PO CHU-I, Epoca T’ang – Poesie Cinesi: Ricordando campane d’oro, Bambini, Rassegnazione, Sera, Il villaggio di Ciun Ceno, Le quattro stagioni dei pini 

300px-Bai_Juyi_by_Chen_Hongshou

Bai Juyi (Wade-Giles: Pai Chu-i; Caratteri cinesi: 白居易; 772-846), o Bo Juyi (Wade-Giles: Po Chu-i) è stato un poeta cinese, vissuto all’epoca della dinastia T’ang. Bai Juyi nacque nel 772 a Taiyuan, nello Shanxi. Trascorse la gioventù nel villaggio di Rong Yang nel Henan, crescendo in una famiglia (a quanto ci racconta lui) spesso in difficoltà economiche. Nell’800 riuscì a passare gli esami imperiali  e l’anno dopo si vide così costretto a stabilirsi aChang’an, attuale capitale dell’impero. Alla morte del padre, nell’804, si ritirò per un paio d’anni presso il fiume Wei, vicino alla capitale stessa. Nell’806, di ritorno alla capitale, si vide affidato un incarico di ufficiale nella zona di Zhouzi, nello Shanxi, e l’anno successivo venne nominato membro dell’accademia Han-Lin, della quale resterà fino all’815. Alla morte della madre, nell’811, si ritirò nuovamente per tre anni presso il fiume Wei, per poi ritornare a Chang’an, dove gli verranno affidati carichi amministrativi sempre più importanti.

L’anno seguente, nell’815, Bai Juyi fu esiliato per delle dissidenze nei confronti di una fazione politica importante, e si vide costretto a trasferirsi a Xunyang , nel Jangxi, presso il Fiume giallo, e successivamente, nell’818, a Zhong-zhou.. Nell’819 terminò il suo esilio, e fu così riammesso alla capitale. In seguito, fino all’826, anno in cui si ritirò per malattia, ricoprì cariche governative in varie città, fra cui Hangzhou.
L’anno successivo si ristabilì, per l’ultima volta, a Chang’an. Nell’829 si spostò definitivamente a Luoyang, della cui provincia divenne governatore due anni dopo. Trascorse l’ultimo decennio, dall’834 fino alla sua morte, come saggio buddista, abbandonando la carriera ufficiale. Dall’839 rimase vittima di una paralisi, che l’accompagnò fino alla sua morte, avvenuta nell’846.
Bai Juyi, con circa 3000 composizioni, si colloca fra i poeti più produttivi della storia della Cina. Si narra che, prima di pubblicarle, facesse leggere le sue poesie ad un’anziana signora, saggiando così se chiunque fosse in grado di comprenderle. Per la sua semplicità e chiarezza nel linguaggio l’ha portato ad una vasta popolarità nello spazio e nel tempo: è infatti sempre stato molto apprezzato anche in Giappone. Si interessò spesso al genere dell’yue fu (乐府), di moda durante la dinastia Han, non tralasciando però lavori in prosa e poemetti narrativi.

Po Chu-i, Costantini, Vilma, Coppe di Giada – Antologia della poesia cinese classica, TEA, 1988

Potando alberi

Innanzi alla mia finestra crescono alberi;
alti gli alberi e folto cresce il fogliame.
Triste, ohimè, la lontana visione dei monti:
oscurata, frammezzo, si scorge appena
Una mattina presi il coltello e l’accetta;
colle mie mani tagliai le floride frasche.
Miriadi di foglie mi cadono intorno alla testa,
migliaia di monti appaiono innanzi ai miei occhi.
Come ad uno squarciarsi di nebbia o di nuvole
subitamente appare il cielo turchino,
di nuovo come un volto d’amico amato
rivisto alfine dopo un’assenza di secoli.
Uno ad uno gli uccelli tornano agli alberi;
in cerca di pace guardo verso levante:
vagano gli occhi e i pensieri vanno lontano.
Non è che non amassi le tenere frasche
ma è meglio ancora vedere le verdi montagne!

cinese drago Si racconta che nei tempi antichi, in Cina, quando arrivava un'eclissi di sole, si usasse battere i tamburi per cacciar via il dragone che si stava ...

cinese drago Si racconta che nei tempi antichi, in Cina, quando arrivava un’eclissi di sole, si usasse battere i tamburi per cacciar via il dragone che si stava …

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Ricordando Campane d’Oro

Rovinato e malato un uomo di quarant’anni;
innocente e graziosa una bambina di tre.

