Archivi del giorno: 5 marzo 2014

Angiola Ferraris Nell’aereoplano del firmamento. Manifesti e poeti del primo futurismo italiano (1909-1920). Lettura di Giorgio Linguaglossa

Nell’aereoplano del firmamento. Manifesti e poeti del primo futurismo italiano (1909-1920) a cura di Angiola Ferraris LietoColle, Faloppio, 2013 pp. 274 € 20

opera di Ardengo Soffici

opera di Ardengo Soffici

Il Manifesto del Futurismo apparve in anteprima sul Giornale dell’Emilia di Bologna, in data 5 febbraio 1909. Pochi giorni dopo, il 20 febbraio 1909 viene pubblicato su Le Figaro a proprie spese da Filippo Marinetti con ben altra diffusione mediatica, Parigi era allora la capitale dell’arte, della letteratura e della cultura. Così, da quest’atto individuale di un intellettuale italiano di genio di cultura francese, si dà inizio a quell’effetto domino delle avanguardie dei primi anni del Novecento in tutti i paesi europei. Il futurismo è una proto avanguardia, ha elementi dell’antico mondo ma capovolti, ribaltati nel loro contrario, porta in sé una fortissima reazione a quello che viene chiamato il «passatismo», gli antiquati valori borghesi, l’arte del passato recente e lontano, i musei, il chiaro di luna, i sentimentalismi decadenti e romantici.

La Proto avanguardia (e prima avanguardia europea), ha in sé già dagli inizi tutte le contraddizioni e la vitalità della nuova civiltà di massa già agli albori con il suo culto per la velocità, il Progresso e la mitologizzazione dello stesso nelle sue varianti: il treno, l’aeroplano, l’automobile («più bella della vittoria di Samotracia»), le fabbriche con le ciminiere fumanti, le città percorse da tram e autobus, le città brulicanti di cittadini piccoli borghesi («le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne… Canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne»). Di qui il famoso assioma: «Non v’è più bellezza se non nella lotta»; di qui il culto per la «guerra, la sola igiene del mondo». Continua a leggere

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Renato Minore – Poesie inedite con un Commento di Giorgio Linguaglossa

Renato Minore 1   Renato Minore (Chieti, 7 settembre 1944), risiede da oltre trent’anni a Roma; è specializzato in Filologia moderna. Giornalista professionista dal 1971 presso i servizi giornalistici della RAI, attualmente è il critico letterario de Il Messaggero. Ha insegnato Teoria e tecniche delle comunicazione di massa all’Università di Roma. Come narratore ha pubblicato i romanzi Rimbaud (Mondadori), Il dominio del cuore (Mondadori), Leopardi, l’infanzia le città gli amori (Bompiani). Come poeta ha pubblicato La piuma e la biglia (Almanacco Lo specchio Mondadori), Non ne so più di prima (Edizione del Leone) Le bugie dei poeti (Scheiwiller), Nella notte impenetrabile (Passigli), I profitti del cuore (Scheiwiller). I suoi libri sono stati tradotti in più lingue. Ha scritto per settimanali come Il Mondo, quotidiani come la Repubblica, riviste culturali come Paragone. La sua attività critica è raccolta nei volumi: Giovanni Boine (La Nuova Italia, 1975), Intellettuali mass media società (Bulzoni 1976), Il gioco delle ombre (Sugarco 1986), Dopo Montale Incontri con i poeti italiani (Zerintya 1993), Poeti al telefono (Cosmopoli 1994), Amarcord Fellini (Cosmopoli, 1995), I moralismi del Novecento (Poligrafico dello Stato 1997) e le serie: Sul telefonino: Il tam tam del terzo millennio (Cosmopoli 1996), Il mondo mobile (Cosmopoli 1997), La piazza universale (1998). Sul divismo: Fragili e immortali, Il divismo all’origine (Cosmopoli 1997), Lo schermo impuro: Il divismo tra cinema e società (Cosmopoli 1998), Il pianeta delle illusioni: Il divismo negli anni Sessanta (Cosmopoli 1999) Eroi virtuali: Il divismo alle soglie del duemila (Cosmopoli 1999). Sulla comunicazione: Futuro virtuale (Cosmopoli 1995), Rotte virtuali (Cosmopoli 1996), Rotte convergenti (1997), “L’italiano degli altri”(Newton Compton 2010). 

