ANTOLOGIA PER IL PARNASO VI – Antonella Antonelli, Nazario Pardini, Stefanie Golisch, Adriano Accattino, Ivan Pozzoni, Ambra Simeone, Tiziana Antonilli, Maria Pia Quintavalla, Roberto Maggiani, Carmelo Pistillo, Faraòn Meteoses

Antonella Antonelli in orangeAntonella Antonelli

Un’altra fuga

“E’ mia la dipendenza?”
Ti chiedo smarrita.

“E quali catene ti ho dato io?
Nessuna. Sei libera di andare,
scegliere, volermi e non volermi.
Non smetterò mai di cercarti
lasciandoti andare”

“E come faccio io senza catene?
Passa dunque da qui, la mia indipendenza?”

Togli gli occhiali,
mi fissi negli occhi
con gli occhi stanchi,
come fosse faticoso,
ancora una volta,
spiegarmi:

“elemosini amori incatenanti
per non perderti, e poi scappi
senza mai liberarti.

Una semplice evasione
la tua fuga.”
Resta appena socchiusa
la tua bocca, come volessi aggiungere
qualcosa.

“Come faccio ad amarti
se non mi tieni?”

“A catena amore, come un cane fedele?
Io non ti tengo, no.
Sei libera di andare oppure di restare.”

Ti abbraccio di slancio, stupita.
Metto la testa sulle tue gambe,
mi sfiori i ricci, li sento
aggrovigliarsi tra le tue dita.
Vorrei fossi un gigante
e io nella tua mano, ballerina,
girare sul palmo fino a cadervi.

Mi tiri su.
Metti gli occhiali
ti rimetti a leggere
metti mille libri a sommergerti.
Mille capelli sulla tua testa ferma.
E’ notte e di notte i pensieri
ruzzolano come palloni su scale popolari.
Odore di refettorio dalle porte aperte.
Il caldo si mescola, vorrei andare
una gamba piegata, l’altra pronta,
ma non mi dici niente
ti chiedo “posso restare?”
“decidi tu, amore”.

Sposti gli occhiali, mi guardi
e i tuoi occhi si muovono rapidi
sulle mie labbra incerte
“no, meglio che vada” dico
e mi sento piangere,
in silenzio, senza lacrime o scosse
dentro, come un innaffiatoio bucato.
“Peccato” dici “è già così buio.”

Ti rimetti a leggere
“allora resto” ti dico fiduciosa.
“No. Ora va.”
“S’insegna così la libertà?”
Ti chiedo altera e delusa.
Continui a leggere.
Ognuno in questo gioco ha la sua parte.
“Mi lanci un’altra sfida?”
Non mi rispondi.
Vedo gli occhiali, fili bianchi e una poltrona.
Me ne vado con il tuo silenzio.
E questa, è solo un’altra fuga.

Foto Nazario ii

Nazario Pardini

Contro le lune
Ho sempre fissa, padre, la tua immagine;
i nostri sogni, il cielo: prevedere
dure gelate a divorare pane,
piogge future ad annullare semi;
e brezze, e folate affilate
a recidere illusioni mai appagate.
Eppure si aspettava primavera
immaginando anche il suo profumo
nel suono nemico dell’urlo invernale.
È sempre fissa, sì!, la tua visione:
tronco scheggiato da lame
forgiate dal tempo;
fronda sfrascata da inverni ribelli;
idea appesantita
da troppe lune piene. Sì!, ti rivedo
ancora qui con me, padre immolato,
a regalarmi odori d’erbe offerte
alle frullane lucide di sole.

Sai, padre!
Qui non ci sono più terre feraci
disposte a dare vita
a mèssi generose;
fronde feconde
ad ospitare nidi da allevare.
Sulla tue terre crescono le case
abbracciate fra loro
come pietre di cava sopra storie
destinate a finire. Chiedo solo
– al cielo, a qualcuno, non so a chi –
che mi mantenga in seno la tua voce,
che mi mantenga in cuore il tuo sorriso,
il tuo sagrato profumato d’erba,
e la tua voglia, maledetta voglia,
di seminare sogni anche nei giorni
più neri della notte.
Contro le lune.

