Archivi del giorno: 14 marzo 2014

“La Grande Bellezza” di Roma. Atto secondo. Due Epistole di Francesco Tarantino e Giorgio Linguaglossa

Roma3Francesco Tarantino

Replica di Lucio Decio a Germanico: Dimenticarti?

Come potrei dimenticarti
dopo aver condiviso il pane,
le donne ed il vino ed il dispiacere
per un imbroglio dell’imperatore,
lo sciagurato tempo dei fantasmi
che ancora inquietano le tristi notti
di lune incandescenti e piene,
di ululati e lamenti dall’inferno;
di quanti ne abbiamo ammazzati
Roma2e non sono stati ancora vendicati,
perché Cesare è ancora vivo
e ci rende schiavi di quel passato
ogni volta che la luna si fa piena.
Potrei vivere anch’io nella calma
sotto un sicomoro o al pascolo
tra i cani che badano al gregge
e leccano le mie ferite
che non si sono chiuse ancora.
Roma statuaTu lo sai, caro amico,
quante cicatrici mi porto addosso,
come sigilli di battaglie
e di agguati nelle notti di luna
– è la stessa luna che non mi lascia
dormire – che s’illumina d’argento
e nel suo canto algido
mi scava nel profondo e mi domanda
il conto delle mie magagne.
Roma1Anche il canto degli uccelli suona in me
come una litania di soccorso
che non m’abbandona e ancor mi sospinge
verso un’inquietudine
di giorni senza compimento.
No, non ti dimentico compagno mio;
no, non posso, non voglio, non ci riesco:
se innamorarsi è proprio così facile,
dimenticarti è davvero difficile! Continua a leggere

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Alfredo de Palchi. A proposito di antologie

alfredo_de_palchi2  alfredo de palchi Paradigm-5Da decenni escono in Italia antologie della poesia del ventesimo secolo di ogni colore, e nessuna include il mio nome. Motivo? Più di uno, però mi sono sempre difeso con gioia dicendo e annunciando ad alta voce anche per iscritto “se non ci sono, non vale niente”, intendo ciascuna antologia. Infatti, tutte, dico tutte,non valgono, non soltanto per la mia assenza, ma per la ripetitudine e piattitudine della cosìddetta poesia–minestrone. La maggioranza degli autori scrivono alla stessa maniera sullo stesso materiale manchevole di invenzione e di vita.

A questo punto ripeto il mio motto: “se non si muove, non è poesia”.

Si noti e si sfogli con curiosità The FGS Book of Twentieth Century Italian Poetry, l’antologia Americana curata da Geoffrey Brock.
La lunga recensione, abbastanza precisa e accademica, pubblicata su The Nation (April, 2012), eviscera la tonalità dei vari linguaggi in quello inglese: tedesco alfredo de palchi roberto bertoldofrancese latino italiano. Per esmplificare il suo discorso, il recensore si sofferma brevemente su autori menzionati nella introduzione: Giovanni Pascoli, Umberto Saba, Pino Masnata, Saturno Montanari . . . poeti noti e sconosciuti minori tra minori, e la grande poesia italo–anglosassone di Eugenio Montale.

A questo punto, assolutamente personale, il mio commento sulla poesia italiana in generale, ha a che vedere con la selezione di Geoffrey Brock. La mia intenzione è di suscitare scandalo, uno stravolgimento tra gli esclusi ed inclusi. Certo, ciascun escluso vivente si chiede il perché dell’esclusione quando nota che la maggioranza degli inclusi è dello stesso minestrone; mentre ciascun incluso vivente è convinto della propria ‘grandezza’. Malamente mi sorprende il liso e leso canone petrarchesco: canone della poetica stanca, sfiatata, piatta, falsa, noiosa, stonata, sentimentale, epidermica, accademica, nonostante gli autori contemporanei si definiscano avanguardia: si nota il tono biologicamente falso. Comunque, la non similpoesia italiana si trova altrove, nell’opera di rari e tuttora emarginati autori esclusi dalle antologie di stabilimento e di peggiori fraternite. Però i curatori con modestia scelgono se stessi per primi . . . Continua a leggere

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