Angiola Ferraris Nell’aereoplano del firmamento. Manifesti e poeti del primo futurismo italiano (1909-1920). Lettura di Giorgio Linguaglossa

Nell’aereoplano del firmamento. Manifesti e poeti del primo futurismo italiano (1909-1920) a cura di Angiola Ferraris LietoColle, Faloppio, 2013 pp. 274 € 20

opera di Ardengo Soffici

opera di Ardengo Soffici

Il Manifesto del Futurismo apparve in anteprima sul Giornale dell’Emilia di Bologna, in data 5 febbraio 1909. Pochi giorni dopo, il 20 febbraio 1909 viene pubblicato su Le Figaro a proprie spese da Filippo Marinetti con ben altra diffusione mediatica, Parigi era allora la capitale dell’arte, della letteratura e della cultura. Così, da quest’atto individuale di un intellettuale italiano di genio di cultura francese, si dà inizio a quell’effetto domino delle avanguardie dei primi anni del Novecento in tutti i paesi europei. Il futurismo è una proto avanguardia, ha elementi dell’antico mondo ma capovolti, ribaltati nel loro contrario, porta in sé una fortissima reazione a quello che viene chiamato il «passatismo», gli antiquati valori borghesi, l’arte del passato recente e lontano, i musei, il chiaro di luna, i sentimentalismi decadenti e romantici.

La Proto avanguardia (e prima avanguardia europea), ha in sé già dagli inizi tutte le contraddizioni e la vitalità della nuova civiltà di massa già agli albori con il suo culto per la velocità, il Progresso e la mitologizzazione dello stesso nelle sue varianti: il treno, l’aeroplano, l’automobile («più bella della vittoria di Samotracia»), le fabbriche con le ciminiere fumanti, le città percorse da tram e autobus, le città brulicanti di cittadini piccoli borghesi («le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne… Canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne»). Di qui il famoso assioma: «Non v’è più bellezza se non nella lotta»; di qui il culto per la «guerra, la sola igiene del mondo».

cangiullo1Sulla valutazione dell’importanza e della centralità del movimento futurista nella cultura italiana e europea credo che non ci sia ombra di dubbio: il futurismo italiano, grazie alla instancabile attività di politica estera di Marinetti presente negli anni seguenti in tutte le principali capitali europee, ha avuto una influenza determinante nello scatenare, per filiazione e per reazione, una serie di avanguardie locali ispirate alle idee e alle modalità declamatorie e mediatiche del futurismo italiano. Il futurismo riporta al centro del dibattito delle avanguardie europee le tematiche lanciate dalla Protoavanguardia italiana. L’effetto di ricaduta di queste idee è impressionante: non solo sulla poesia ma anche sulla musica, sulla pittura, sulla scultura, sull’architettura e, ovviamente, sulla politica. Avviene un qualcosa di totalmente nuovo: l’estetizzazione della politica e della guerra (peraltro già compiuta da D’Annunzio ma in maniera, tutto sommato, ancora tradizionale). Nel futurismo marinettiano la guerra viene estetizzata, viene sistematizzata in ideologia del «Futuro» e del Progresso, la «velocità» viene estetizzata e ideologizzata.

cangiullo3È la prima avanguardia del Novecento (quindi archeo o proto) compiutamente ideologica e, al contempo, anti ideologica. Qui da noi un pregiudizio politico durato quasi un secolo ha pesato sulla valutazione del futurismo italiano: l’accettazione da parte del fascismo di certa iconologia e di certe tematiche giovanilistiche del futurismo, ha determinato l’equivoco da parte di un certo indirizzo culturale di esprimere un giudizio politico su un movimento che, nelle intenzioni e nei programmi, voleva cambiare non solo lo sguardo ma anche e soprattutto il mondo che la società dell’Ottocento aveva lasciato in eredità alle nuove generazioni. È la più violenta e radicale delle reazioni alla filosofia del liberalismo democratico e pacifista che qui da noi era rappresentata da Benedetto Croce, e dalla poesia del Pascoli che si nutre della crisi del liberalismo ma senza la consapevolezza della crisi di quella cultura.