13/05/2013 h. 11 (inedito)

stefanie-golisch-190

Stefanie Golisch

Fly and Fall

.
Piano il giorno apre gli occhi
per salutare la mattina di fine agosto.
Ecco ciò che sta per accadere oggi:

Un uomo troverà l’amore e un altro lo perderà.
Qualcuno arriverà alla stazione giusto in tempo,
mentre un altro attenderà invano.
Un merlo sussurra nell’orecchio di un altro, che bello volare e cadere.
Qualcuno inaugurerà il giorno con una bottiglia di birra,
e un altro ascolterà a lungo l’eco dei sogni complessi.
Qualcuno scriverà una lettera scarlatta,
mentre nel cuore ferito del suo vicino non è rimasta una sola parola.
Una bambina si sveglierà dai suoi sogni notturni
stringendo il suo orsacchiotto, e una donna si sveglierà
soltanto per morire a metà mattina poiché il giorno
richiede tutto questo. Lottando scivolerà via davanti agli occhi
dei vivi nello stesso momento in cui
un pittore finalmente trova il suo blu.
Oggi sarà il mio giorno pensa il giovane,
mentre si allena, impaziente di gettarsi nella mischia.
Nella cantina di una casa abbandonata,
una gatta tigre gioca con un topo soltanto
per intrattenere la piccola cosa

Quel che il pittore non sa
è che quel blu non esiste,
ma soltanto una voce lontana,
quasi non udibile nel brusio di tutto questo fare all’amore,
morire, chiacchierare con gli amici, mangiare, bere,
spaventarsi e gioire,
impaziente di placare l’insaziabile
oggi

Adriano Accattino

Adriano Accattino

Può significare una svolta del respiro… non è più
parola, ma toglie la capacità di parlare

Forse qui, affrancatosi qui e in quale modo..
forse si libera ancora qualcos’altro

A partire da questo punto… ora può percorrere
le proprie strade… più volte

Tra le speranze vi sia quella di parlare per conto
di un Altro. Forse è concepibile un incontro..

Su questo indugia, s’azzarda… mette in rapporto
con la creatura

Nessuno può dire quanto… la pausa del respiro
duri ancora

*

Cerco la stessa cosa, la figura, in vista del luogo,
del farsi libera, del passo in avanti

Oppure tenta di percepire la figura nella direzione
che le è propria, fugge innanzi

Ben sappiamo dove vada la sua vita, dove sia
per andare: così era andata la sua vita

Gli risultava talvolta sgradito il fatto
di non poter camminare sulla destra

Ecco l’oscurità che muove da una distanza
che essa stessa, forse, ha tentato di progettare

Noi professiamo l’oscurità*

* da Poesie rubate Mimesis, 2013

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni

Ivan Pozzoni

PENE D’ARTISTA

Non conosco chi è Ninnj Di Stefano Busà,
– c’aggia fa!- non appena Kairos Editore
mi chiederà ancora 200€, così da essere inserito,
con tre testi, ne L’evoluzione delle forme poetiche
La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio,
nun me resta che accettà, in modo da essere anche io migliore,
migliore di come sono, 200€ migliorano la mia scrittura,
è la vittoria dell’economia, sul conflitto tra natura e cultura.

Chi cazzo è Ninnj Di Stefano Busà?
Forse un’emula di De Signorinibus, o De Signorinibus
un emulo ermetico der medico de li mortacci,
non funziona, quando bustrofedo alle due di notte,
dopo succo d’uva e Sangria, un Bellini, Porto,
divento incoerente, una sorta di Don Chisciotte,
meglio dei vari Don Abbondio che bazzicano l’orto
dell’irta arte italiana, disponibili a versare,
non nel senso di fare versi, 1500€ a Carabba,
con lo scopo recondito di farsi pubblicare,
facendo sermoni sulla gratuità dell’arte
quando vai a chiedere 30€ di quota solidale
per sconfiggere i cartelli dell’industria editoriale.

M’inchino a Ninnj Di Stefano Busà
– c’aggia fa!- senza aver capito se è una donna, un uomo, un trans,
se è un uomo, o un trans, non m’inchino,
minchia, mi sento troppo brillo per continuare,
e non sono abituato a brillare, mi toccherà tornar da Ambra,
a letto, come un’ombra, senza far rumore,
lei mette i tappi nelle orecchie per non sentirmi battere,
io, quando batte lei, nel senso di battere al Pc,
mi metto un tappo in bocca, è meraviglioso spiarla scrivere,
di lei sono sicuro che non è un uomo, o un trans,
– svelando queste cose rischio di ritrovarmi cadavere-,
o un emulo imperterrito di Oronzo Canà
davanti alla fama imperitura di Ninnj Di Stefano Busà.

