizione di filosofia.

“Un eccesso mentale che si è trasformato in spazzatura. Il filosofo è diventato un intellettuale acchiappatutto. Avrebbe dovuto restare il più lontano possibile dalla tentazione della polis. E invece c’è dentro fino al collo. Avrebbe dovuto osservare l’accadere da un luogo remoto per comprendere ma non per perdonare”. Continua a leggere

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componimento 324 delle Rime di Torquato Tasso letto da Walter Siti

Torquato Tasso4(da la Repubblica domenica 26 gennaio 2014)

Torquato Tasso (1544-1595) Autore de La Gerusalemme liberata (ultimata nel 1575) è stato uno dei più grandi poeti italiani del Cinquecento.

(1580-‘86)

Qual rugiada o qual pianto
quai lagrime eran quelle
che sparger vidi dal notturno manto
e dal candido volto de le stelle ?
E perché seminò la bianca luna
Torquato tasso_3di cristalline stille un puro nembo
al’erba fresca in grembo?
Perché nel’aria bruna
s’udian, quasi dolendo, intorno intorno
gir l’aure insino al giorno ?
Fur segni forse de la tua partita,
vita de la mia vita?

*

Torquato_Tasso_2Non so se questo madrigale di Tasso sia mai stato messo in musica: sembrerebbe fatto apposta e comunque non importa, perché la musica se lo porta dietro. Il madrigale cinquecentesco è un componimento breve di endecasillabi e settenari liberamente disposti, senza divisioni strofiche. Ma qui la libertà è solo apparente: i dodici versi sono in realtà divisi, dal punto di vista della rima, in tre quartine -nella prima le rime sono alternate, nella seconda sono incrociate, nella terza baciate. Come in un campionario. Nella prima quartina i due settenari precedono gli endecasillabi, nella seconda è l’inverso, come se fossero riflessi in uno specchio; nella terza endecasillabi e settenari si cedono reciprocamente il passo. La sintassi gioca a rimpiattino con la metrica, perché le frasi sono quattro e le quartine tre; l’ottavo verso è in bilico, come rima appartiene a ciò che lo precede mentre come senso appartiene a ciò che segue.

walter-siti-1Il delicato rapporto di equilibri e squilibri si manifesta anche tra il secondo e il terzo verso, dove un nesso banale come «quelle che» è spezzato dal ritmo, e un pronome senza dignità si ritrova a rimare addirittura con le stelle. Esitazioni appena accennate e canto spiegato, pause sapientissime e mai identiche, come un respiro che prima si trattiene e poi si distende – rilanciato dalle ripetizioni («qual.. .qual.. .quai», «e perché…perché», «intorno intorno»), incantato dalle allitterazioni («stelle…cristalline stille», «s’udian…dolendo», «fur segni WALTER-SITI-450x450forse»), fino al settena Continua a leggere

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