Non un maschietto, ma sempre meglio di niente:
per placare l’animo, di tanto in tanto un bacetto.
Venne un giorno – ad un tratto

me la portarono via.
L’ombra della sua anima
sí smarrí – chissà dove
Se ricordo che proprio nei giorni quando moriva
con strani balbettii cominciava a parlare,
allora capisco che i lacci della carne e del sangue
si avvincono solo a un peso di rimpianti e di pene.
Sempre pensando a quando non era nata
col ragionamento alfine ho scacciato il dolore.
Da lungo tempo il cuore l’ha dimenticata,
tre volte l’inverno si tramutò in primavera;
ma stamani per poco l’antico dolore è riapparso
perché ho rivisto per strada la sua balia.

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Bambini

 Mia nipote che ha sei anni

La chiamiamo «Signorina Tartaruga»,
E mia figlia che ne ha tre
É il mio piccolo «Vestito dell’Estate».
L’una impara i primi scherzi e le prime parolette,
L’altra ormai sa recitare canzonette e poesie,
La mattina giocano aggrappate alle mie gambe,
E la sera dormono appoggiate al mio vestito.
Bimbe, perché siete giunte così tardi sulla terra,
A me giunte quando già la mia vita era passata?
Gli esseri più teneri sempre ci conquistano
Ed i vecchi facilmente dànno il loro cuore.
Ma il più dolce vino deve un giorno inacidire
E la luna piena deve pure declinare.
E fra gli uomini i legami dell’amore e dell’affetto
Possono mutarsi in peso di dolori e di pensieri.
Pure, tutto il mondo è avvinto dalle reti dell’amore,
Perché mai pensavo allora che sarei fuggito io solo?

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Rassegnazione 

Non pensare alle cose passate e finite
perché pensare al passato risveglia rimpianto e dolore
Non pensare alle cose che t’accadranno
perché pensare al futuro riempie l’uomo di timore

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Sera

La tinta dell’acqua al crepuscolo è ancora bianca,
le braci del tramonto nell’ombra si smorzano.
Il loto scosso dal vento è un ventaglio spezzato;
l’onda lunare che avanza, un filo di gemme:
Trillando i grilli si chiamano e si rispondono,
le anitre mandarine dormono a coppie.
Lo schiavetto annunzia ripetutamente che è notte,
ma i passi esitano sulla via del ritorno.

mencius

Il villaggio di Ciun Ceno 

C’è un piccolo villaggio chiamato Ciun Ceno
La città è lontana
e canapa e gelso ombreggiano
il piccolo villaggio di Ciun Ceno
Qui battono gaie le tessitrici,
le carrette tirate dall’asino
cigolano dentro le ruote.
Le ragazze vanno per acqua
e i fanciulli raccolgono sterpi.


Le quattro stagioni dei pini 

Crescono i pini
sparsi senza una regola,
non in filari ordinati,
ce n’è degli alti e dei bassi…
Sono come creature selvatiche,
non si sa chi li abbia piantati.
Toccano coi rami il muro
della casa,
le radici scendono profonde…
E di mattino e di sera
li visita il vento e la luna.
Sia pioggia o sereno, son liberi
sempre da fango e da polvere.
Nelle tempeste d’autunno
sussurrano un verso vago
contro il sole d’estate
ci prestano un’ombra fresca.
Nel colmo della primavera
una pioggia sottile, a sera,
riempie le loro foghe
d’un carico di perle pendule,
e alla fine dell’anno
il tempo della gran neve
stampa sui loro rami
una trina di giada lucente.

 

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6 commenti

Archiviato in Autori dei Due Mondi, poesia cinese

6 risposte a “PO CHU-I, Epoca T’ang – Poesie Cinesi: Ricordando campane d’oro, Bambini, Rassegnazione, Sera, Il villaggio di Ciun Ceno, Le quattro stagioni dei pini 

  1. “Non pensare alle cose passate e finite
    perché pensare al passato risveglia rimpianto e dolore
    Non pensare alle cose che t’accadranno
    perché pensare al futuro riempie l’uomo di timore”

    ometto volutamente il titolo. C’è da imparare…
    le poesie orientali all’apparenza così “semplici” hanno la grande capacità di ridimensionare – parlo per me che leggo – ego e posizione rispetto al “mondo”, restituendo una sorta di equilibrio che spesso a noi occidentali manca…o così a me sembra…

  2. cara Angela Greco,

    credo che bisogna tornare a scrivere cose semplici come i poeti cinesi, tanto, come si dice oggi, tutto è già stato scritto e tutto è già stato detto.

  3. É necessario leggere Confucio. Approfondire l’informazione Zen. Approfondire i Loro concetti, uno per tutti ” due ma non due”.

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