(inedito)

Ambra Simeone

Ambra Simeone

Ambra Simeone

mi prendo la libertà di quel che scrivo

e poi questa storia della libertà io davvero me la sono sempre chiesta,
che ti dicono che molte persone della tv, politici, soubrette, giornalisti, attori
e che persino molti scrittori famosi, non sono liberi come quelli che non li conosce nessuno,
perché a loro manca di fare certe cose normali, come andare a fare una passeggiata da soli,
farsi fotografare solo quando vogliono loro, fare l’amore senza dire niente a nessuno,
e che allora la notorietà non è più una questione di libertà, se dicono, che più sei noto
e più perdi la libertà di fare certe cose, come le fanno tutti gli altri sconosciuti,
ma a molti sembrerebbe una bufala, e allora non conviene essere famosi? lo dicono tutti?
io quindi me la sono sempre chiesta questa cosa qua, che forse uno è libero se non è riconosciuto
è libero se nessuno sa chi è, cosa fa e come vive, uno è libero se diventa invisibile,
e forse è proprio una bella scusa, una bella invenzione ideata da chissà quale creatore,
mah, sarà, proprio un bell’affare la libertà, che uno però non è libero di diventare famoso,
ma di essere uno come tanti, uno in una massa indistinta di sconosciuti, così ti dicono,
dunque secondo me la libertà l’ha inventata un bravissimo scrittore.

tiziana antonilli

tiziana antonilli

Tiziana Antonilli

Come si chiamava
Lei che inavvertita folgorava l’occhiaia
scomponendone il viola
si accapigliava con l’inerzia
sbranandola
ridisegnandoci
ombretto rosso sole
inanellava il blu
inarreso dello sguardo.
Sopravvive
ma solo quando l’inverno cede
e la prima rondine
posa stanchezza

allora sembra di nuovo possibile
che uno schiocco di dita
ci inabissi all’istante
ma quella sfrontatezza quanto
insegue
sanguina
esige
se è ancora?

Quintavalla

.

.

.

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.

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.

Maria Pia Quintavalla
Qui, che ridiventa nido

I)

Se mi mettessi fuori a testimone,
del tempo e del mercato,
che la stessa scena ogni giorno
r i c o n c r e a

ma per meglio cogliere nel flusso
che si libera, io lenta
navigante che non sporge più
non rema a braccia a nuoto,
nuove luci arricchiscono disegnano
i suoi i fianchi flessi come l’iride.

Se testimone fossi dell’intero,
nel verso io potrei smorta
carpire un suono madido che afferra,
piega a lato in frescura,
la bocca benedice non sente più
pianti nolenti ma bambini
lesti nel correre,
che ricambiano il suo v o l o.
II)

Rivivi la tua infanzia, mentre ricrei
a Itaca, col padre
nel nome tuo familia nova che
come l’altra, drammatica insoluta

perché per crescere occorreva
essere amati, io adulta genitrice
della vita che si fa futura,
non mentore soltanto di occasione – infanzia
che si genera rifà mi pianta
intorno a un’ostrica mi incolla
alla matrice unita al male
con il bene, un arco soddisfatto
in sincronia f u t u r a.

Roberto Maggiani.

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Roberto Maggiani

da “La bellezza non si somma” (Italic, 2013)

Dio

Ho imparato ad evocarti
dai colori e dalle forme delle cose.

Per riconoscere la tua presenza
mi bastano la soglia di una porta
sempre aperta su un patio
e una tenda
che nella brezza sappia danzare
lentamente.

Sei come un albero
che nella sua totale presenza
si assenta nell’abitudine
dello sguardo

Io invece sono come il mio gatto
che parla ai corvi lontani:
vedendoli piccoli
vorrebbe farne un boccone –
li prega di scendere
con versi inconsulti
non sapendo della loro grandezza.

Ti cerco instancabilmente
ed è solo per la nostalgia che ho di te
che scrivo poesie.

Carmelo Pistillo aprile 2012_

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Carmelo Pistillo

LEI È QUI, DENTRO DI ME…

Lei è qui, dentro di me,
mi offre i sensi, torce
il suo orizzonte.

E’ in ginocchio e grida
vivi, ma io piango,
e non so quanto
il mio seme cerchi
luminescenze nella sua bocca
o quanto le sue trecce
siano già corda spezzata.

Tutto è stato così lento,
la mia testa fra le sue gambe,
le mie labbra sulle sue.

