Alfredo de Palchi. A proposito di antologie

alfredo_de_palchi2  alfredo de palchi Paradigm-5Da decenni escono in Italia antologie della poesia del ventesimo secolo di ogni colore, e nessuna include il mio nome. Motivo? Più di uno, però mi sono sempre difeso con gioia dicendo e annunciando ad alta voce anche per iscritto “se non ci sono, non vale niente”, intendo ciascuna antologia. Infatti, tutte, dico tutte,non valgono, non soltanto per la mia assenza, ma per la ripetitudine e piattitudine della cosìddetta poesia–minestrone. La maggioranza degli autori scrivono alla stessa maniera sullo stesso materiale manchevole di invenzione e di vita.

A questo punto ripeto il mio motto: “se non si muove, non è poesia”.

Si noti e si sfogli con curiosità The FGS Book of Twentieth Century Italian Poetry, l’antologia Americana curata da Geoffrey Brock.
La lunga recensione, abbastanza precisa e accademica, pubblicata su The Nation (April, 2012), eviscera la tonalità dei vari linguaggi in quello inglese: tedesco alfredo de palchi roberto bertoldofrancese latino italiano. Per esmplificare il suo discorso, il recensore si sofferma brevemente su autori menzionati nella introduzione: Giovanni Pascoli, Umberto Saba, Pino Masnata, Saturno Montanari . . . poeti noti e sconosciuti minori tra minori, e la grande poesia italo–anglosassone di Eugenio Montale.

A questo punto, assolutamente personale, il mio commento sulla poesia italiana in generale, ha a che vedere con la selezione di Geoffrey Brock. La mia intenzione è di suscitare scandalo, uno stravolgimento tra gli esclusi ed inclusi. Certo, ciascun escluso vivente si chiede il perché dell’esclusione quando nota che la maggioranza degli inclusi è dello stesso minestrone; mentre ciascun incluso vivente è convinto della propria ‘grandezza’. Malamente mi sorprende il liso e leso canone petrarchesco: canone della poetica stanca, sfiatata, piatta, falsa, noiosa, stonata, sentimentale, epidermica, accademica, nonostante gli autori contemporanei si definiscano avanguardia: si nota il tono biologicamente falso. Comunque, la non similpoesia italiana si trova altrove, nell’opera di rari e tuttora emarginati autori esclusi dalle antologie di stabilimento e di peggiori fraternite. Però i curatori con modestia scelgono se stessi per primi . . .

alfredo de palchi paradigmaIl lavoro di selezione, difficile per Brock, è stato una audace pianificazione di simile poesia, ciascun autore non ha da invidiare nessun collega: quasi tutti sono alla stessa stregua. Avesse scelto differenti autori l’antologia non sarebbe migliore o peggiore; la poesia Italiana generalmente si imita, ha ali finte. Nessun animatore appassionato e serio antologista italiano può migliorarla, eccetto se pensa a mio modo; e quello forestiero basa la propria scelta dalle numerose ignorantissime antologie italiane sgambettando lungo la solita via della mediocrità illuminante. Faccio un esempio: io che non sono presente in nessuna antologia di qualsiasi genere, con indifferenza mi trovo nella sua antologia con due testi pianificati per l’occasione. Perché non con due testi inventivi di tematica, tono, stile, etc., che veramente partecipano con originalità alla storia poetica del ventesimo secolo? Purtroppo anche le mie due poesie sembrano mediocri nella estesa mediocrità. Insomma, mi trovo spianato in una spianata di gramigne.

Ecco una seconda antologia, appena uscita da Gradiva Publications: Canone Inverso. Antologia of alfredo de palchiContemporary Italian Poetry, a cura di Pietro Montorfani. Antologia, di inverso e solo il titolo, di autori nati dal 1940 in poi, mi pare ben curata e stampata, ma dopo aver notato rari nomi valevoli, secondo il mio gusto non di critico, il resto è ripetizione del minestrone sopra menzionato.

Mentre commentavo ho mentalmente creato la mia antologia della poesia italiana del xxmo secolo: soltanto una dozzina di autori.

2 commenti

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2 risposte a “Alfredo de Palchi. A proposito di antologie

  1. il 98% di queste antologie è a uso e consumo di chi vi viene incluso e raramente escono da quel seminato, come se i panettieri facessero pane esclusivamente per altri panettieri, quelle che cita lei mi sono sconosciute ammetto l’ignoranza, andrò a cercare di leggere Saturno Montanari, grazie

  2. Condivido in pieno quanto scritto da De Palchi e commentato da Almerighi. Ormai non resta altro da fare che abbandonare per sempre le proposte di Antologie o Almanacchi che dir si voglia, perché privi di valore culturale critico ed estremamente noiose alla lettura.

    Altra cosa è quella che veniamo facendo su questo blog con la redazione di queste mini Antologie, le quali non hanno né vogliono avere alcuna ambizione normativa ma solo quella di offrire una pluralità di modi di scrivere poesia anche molto diversi tra di loro in modo che sia il lettore a farsi una idea precisa del livello estetico e delle ricerche dei vari autori.
    Faccio copia e incolla di una mia recente recensione ad una antologia che potrebbe valere per qualsiasi altra:

    È vero quanto scrive Umberto Eco in un articolo del 12 marzo 2012 apparso su «La Repubblica»: «L’avanguardia storica (come modello di Modernismo) aveva cercato di regolare i conti con il passato. Al grido di Abbasso il chiaro di luna aveva distrutto il passato, lo aveva sfigurato: le Demoiselles d’Avignon erano state il gesto tipico dell’avanguardia. Poi l’avanguardia era andata oltre, dopo aver distrutto la figura l’aveva annullata, era arriva all’astratto, all’informale, alla tela bianca, alla tela lacerata, alla tela bruciata, in architettura alla condizione minima del curtain wall, all’edificio come stele, parallepipedo puro, in letteratura alla distruzione del flusso del discorso, sino al collage e infine alla pagina bianca, in musica al passaggio dall’atonalità al rumore, prima, e al silenzio assoluto poi». Ma se leggiamo la poesia che si fa oggi, di cui questa antologia ne è un esempio paradigmatico, ci accorgiamo che non si può più parlare nei termini di un Moderno che si converte in modernismo, in avanguardia e in retroguardia, secondo un classico schema novecentesco di pensiero, oggi siamo tutti diventati qualcosa d’altro, è il post-contemporaneo che si profila, il post-Presente, il Presente si prolunga nel post-Presente, la Recessione si prolunga in post-Recessione, la Crisi si prolunga in post-Crisi, la Poesia si prolunga in post-Poesia, il Tramonto entra in un interminabile post-Tramonto; il passato e il futuro entrano nella nebbia e nell’ombra, tendono ad eclissarsi. Oggi non c’è più bisogno di una avanguardia e tantomeno di una retroguardia, siamo tutti divenuti saggi amministratori del proprio condominio, qualcosa che sta come sulla cresta di un’onda, su un orlo topologico, e la poesia sembra girare attorno a se stessa in un movimento perpetuo, un movimento rotatorio attorno al proprio asse che non porta a nessun luogo e non sta in nessun luogo, dove non c’è alcuna innovazione di forma, né di linguaggio, anzi, ci sono una pluralità di linguaggi che comunicano tra di loro per reciproca incomunicabilità. È un cosmo non più regolato da alcuna legge fisica, è una fisica che si sottrae alle leggi fisiche.

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