Lars Forssell SETTE POESIE a cura di Giacomo Oreglia

lars forsell 8 Lars1Poeta e commediografo svedese (Stoccolma 1928-2007). Figura di primo piano nel panorama letterario svedese, membro dell’Accademia Svedese, è autore di poesie (Una poesia d’amore, 1960; Però, 1968; Poesie d’ottobre, 1971; Il possibile, 1974; Sassi, 1980; Canzoni, 1986) e di drammi (La passeggiata domenicale, 1963; Il borghese e Marx, 1970) che esprimono le lacerazioni del mondo contemporaneo. Forssell ha affrontato anche tematiche esistenziali alternate a motivi classici, adottando strutture metriche tradizionali, come per esempio, nel sonetto dei Canti (1986) e nelle opere teatrali Show (1971) e La lepre e la poiana (1978). Ottimo traduttore, ha reso in svedese, fra l’altro, le opere di E. Pound, il di Ibsen (1991) e di Molière (1992). Tra le altre raccolte di versi: Scavi a cielo aperto (1988), La tristezza e l’allegria (1989), Amici (1991), Immagini in movimento (1992) e Giornale di bordo (1996).

da Lars Forssell Poesie Passigli, 1990 a cura di Giacomo Oreglia

lars…Le due prime sillogi di Forssell, Ryttaren (Il Cavaliere, 1949) e Narren (Il Buffone, 1952), già mostrano chiaramente diverse delle sue caratteristiche: una tecnica metrica, regolare e irregolare in stretto avvicendarsi, che restituita al senso etimologico del termine, téchnè, sia arte essa stessa, ben cosciente quindi della propria nobiltà e orgoglio del poeta-artiere; scansioni accentuate, effetti dirompenti e controcanti sommessi; infine, personaggi emblematici come il Buffone, Billy Budd, Alceste, anche veri e propri alter ego o senhal dell’autore, con nuove aggregazioni nelle sillogi posteriori…

Il poeta ha dichiarato: «Io sorgo dal silenzio e quindi devo parlare con molte voci». Nella sua opera è soprattutto ricorrente, ad ogni modo, anche se talvolta camuffato in varie fogge, il Buffone (il Buffone e il Cavaliere figure emblematiche similmente nei film di Ingmar Bergman…), come l’Angel andaluso in Rafael Alberti, vero e proprio topos fondamentale, espressione della verità e della menzogna insite nell’uomo e nella Storia, allegoria della realtà e della illusione, arabola dlla vita e della morte.

Le personae di Forssell non sono propriamente però mai, anche se talvolta possono sembrarlo, dei ‘medaglioni’ più o meno riusciti di personaggi storici o letterari, ma come le maschere nude di Pirandello ‘occasioni’ atte a dipanare la proteiforme problematica del nostro tempo. Dalle pieghe e dai risvolti della loro presentazione il poeta vuole estrapolare schegge di verità universali, che coinvolgono l’essenza stessa dell’uomo e simultaneamente approssimarsi alla conoscenza individuale di se steso, rendendo attuale il passato e futurizzabile il presente. Personae, quelle di Forssell, che in movimento centrifugo o centripeto a loro volta ne proliferano altre, in un affastellamento solo apparentemente casuale e disordinato, ma che invece ha una sua logica unitaria con nessi precisi. Affastellamento che diviene, in ultima analisi, una bel svariata corte dei miracoli ideologica, che il poeta rifrange e fa rimbalzare in un abile gioco di specchi, dove i diversi protagonisti vengono presentati, e come illuminati da luci arcimboldesche, carnascialesche o accesamente psichedeliche, in atteggiamenti e movenze quasi da cerretani, giocolieri e cantambanchi. E così facendo egli viene a marcare teatralmente i suoi personaggi (una delle sue ambizioni è fare della “poesia scenica”), smussando le punte retoriche ed eroiche: dopo gli esordi, la sua poesia è divenuta antieroica come poche! (…) «Mi riconosco volentieri come troubadur e musicante, un vagabondo… metà mendicante e metà signore».

Forssell vuole cantare tutto l’uomo e in lui convivono sempre slancio emotivo e fantastico, spirito razionale e realistico. È quindi assertore deciso del diritto del poeta di poetare a livelli diversi, al soffio di qualsivoglia ispirazione, anche di quella che rampolla dalla quotidianità più logora o più dimessa, in un linguaggio che può anche essere aulico o plebeo, senza pregiudizi e senza remore dettate da poetiche preconcette. Ha affermato: «Io sento la poesia come oggetto. Qualcosa di sensuale, da usare. Passione, sentimentalità, volgarità. Questa è una forza quando c’è tutto». È lui, fa l’altro, che ha saputo imporre alla cultura svedese più esclusivavista il trubadur Evert Taube e che ha stimolato la poesia divertissement di un Beppe Wolgers.

Forssell, abilissimo nell’uso delle forme metriche tradizionali, è anche su questo terreno un risoluto innovatore, e con singolari commistioni semantiche. Questo poeta, però, che potrebbe in ogni caso tener conto del vastissimo pubblico nondimeno popolare, riesce rigorosamente a far sua l’esortazione di Lindegren… «La volontà di espressione deve sempre essere più grande del bisogno di comunicazione», esortazione che non si scontra, anzi ne è complemento, con l’assioma poundiano: «La grande poesia è semplicemente linguaggio carico di significato al massimo grado possibile».