Siamo saliti e scesi
su ogni errore.

Come acrobati nell’elegia,
come acrobati nell’elegia.

Stefano Amorese

.

.

.

.

Faraòn Meteoses (pseud Stefano Amorese)

Inghiottitoio
(estratto)

1
Mi macera dentro per la malora
una congettura contraddittoria,
per di più di un’idea dannata
dapprincipio premeditata sotto una pensilina…
mal sopportata assai
da quel pregiudizio altrui dissuaso mai
dalla supremazia degli Àrcadi e degli aedi:
una tara ereditaria intrinseca
che sempre di più mi estranea dalle virtù degli Avi…
un’interferenza, che mi elide acidula
una vocale atona…
un sapore amaro che mi sgocciola
nell’ingestione di una Sostanza càustica…
una Bestia onnivora che mi guaisce in petto:
un autoritratto a tempera, se lo si preferisce…
una frenesia che si perpetua assidua
che mi adùltera e mi deteriora
per questo testo d’inconsistenza,
che da un incubo si è ingenerato
e che m’ingerisce…
in un buco nero divaricato.

2
In una foiba
che m’affascina fabulosa,
che non mi dice nulla
e che non ha favella…
che sia in quell’avello disseppellito
dall’unghia ippocratica del terapeuta,
che con beneficio di inventario e di bioenergetica,
mi strizzò il cervello nel sotterraneo,
cagionandomi intimamente
un malumore putrido di morfina:
una magodìa, che anche ad oggi, mi sopisce appena…
ossia il dialogo di me stesso con il mio sosia,
una messa in scena di un ricordo nitido di ciò che sono:
una comparsa anonima entro una proiezione
per chi desidera esserne l’autore.
In una simbiosi insolita, in un torbido malinteso
con il mio congenito parassito
e con l’ospite, che mi molesta e che mi fu inatteso:
un pretestuoso… un presunto me,
che non si attenua né si rasserena
nemmeno per una semicroma suonata dall’aulète
ubicata all’imboccatura…
in cui sprofondo in un tonfo sordo,
in un grido acuto…
che ormai mi ha asfissiato esausto
e compiuto nel mistero,
così come mi fu esposto
dal mio viatore muto,
col quale ho convissuto,
in cui sono compreso
e tutto ho condiviso.

 

11 commenti

Archiviato in antologia di poesia contemporanea, poesia italiana contemporanea

11 risposte a “ANTOLOGIA PER IL PARNASO VI – Antonella Antonelli, Nazario Pardini, Stefanie Golisch, Adriano Accattino, Ivan Pozzoni, Ambra Simeone, Tiziana Antonilli, Maria Pia Quintavalla, Roberto Maggiani, Carmelo Pistillo, Faraòn Meteoses

  1. Mi è stato chiesto il perché di queste Antologie per il Parnaso. Ma… direi che la ratio è in res, è nella cosa stessa, attraverso il ventaglio di autori e di tipi di poesia anche molto differenti tra di essi, noi possiamo farci una idea, pur se approssimativa, delle direzioni di ricerca nelle quali sono impegnati gli autori, delle possibilità (interne) che ogni singolo stile ha, delle possibilità espressive di ogni singolo stile.
    Certo, leggendo questi testi si ha la netta impressione che oggi la galassia della poesia risponda a delle pulsioni di rarefazione e di moltiplicazione degli stili, a delle forze centrifughe… sembra quasi che una entropia generalizzata abbia preso possesso di queste galassia in miniatura e l’abbia squassata, la stia scuotendo e agitando e percuotendo a più non posso… c’è come una energia oscura (oscura in quanto invisibile ai nostri strumenti di indagine) che pervade questo universo in miniatura determinandolo ad un ampliamento progressivo e a un moto accelerato uniforme…
    Dove un giorno condurrà questo moto accelerato uniforme è un problema che forse non interessa più ormai a nessuno… forse sono proprio quelle forze oscure che muovono l’universo a determinare questa gigantesca deriva prosastica, verso il sovra dimensionamento delle dimensioni della poesia… la quale sembra essere ormai diventata una prateria sconfinata dove si può andare in tutte le direzioni e con qualsiasi velivolo.

  2. concordo pienamente con Giorgio.
    E’ assai utile questo ventaglio di espressioni stilistiche assai diverse tra loro.
    Almeno per me che m’ostino a riconoscere l’urgenza interna del dire oltre alla moda di sorprendere e partecipare.

