Archivi del giorno: 15 marzo 2014

POESIA CREATA DAL MIO PC. Elenco dei messaggi giunti alla e-mail di Giorgio Linguaglossa il giorno 5 marzo 2014

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ANTOLOGIA DI POESIA CONTEMPORANEA (VIII) – Renato Minore, Laura Canciani, Antonella Antonelli, Gino Rago, Ivan Pozzoni, Francesco De Napoli, Carla Guidi, Roberto Piperno, Luciano Troisio, Mariano Menna, Rossella Seller, Domenico Alvino, Ivano Mugnaini, Claudia Zironi, Danilo Mandolini

renato_minore 3Parnaso 1  Renato Minore

Non esistere
sarà forse impossibile.
Nel multiuniverso-patchwork,
a pochi millimetri
dal nostro presepe,
un altro lo replica
con lane di pastori,
scintillio di stagnola,
verde muschiato,
neniette a ricarica.
La luce batte e rimbalza

come in gabbia.
Mai lo vedremo,
mai sapremo
se ancora nella santa notte
le streghe alzino la selce
per fare malie
se chi nasce vince
l’esitare del vuoto.

2Laura Canciani

da L’aquila svolata (1982)
Canciano Canciani

Sono tanto stanco sotto questo sole
e le braccia dei dodici figli
lo adagiarono piano. Sentì il
letto odoroso oltre il bosco
oltre la stalla, sentì il cuore
scoagulare, calma dei colori
senza vento…
Intorno al suo letto di ferro battuto
– uccello intarsiato dalle piume di fuoco –
i dodici figli, anche quelli lontani
i morti i bambini, le femmine in fondo
le figlie in convento, colombe
arruffate straziate…
Disse a qualcuno: ti dono
il mio lungo patire – e pianse
abbandonato il volto ancora bello
bianco scarnificato. La notte insonne
bruciava senza vento la
fronte ghiacciata, il varco del respiro
un crescere affogato, quando
le ali intarsiate si levarono
con sfarzo sulle membra martoriate:
gli alberi il cielo la luna ghiacciata
il vuoto paiolo la madre la terra
bambino sperduto che vaga nel buio
nelle voci chiamanti – additate –
dei vivi e dei morti…
(l’alba nasceva a ustionare la vita)
giunse le mani: chiamate la mamma. Il volto
percosso da quell’unico buio
i capelli raccolti di vergine antica
la sposa avanzò, i passi accecati.
«Come sapevi tacere tu» – e – per l’ultima volta
aprì la mano:
si udì il lamento della madre
succhiata – madre impotente a succhiare la vita –
Allora si mosse la prima campana
compagna sgomenta e smarrita
disse: «vi sento ma non vi vedo più»
e giacque più abbandonato
dormiente o come fosse morto
più bianco e scarnificato.
Appeso al muro un orologio antico
batteva testardo, pareva impazzito…
Il primo dei figli – Daniele –
che lo regolava quando era bambino
«fermatelo» – disse –
il vecchio fu un’onda urlante, spiegata
«guai fermarlo!»
e si ruppe sulla roccia destinata
la giovinezza ha forse solo
questo dono della sorte

essere così lontana così
disgiunta dal pensiero della morte Continua a leggere

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