Commento di Giorgio Linguaglossa

Non esistere
sarà forse impossibile.
Nel multiuniverso-patchwork

Mi sembra che questi versi siano il migliore introibo alla poesia di Renato Minore. Una poesia in «minore», che procede, in sordina, per toglimenti e sottrazioni, alla ricerca di uno statuto minimale del linguaggio che lo faccia friggere e sfrigolare nelle immagini, nel verso breve e nel respiro sincopato, claudicante. «Nel multiuniverso-patchwork» di Renato Minore forse è possibile utilizzare soltanto parole-patchwork, parole immondezzaio, parole-toppe, parole strappate dal loro significato, parole senza-fondo, o che vanno a fondo, alla deriva di un mare aperto. Nel mondo della disseminazione forse è possibile per un poeta odierno soltanto la forma-disseminata, abitare questa disseminazione, questa deriva delle parole-patchwork immerse nella instabilità permanente.
Il linguaggio e le sue immagini sono ridotte alla traccia, alla «forma del bianco che resta sulla carta», al pari di una impronta… lasciata sulla carta con un inchiostro simpatico. Un linguaggio di «impronte», dunque, invisibili, disperse nel bosco frondoso del linguaggio, un linguaggio poetico di sentieri dispersi nel bosco:

La cometa ha la forma
del bianco che resta sulla carta

C’è come un’angoscia ridotta allo stato gassoso in questo impiego del linguaggio, c’è la consapevolezza della cripticità del linguaggio poetico odierno a narrare qualsiasi rappresentazione prospettivistica, ma c’è anche la determinazione ad erigere un’ultima barriera, un’ultima trincea di resistenza dietro queste parole-impronte apparentemente disarmate ad opporsi alla marea montante del «vuoto» (non è un caso che questa mini raccolta termini proprio con la parola «vuoto»). Forse non ‘è neanche «resistenza» quanto consapevolezza del senso del «limite» di ogni operazione umana che non si attenga allo statuto della superficie, di ogni operazione poetica situata oltre il limite della «impronta» della «parola patchwork»:

Il tempo ha tanta vita,
la vita ha poco tempo.

La forma gnomica e aforistica di certe nervature collide con l’andante con brio che forma la spina dorsale di queste composizioni, come a sgambettare in ogni momento il discorso, qualsiasi discorso che assuma o voglia assumere un aspetto di serietà forzosa o di seriosità imposta, qualsiasi tono assertorio. È la legge della «leggerezza», forse troppo equivocata e incompresa, quella che muove il linguaggio poetico di Renato Minore, da non confondersi con la leggerezza imposta dalle condizioni del mercato editoriale della poesia; qui è in conto una ben diversa leggerezza, quella della drammatica condizione dell’uomo moderno.

*

 Quel tuo laborioso affannarsi
sulla stagnola del lago e del fiumetto
che sudava acqua, ma davvero,
portento d’una tecnologia essenziale
nel gesso della pecorella e sul
cartone crespato della collina
con angeli intermittenti,
faville stuccate nel soave frattale
della loro metamorfosi,
era meraviglia,
allegria che vela la tristezza
in un silenzio di molte cose quiete.

Renato Minore 2

DIALOGHETTO DI NATALE

1

Che le parole possano
ancora  abitare nel tenue lume
di perla e turchese…
Coprano  arbusti  e ciocchi di faggio,
pronte all’uso  di chi  ne fa poltiglia
e le svende, le svende, le svende…

Siano solo la buccia e la foglia
nel Natale,
il frutto attorno a cui scivola ogni cosa…

 2

Ma per essere colpevoli di ciò che facciamo
dobbiamo essere colpevoli di ciò che siamo?

Come piccole bolle formate
al momento dell’incontro,
e poi svanite, viviamo in spazi
evanescenti nella  paura
di non aver tempo per tutto,
non sappiamo che aver tempo
significa non aver tempo per tutto?

renato_minore 3

3

Ogni candela è una stella
In cima l’angelo  di Wenders
precipita
credendo di volare,
Nello stesso prato
il bue cerca l’erba
il cane vuole  la lepre,
la cicogna fiuta il ramarro.
Siamo le carte
di un castello perfetto,
ognuna è un crollo,
il  cedimento.

Una debolezza
si appoggia  ad altre,
il  corto respiro  entra
nel soffio universale

4

La cometa ha la forma
del bianco che resta sulla carta,
non di queste lettere di calendula
che pianto come chiodi
E le dieci candele d’una stella
illuminano il foro senza fondo
della grotta mai colmato
da ciò che  solo è  iridescenza.
Il tempo ha tanta vita,
la vita ha poco tempo.
Ma non  c’è  vento benevolo
per il   marinaio  che non sa dove andare.
Quando il cuore può parlare
non occorre prepararsi.
Interroga, oh se  interroga!,
non arriva  a comprendere.
Renato Minore 

l

Non esistere
sarà forse impossibile.
Nel multiuniverso-patchwork,
 a pochi  millimetri
dal nostro presepe,
un altro lo replica
con lane di pastori,
scintillio di stagnola,
verde muschiato,
neniette a ricarica.
La luce batte e rimbalza
 
come in gabbia.
Mai lo vedremo,
mai sapremo  
se ancora nella santa notte
le streghe alzino la selce
per fare malie
se chi nasce vince
l’esitare del vuoto.

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