  3. Salvatore Martino

    Semore più sgomento di fronte al flusso incessante,alla moltiplicazione evangelica dei testi poetici. Ma la poesia differisce dai pesci e dai pani, rimane confinata in una ristretta cerchia di maniaci della parola, del ritmo, della musica dell’immagine, del pensiero. Questa proliferazione di pennivendoliè uno sconcertante appiattimento verso la palude dove annega oggi la poesia.Per assurdo ci dovrebbe essere un impedimentoper questo sciorinare inutili parole , che vanno a capo perché altro non sanno fare. Che tristezza! Salvatore Martino

    • Ivan Pozzoni

      Certo, Martino: dovremmo tagliare la mano destra a chi non scrive come noi desidereremmo tutti gli altri scrivessero! 🙂

  4. A onore del vero, non capisco il senso di alcuni testi(uno in particolare) che secondo me non hanno niente a che vedere con la poesia, e nemmeno comprendo perché siano affiancati ad altri che intonano un canto perfetto. Se Giorgio Linguaglossa voleva farci capire che l’orizzonte dei testi che il critico ha in visione è molto vasto, c’è sicuramente riuscito, di qui a parlare di “prateria sconfinata” della dimensione poetica, però,,,
    Certo Marcel Duchamp ci ha insegnato che un orinatoio può essere una preziosa “Fontana”.

  5. Ivan Pozzoni

    Probabilmente è da Parmenide che nessuno ha il coraggio di affermare la dimensione aletica – e non etica (est-etica) dei tratti distintivi di un’opera d’arte, sia essa una scultura, sia essa un componimento narrativo, sia essa uno scontrino fiscale emesso in un capannone di cianfrusaglie cinesi.

  6. Ma… io vorrei ricordare che uno dei più grandi lirici del Novecento, Pasternak, lodava le qualità poetiche di un elenco telefonico… come era possibile questa contraddizione? Penso a Pasternak e a Mandel’stam che lodavano le qualità di un poeta astratto e sperimentale come Chlébnikov… la disarticolazione e la disartizzazione che la poesia del Novecento ha dovuto subire è un problema lontano, complesso, che non si può liquidare con condanne unilaterali, occorre capire che il parlato, il dialogo tra personaggi come nella poesia di Antonella Antonelli è qualcosa di «nuovo» per la poesia italiana contemporanea che non può essere liquidato semplicemente con una battuta o come un fenomeno di teatralizzazione e di drammatizzazione del testo poetico… le cose sono molto più complesse e richiedono, per la loro interpretazione, strumenti ermeneutici sofisticati e non improvvisati… così la «quasi poesia» di Ambra Simeone o l’«anti poesia» di Ivan Pozzoni mi sembra che diano delle indicazioni di sviluppo di quello che è oggi la «forma-poesia», delle dialettiche interne alla «forma-poesia», di comprendere che ciò che avviene all’interno di essa è una diretta ripercussione di ciò che avviene all’esterno di essa.
    Sono ormai più di trenta anni che la «forma-poesia» ha dovuto reggere l’urto della assenza di «regole», come se fosse possibile scrivere poesia oggi senza uno stabile complesso di «regole»… in tal senso la proposizione di poesie cinesi antiche può essere un utile modello di comparazione per comprendere come un sistema poesia abbia bisogno sempre di regole… e se queste regole non ci sono è il poeta stesso che le deve inventare e creare sempre di nuovo… di qui lo sgomento e l’allarme di fronte a testi che sembrano non rispettare più alcuna «regola», ma è un problema antico che ci trasciniamo dietro dall’inizio del Novecento, e non può essere sufficiente una condanna generalizzata a un fenomeno che ha profonde radici e legami complessi con l’esistenza e la sopravvivenza della poesia oggi nel mondo moderno a farci sentire al sicuro ognuno nel proprio micro cosmo poetico.

  7. Concordo, ma questo dei commenti è un luogo in cui è difficile esprimere critiche dettagliate e analitiche e soprattutto motivate. Lungi dall’essere chiusi e sicuri nel proprio microcosmo(se no non si perderebbe tempo a intervenire qui), ci si affida alle impressioni di lettura, riportandole nel modo il più possibile aderente al reale. Le considerazioni e le motivazioni critiche avverranno in altri luoghi(come ben sa il critico). Soprattutto ritengo importanti le motivazioni di ogni affermazione critica sulla poesia, o non-poesia: quelle ci devono essere. A livello di chiacchiera, vorrei precisare, che Kairos Edizioni non ha chiesto nessun contributo in denaro e di nessun genere agli autori inseriti nel volume “L’evoluzione delle forme poetiche”. Lo so perché sono fra quegli autori e non ho speso un euro. E qui ci potrebbe essere anche un po’ di “diffamazione”, oltre alla non-poesia.