Forssell è un princeps poetarum che sa anche essere un esaltante ‘capitano coraggioso’. La sua poesia civile  capace di colpire in pieno petto, penetrando nei sancta sanctorum del potere, e lui sempre disposto a pagarne il pedaggio. Non teme di avventurarsi in ricognizioni spericolate contro gli idola del mondo contemporaneo, ben determinato a denunciare a viso aperto la disintegrazione e il dissolversi dei valori tradizionali, il totale crepuscolo degli dei attuali, questa Götterdämmerung che ci investe sempre più da vicino.

(dalla prefazione di Giacomo Oreglia a Poesie, Passigli, 1990)

 lars2Alceste: Epitaffio

 Non c’è nessun principio

Qualcuno canta come le onde.
egli non stava mai sulla spiaggia verso il mare.
Voglio sentirla annegare nel mare, la voce del cantore.
non c’è nessun mare nel mio petto
Non c’è nessun principio.
Sempre più pesante pesa lo scudo.
Mi sovvengo del tuo capo biondo, che riposa sul mio braccio.
Mi invocano, le onde non esistono;
spruzzano verso questa tua riva che esiste.
E al di là di me la tua tempesta, le tue scogliere
mi chiamano per naufragare
come se vi fosse una sufficiente morte.
C’è vita che inizia una morte.
Tu esisti, o amata,
una morte che inizia.
 

 lars7Enigma

Di giorno non si vede.

Al cadere della notte esce strisciando
dalla fenditura dove abita.
Se la spaventi con la luce scompare
all’indietro, con gli artigli serrati,
dentro alla turbinosa
nube melmosa del passato.
 

 

lars5Odisseo in Itaca

 

Tre volte tre rose
ho scagliato nel mare oggi, quando la corrente
porta via da Itaca.
Tre volte tre colombe
svolazzando hanno preso il volo dalla mia mano.
C’è porpora tanto potente, Calipso,
che qualche oncia può tingere tutto il mare di rosso sanguigno.
A che mi giova allora la distanza
e l’averti sfuggita?
Le sirene ancora allettano nel mio sogno.
E il mare ondeggia.
E il sogno chiama – tempesta
e chiama te.
 

 
lars6La salamandra
 
 Non scelgo fiamme
Sono gettato fra di esse
In quella arancione divento inquieto
In quella dritta non sento nulla

La fumosa è come sono io stesso
La trasparente la evito
Potessi scegliere io
Mitico rettile
Vorrei vivere calmamente la mia vita inquieta

 
lars forsell 8La scuola di Tartini
 

 
Giuseppe Tartini da Padova,
il primo violinista del suo tempo,
fondò un’accademia
dove gli allievi imparavano
a diventare violinisti
e borsaiuoli
Stessi artifizi, stessa diteggiatura
e stessa sveltezza di mano!

Rubavano un po’ d’anima
– se per caso avevano un’anima –
dai cortigiani che incedevano per le gallerie
e allo stesso tempo una spilla da cravatta,
un anello
o dalle loro dame
un pettine d’avorio

Quale idea!
È il metodo
e l’arte dell’arte!
Sappiate anche che il maestro Tartini
venne accusato di bigamia
Verso sera si fece frate!
Ruba e suona
Suona e ruba
e quando hai ben rubato, rifugiati
nel fondo della musica!
Nasconditi là dentro! Nel più profondo
laggiù fra i violini!

 

 William Sansom

William Sansom
vigile del fuoco durante il blitz a Londra
dove era seduto nella grande sala
sotto i lampadari di cristallo
(accadde nello Schloss Leopoldskron un inverno
dove Max Reinhardt aveva regnato
un principe sul suo trono teatrale
di falsità e genuina dissimulazione)
vide con la sua vista interiore
tutto il castello in fiamme fiammeggianti!
Indoratura e specchi incrinarsi
e sorci di fuoco con musi vibranti
correre per tutti gli angoli e fessure
e le ninfe arcigrasse
sui falsi quadri di Rubens
fondersi in torbide gocce
Lo ricordo qui in ginocchio
tra fiammiferi bruciati
nella casetta di Runmarö
«Che gran bella vista
vedere quel maledetto castello
completamente in fiamme!»
Così mio mondo,
mio mondo di finzione
ti voglio bruciare
Torso fuligginoso per il fuoco
precipitare dallo zoccolo di marmo
schiantandosi con uno scoppio nella vampa
Soffitti e muri incurvarsi
Scale crollare
incandescenti
Essere perduto senza salvezza
in un fracasso di secoli crollanti
arruolato in un più grande bagliore
Uno sfarzo vero contro uno falso!
Mi mancano le parole giuste
per il mio inferno immaginario
(ma dopo non è necessaria nessuna parola
e nulla ha la pretesa di essere detto)
te ne puoi stare tranquillo, mio mondo di isole,
di sciabordare d’onde e grilli
È soltanto una visione spettrale
presa in prestito da un vigile del fuoco durante il blitz
che una volta ostinatamente e per celare la sua paura
aveva acconsentito alla rovina
Ora è morto
e il mio fuoco comincia a ravvivarsi
Fosforescenza del mare e incubo si spengono
quando la mattina arriva con argento sul mare
Crepita un po’
I grilli limano
e io sento l’acqua giocare
contro le pietre della pagina fuori
come silene delle parole getta fragili ombre
su queste pagine.
lars5L’Enigma della menzogna
Caro Alexander Isajevitsj,
Non credere al tuo proprio fratello,
fidati del tuo proprio occhio storto.
Chi una volta ha proclamato la violenza
come suo metodo
deve immancabilmente scegliere la menzogna
come principio.
non contento nella grattugia è il rafano,
ma tuttavia le danza attorno.
la risposta all’enigma è breve
ma l’enigma è lungo sette verste.
non con noi ha avuto inizio la menzogna,
non con noi essa avrà fine.
È l’ardesia
che macini sotto il tuo piede.

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