Il lavoro della curatrice, Angiola Ferraris, ci dà un bel sommario di quel fenomeno esplosivo, traccia le coordinate della innovazione letteraria compiuta dal futurismo. Nel libro sono contenuti importanti documenti teorici di quell’epoca di grandissima, elettrica creatività, oltre ai vari manifesti di Marinetti, anche la sua preziosa prefazione a Revolverate di Lucini, la famosissima “Distruzione della sintassi. Immaginazione senza fili. Parole in libertà” (11 maggio 1913), in cui si trovano affermazioni di eccezionale sensibilità sui mutamenti che la tecnologia aveva imposto alla vita delle masse:

download (1)«Il Futurismo si fonda sul completo rinnovamento della sensibilità umana avvenuto per effetto delle grandi scoperte scientifiche. Coloro che usano oggi del telegrafo, del telefono e del grammofono, del treno, della bicicletta, della motocicletta, dell’automobile, del transatlantico, del dirigibile, dell’aeroplano, del cinematografo, del grande quotidiano… non pensano che queste forme di comunicazione, di trasporto e d’informazione esercitano sulla loro psiche una decisiva influenza…». «L’uomo moltiplicato dalla macchina». «Acceleramento della vita».

Il volume comprende anche un interessante itinerario di testi di Marinetti, Apollinaire, Palazzeschi, Balla, Depero, Corradini, Settimelli, Govoni, Luciano Folgore, Paolo Buzzi, Umberto Boccioni, Enrico Cavacchioli, Libero Altomare, Ardengo Soffici e Cangiullo.

Giorgio Linguaglossa è nato a Istanbul nel 1949 e vive e Roma. Nel 1992 pubblica Uccelli e nel 2000 Paradiso. Ha tradotto poeti inglesi, francesi e tedeschi tra cui Nelly Sachs e alcune poesie di Georg Trakl. Nel 1993 fonda il quadrimestrale di letteratura «Poiesis» che dal 1997 dirigerà fino al 2005. Nel 1995 firma, Giuseppe Pedota, Lisa Stace, Maria Rosaria Madonna e Giorgia Stecher il «Manifesto della Nuova Poesia Metafisica», pubblicato sul n. 7 di «Poiesis». È del 2002 Appunti Critici – La poesia italiana del tardo Novecento tra conformismi e nuove proposte. Nel 2005 pubblica il romanzo breve Ventiquattro tamponamenti prima di andare in ufficio. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesia La Belligeranza del Tramonto. Nel 2007 pubblica Il minimalismo, ovvero il tentato omicidio della poesia in «Atti del Convegno: È morto il Novecento? Rileggiamo un secolo», Passigli, Firenze. Nel 2010 escono La Nuova Poesia Modernista Italiana (1980 – 2010) EdiLet, Roma, e il romanzo Ponzio PilatoMimesis, Milano Nel 2011, sempre per le edizioni EdiLet di Roma pubblica il saggio Dalla lirica al discorso poetico. Storia della Poesia italiana 1945 – 2010. Nel 2013 escono il libro di poesia Blumenbilder (natura morta con fiori), Passigli, Firenze, e il saggio critico Dopo il Novecento. Monitoraggio della poesia italiana contemporanea (2000 – 2013), Società Editrice Fiorentina, Firenze. Nel 2015 escono La filosofia del tè (Istruzioni sull’uso dell’autenticità) Ensemble, Roma, e Three Stills in the Frame Selected poems (1986-2014) Chelsea Editions, New York e il romanzo rivisto e accresciuto 24 Tamponamenti prima di andare in ufficio EdiLet, Roma.  Ha fondato il blog lombradelleparole.wordpress.com  – Il suo sito personale è: http://www.giorgiolinguaglossa.com

e-mail: glinguaglossa@gmail.com

Giorgio Linguaglossa

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