    • Ivan Pozzoni

      Gentilissima, io scrivo:

      NON APPENA Kairos Editore
      MI CHIEDERA’ ANCORA 200€, così da essere inserito,
      con tre testi, ne L’evoluzione delle forme poetiche
      La migliore produzione poetica dell’ultimo ventennio,
      nun me resta che accettà,

      Non scrivo:
      Kairos editore mi ha chiesto 200€ per essere inserito…

      (s’ingegni, cortesemente, ad imparare a leggere)

      Questi – Giorgio mio- sono i gruppuscoli e i cartelli della poesia contemporanea, i democristiani dell’arte: la mia non è poesia, non perchè sia non-poesia, ma perché a tale Sig.ra Evangelisti, presentissima sullo pseudo blog L’assenza di Erato, Kairos (che ne ha tutto il diritto) non ha mai chiesto denari, essendo, forse, amica di Ninnj. Per antologie PRECEDENTI a L’evoluzione delle forme poetiche, a me è successo: da buon avvocato conservo sempre i contratti. Prima di discettare di regole. di diffamazioni, di scemenze varie, s’imparino le regole della lingua italiana: la differenza tra un futuro e un presente (il non appena è sintomatico di una situazione non ancora avvenuta e che POTREBBE ancora – ahimé!- accadere) e il canone l’ironia. La diffamazione su un evento futuro, che POTREBBE succedere e che non è mai successo, è un divertentissimo paradosso giuridico.

      Mi auguro fortemente una denuncia per diffamazione: ho bisogno di soldi, in questo periodo, e con una controquerela per calunnia, in questi casi, i soldi sono assicurati. Lo sa bene la Evangelisti, amica di Ninnj, che, come me a Milano, si è addottorata a Bologna in legge (Bartolo mio!). Però mi auguro – speriamo!- una minima capacità di ironia in Ninnj e nei quadri di Kairos (che – come ripeto- hanno tutto il diritto di offrire i contratti che desiderano, avendo io il diritto di rifiutare o aderire, e di CONSERVARE diligentemente i contratti).

      L’unica cosa che mi preoccupa è che, ultimamente, nei discorsi d’arte, c’è sempre il solito talebano che salta fuori minacciando o ricordando o agitando gli estremi di una querela. Santo cielo, reperti archeologici, siete proprio innamorati di regole, norme, procedure penali (senza capirci niente)! Discutiamo di avanguardie, di ironia, d’arte, non di tribunali.

      Saludos

  8. Ambra Simeone

    su non ci scaldiamo troppo!
    a proposito di ironia cito:

    “se c’è una cosa che prendo sul serio,
    è quella di non prendere niente sul serio.
    per serio intendo i propositi e le convenzioni fissate dagli uomini,
    che diventano un’uniforme simile a quelle dei chasseurs alpins”.
    Francis Picabia – Escrit 1921-1953

    per cui scrivere a volte è uno scherzo, ma quando si prende sul serio…
    basterebbe non prenderla sul serio!

    a proposito di poesia o non-poesia, preferisco non prendere le parti né dell’una né dell’altra, cioè prendere parte a tutto!

    a proposito dei tribunali, niente da dire!

  9. Ivan Pozzoni

    Comunico ufficialmente che non è mai stata mia intenzione, in nessuno dei miei frammenti ametrici, offendere la reputazione personale di altri individui. Ripugno ogni forma di lesione della REPUTAZIONE PERSONALE! La schermaglia artistica, epigrammatica, acido/satirica, intesa come una sfida a concezioni artistiche e opinioni culturali altrui, merita, se accettata, di essere combattuta coi versi. Chiunque si senta involontariamente offeso, mi contatti, o mi combatta, con versi, saggi, critiche. Ritengo ci sia una grande differenza tra offesa, ironia/sarcasmo: è merito di intelligenza ribattere con ironia/sarcasmo. Chiunque affermi io abbia voluto diffamare qualcuno, sarà passibile di querela per diffamazione [sottotitolo destinato ai non capenti: questa ultima mia/ è fine ironia] Abbracci circolari Ivan

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